Una voce piccola e lontana

di Ivan Della Mea su 16 mesi - Smemoranda 1993





Sono solo in casa. Non mi riesce di dormire: Milano, il caldo, il fuoco di Sant’Antonio, la voglia di grattarsi e non potere. 
Le finestre aperte per un fiato d’aria che non arriva e quattro idioti con pajero che pirleggiano nella via: con voci arroganti e sceme fanno teatro di strada, recitano la trasgressione caciarona d’ un’ allegria esibita per la stupenda libertà di rompere i coglioni a chi, come me, fatica il sonno.
Mi alzo al buio, al buio e nudo raggiungo la camera di mio figlio, cerco e trovo la sua fionda per pasturare i pesci, cerco e trovo le sue biglie di vetro colorato, torno alla finestra, al buio e nudo armo miro tiro e centro il culo d’un imbecille pajerato che ora strilla e sacramenta e dice cazzo chi è quel pirla e i suoi amici ridono cretini perché convinti che lui faccia la scena e allora al buio e nudo ancora armo miro e tiro e un altro pajerista zompa come un canguro e si prende la caviglia in mano e urla cazzo ci sparano! e salta su una gamba sola e tutti che guardano verso le finestre buie e urlano stronzo! e fatti vedere che ti spacco il culo! ma io me ne sto lì nudo al buio e godo così tanto che quasi non sento il prurito atroce dell’herpes e ancora armo miro tiro e sbaglio ma centro uno specchietto del pajero e lo sfascio e tiro ancora e ancora e non mi frega più di mirare e i quattro urlano ma mollano e partono sgommando e io ora starei bene ma proprio bene se non fosse per quel prurito e quel fuoco e non so né m’importa di sapere se Sant’Antonio l’ha avuto per davvero ma io sì che ce l’ho e il sonno mi sfianca perché sono notti, tante, che non dormo e non ce la faccio più e vado in bagno e me ne frego dei consigli del medico e cospargo le pustole col talco mentolato e mando giù due En da 2mg e per Dio e per la Madonna l’En mi prende e per Dio e per la Madonna l’En m’insonna e il prurito stenta e stenta e col fresco della menta viene il sonno con la pace e giù in strada tutto tace…
Due palle.
Una voce piccola e lontana. Una voce bianca, pulita, bambina. Canta e mi sveglia. Mi affaccio. 
C’è qualcuno dritto, in piedi, sulla panchina del Campo giochi. La luce d’un lampione lo illumina e io lo vedo bene, benissimo ed è un bambino, un bambino di sette otto anni, magro, con i capelli neri neri e lisci e spioventi sugli occhi neri e io non so perché ma non stupisco di vederlo, stupisco del fatto di non stupirmi. E neppure mi stupiscono i suoi scarponcini e i calzettoni verde oliva e i calzoncini verde militare e la camicia militare e il fazzoletto tricolore al collo e anzi c’è in lui qualcosa di familiare come d’una memoria dentro che sa di quella voce alla stesa e il canto… un collegio… una chiesa:
Lauda Sion Salvatorem
lauda ducem et pastorem
in himnis et canticis:
Sit laus plena, sit sonora
sit iucunda sit decora
mentis iubilatio.
Christus vincit!
Christus regnat!
Christus imperat!
D’improvviso e violentissimo
Sant’Antonio mi assale col suo fuoco 
atroce e nel dolore quella voce bambina si fa sempre più acuta…
Ecce Panis Angelorum factus cibus 
viatorum non mittendus canibus… e io mi sento come se mille cani idrofobi mi azzannassero ma non sono cani sono
mille bambini con i capelli neri neri e lisci e spioventi sugli occhi neri,
mille sosia di quel bambino,
e con unghie piccine e dure mi graffiano l’addome e dietro
sulla schiena e con voci sempre più alte e più acute fanno coro… sit laus plena, sit sonora, sit
iucunda, sit decora mentis iubilatio… e lo strazio, mio, è ora insostenibile e un terrore gelido mi assale perché so che non potrò resistere allo stridore d’un Christus vincit!
immanente che già leggo sulla bocca del bimbo e su quelle dei sosia, imminente; ma c’è la fionda lì,
la prendo e miro, e tendo tendo tendo tendo e tiro.
Vedo la biglia santa nella notte
di luci ombre di falene a frotte
la vedo, arriva, sta per arrivare
nel mezzo della fronte della fonte
del canto sulla panca in mezzo al Campo;
e sento il suono suo ben preciso
un tonfo appena
un niente ma deciso
un “pat!” amico caro conosciuto:
tronca l’acuto Christus… lì sul rat!
E il bimbo… preso! … crolla giù di schianto.
Silenzio. Incanto.
E poi l’urgenza strana ch’è bisogno
di pane e d’altro, forse un fix di tonno…
ma più può il sonno
dovuto agli En e orfano di sogno.
Mi sveglio: e il sole è alto sopra il monte e sono in Val Brembana con i miei e non ho fuochi santi proprio niente,
sto bene che più bene non saprei: non fosse per quel bozzo sulla fronte e quella foto lì sul comodino d’un bimbo coi capelli neri neri 
vestito come un bravo soldatino…
E gli otto anni suoi erano i miei.


Ivan Della Mea


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