Tutta un’altra cosa

di Claudio Bisio su 16 mesi - Smemoranda 2018





La Smemo compie quarant’anni. Io ne ho appena fatti sessanta. Tempo di bilanci? Non necessariamente. Non amo gli anniversari. Eppure bisogna farci i conti.

Soprattutto con il tempo che passa. Non mi sento così “vecchio”, a parte qualche piccolo acciacco. Ho ancora voglia di conoscere, di studiare, di leggere, di viaggiare. Cerco di stare “sul pezzo”, ho da poco chiuso il blog per passare a Facebook, proprio nel momento in cui, mi dicono, Facebook sia superato in favore di Twitter e Instagram. Ma sono convinto che ora che traslocherò su Twitter e/o Instagram, prenderà il volo Snapchat e dovessi approdare su Snapchat arriverà qualche altra diavoleria tecnologica. Sarò sempre in ritardo, me lo sento.

Come con i miei figli (rispettivamente 21 e 19 anni, insieme ne fanno quaranta… altro anniversario?). Recentemente si parlava di musica. Mi citavano Fritz Kalkbrenner e un suo concerto che volevano andare a sentire non so dove in Europa. E io, di rimando, “beh, sì, certo, Kalkbrenner, Fritz, fratello del più famoso Paul… comunque concerto, concerto, questi qui sono solo dei disk-jockey…” Non l’avessi mai detto. Cominciano a sghignazzare: “Ma come parli, padre?” – mi chiamano padre – “Come sei vecchio! Sono dei deejay! Ah ah ah! Disc-jockey!” A questo punto, toccato nel mio orgoglio di padre e nel mio ruolo sacrosanto di educatore, prendo la Treccani, anzi, per non essere troppo vecchio, vado sul sito della Treccani e leggo: “Deejay, nome maschile e femminile, inv: trascrizione in grafia ingl. della pronuncia della sigla d.j. ‘disc-jockey’.” “Capito, figli? – loro mi chiamano padre potrò io chiamarli figli, o no? – trattasi di acronimo… io ho semplicemente pronunciato la parola completa, ma stiamo parlando della stessa cosa”.

“Sì, è come se tutte le volte che parli della Fiat tu dicessi ‘La Fabbrica Italiana Automobili Torino’”, tuona il maschio diciannovenne. “O tutte le volte che citi la CGIL, anziché dire, appunto, cigielle, tu articolassi ‘La Confederazione Generale Italiana del Lavoro’…” sentenzia la femmina ventunenne… “Occhei, occhei, avete vinto voi. Anzi, ocappa… insomma, Ok!”

E nel dar loro ragione penso a una recente e bellissima mostra vista a Londra dal titolo You Say You Want a Revolution? Records and Rebels 1966-1970 all’interno della quale avevano ricostruito un prato dove su enormi schermi si poteva riascoltare il concerto di Woodstock del 1969. Ci sono tornato due volte, e la seconda ho trascorso un intero pomeriggio sdraiato su quel prato (finto), riascoltando Joe Cocker, Janis Joplin, Jimi Hendrix e gli Sly And the Family Stone… Chissà se qualche Kalkbrenner riuscirà a restituire le stesse emozioni. Magari sì, glielo auguro.
Dal vivo, ovviamente, che è tutta un’altra cosa.


Claudio Bisio


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