Tutti gli addetti ai lavori si sono dati un gran da fare per ricordare Demetrio Stratos, molti hanno dovuto fare uno sforzo notevole per ricordarsi di quel musicista che a volte, con la sua voce, aveva fatto gridare al fenomeno. Poi c’è stato il “big carnival” all’Arena, un po’ di polemica all’italiana ed il gioco dei compromessi, del “business” più o meno casereccio riprende; da parte mia c’è la voglia di ricordare un amico che, da sempre, si schierava contro le pastette ipocrite, con quel suo atteggiamento bonario ma, sempre disposto a parlare senza mezzi termini. Ricordo un pomeriggio di marzo, subito prima del suo ricovero a Milano, parlavamo di mille idee per un libro che parlasse del mondo della musica e di come fosse ormai difficilissimo cercare di modificarne la struttura portante. Demetrio era contento ed entusiasta di questo ambizioso progetto; forse era lo spino o lo consapevolezza che sarebbe stato facilissimo procedere senza intoppi, sta il fatto che si stava veramente bene assieme. Per me Demetrio è quel bellissimo pomeriggio di marzo a Milano, che adesso per il concerto dei sessantamila giovani dell’Arena è diventato quasi un simbolo, senza quasi volerlo. La città più ricca musicalmente diceva qualcuno recentemente: forse lo era quando viveva Demetrio, ora ha perso qualcuno veramente grande. Impotenza, rabbia, commozione e indifferenza per un uomo, un compagno che ha speso la sua vita per la musica; per quelli che l’hanno ostacolato, per i padroni della musica, gli impresari sanguisughe ed i critici stupidi valga lo stesso grido, urlato con rabbia troppe altre volte “Pagherete caro, pagherete tutto”.


Fabio Treves


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Smemoranda 1980


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