Un’estate dedicata allo studio

di Valerio Peretti Cucchi su 16 mesi - Smemoranda 1997





Il preside era stato chiaro: “ragazzi, io vi promuovo, ma voi dovete promettermi che questa estate studierete, altrimenti l’anno prossimo, saranno guai!”

Effettivamente durante l’anno scolastico, Beppe e il resto della band si erano applicati pochissimo, tanto che gli studenti dell’aula accanto si erano lamentati perché non riuscivano a seguire le lezioni a causa di tutto quel russare che copriva la voce degli insegnanti.

D’altro canto, la band di Beppe suonava tutti i pomeriggi per provare, poi suonava nei locali sino a notte fonda e dopo la chiusura, rincasando, suonava i citofoni di ogni palazzo, così giusto per chiudere in bellezza la giornata. Ciononostante, tutti i componenti del gruppo, a scuola ci andavano volentieri, l’unica cosa che dava loro fastidio era l’intervallo, perché venivano svegliati dal suono della campanella.

Oltre a Beppe, chitarra solista e leader incontrastato della band perché troppo manesco per metterlo in discussione, del complesso facevano parte Gino, il bassista che per un breve periodo era stato punk, poi aveva smesso perché si era beccato il tetano infilandosi uno spillone nel naso, Lele, il batterista che era come un metronomo, infatti essendo rimasto zoppo dopo un incidente in motorino, continuava a dondolare da una parte all’altra; ed infine lei, Cinzia, la cantante.

Cinzia aveva tutto quello che serviva per essere la cantante del gruppo: due belle gambe, molta disponibilità nei confronti del Beppe ed infine la cosa più importante, una stanza a disposizione per prove e festini. I suoi genitori erano coltivatori diretti, anche se lei non aveva ancora capito dopo tanti anni dove diavolo fossero diretti, visto che la vita l’avevano passata sempre lì, a coltivare quel fazzoletto d iterra. Una cascina appena fuori città, un po’ di campi a mais, un po’ a girasoli per fregare i soldi delle sovvenzioni CEE e un po’ coltivati ad erba medica per il poco bestiame: due Frisone, una Bruno alpina e un toro da tempo sospettato di omosessualità per gli scarsi rendimenti riproduttivi.

Nella cascina, c’era più spazio del necessario e per questo Cinzia aveva avuto il permesso di utilizzare una stanza attigua alla stalla per provare con il complesso. Sì, è vero che la musica creava qualche inconveniente tra gli animali, soprattutto all’ora della mungitura perché le due mucche si lasciavano toccare le mammelle solo durante i pezzi più dolci e romantici, ma per quanto riguardava il pollame le cose andavano decisamente meglio, infatti i due fratellini di Cinzia aspettavano con ansia i brani di rock duro perché ad ogni attacco di batteria le galline facevano le uova già strapazzate.

“Ragazzi, se non volete essere buttati fuori dalla scuola, approfittate delle vacanze per studiare”, le parole del preside risuonavano minacciose nella testa dei ragazzi mentre quella calda serata estiva si ritrovarono nella stanzetta della cascina. “L’estate è pericolosa, bisogna stare attenti a quello che si fa, papà dice sempre che d’estate la gente dà i numeri, le pagine di cronaca dei giornali, d’estate, sono piene di gente che dà i numeri”. “Che c’entra?! saranno quelli che ripassano matematica… tu Gino in quali materie sei più debole?”. “Io? Ma se ho preso un’insufficienza persino in religione!”. “Piantiamola di discutere…” disse Beppe “… So io come potremo studiare senza annoiarci! Sceglieremo un qualsiasi argomento e lo trasformeremo in uno spettacolo vero e proprio!… Cominciamo da storia, apriamo il libro su una pagina a caso… ecco: la rivoluzione francese! 14 luglio 1789, la presa della Bastiglia… era estate anche allora”. “Caspita, 1789,è un sacco di tempo fa, prima ancora dei Beatles! Cosa faccio io?”. “Tu e Lele e Cinzia farete il popolo in agitazione, io il capopopolo…”

Non fu difficile prendere la Bastiglia, perché il fienile, come tutti i fienili era aperto e come tutti i fienili pieno di fieno che come tutti i fieni era facilmente infiammabile e perciò prese subito fuoco. Più difficile fu catturare il re e la regina, perché il toro, la Frisona e la sua dama di compagnia Bruno alpina proprio non volevano saperne di salire sul carretto che le avrebbe portate alla ghigliottina. Anzi a dir la verità non fu nemmeno facile trovare una ghigliottina e ancor più difficile, una volta deciso che andava bene anche la mietitrebbia, tenere le bestie ferme mentre ci si passava sopra. Con il resto della nobiltà andò decisamente meglio, perché galletti, galline e anatre, tutte bestie da corte, appunto, appena venivano illuminate dai fari della grossa macchina agricola che li inseguiva, si bloccavano attonite e spaventate in mezzo all’aia lasciandosi triturare con facilità.

Improvvisamente i genitori di Cinzia sentendo che quel fracasso era, tutto sommato, decisamente meglio della musica che erano abituati ad ascoltare, uscirono di casa incuriositi:”Maria Antonietta e l’infido Duca d’Orléans!” urlò il Beppe dimostrando di aver studiato. I due furono immediatamente fatti prigionieri. I fratellini di Cinzia piangevano a squarciagola. “Domani a loro ci penso io!” disse il Gino che pensava di ripassare religione, l’indomani: da tempo era affascinato dalla figura di Re Erode.

I genitori di Cinzia furono legati. “Che ne facciamo di questi due?” urlò Beppe. Un urlo si levò dalla folla dei tre rivoltosi: “A morte! A morte!” L’uomo era terrorizzato, la donna era preoccupatissima perché, in camicia da notte, aveva paura di far brutta figura nella pagina della cronaca del giornale del giorno dopo. Ai due vennero rasati i capelli sul collo e stavano per essere avviati al patibolo, tra fumo, urla e piume di gallina non ancora del tutto macinate, quando attratta dall’incendio del fienile, arrivò una pattuglia dei carabinieri che bloccò la rivoluzione.

“Te lo avevo detto Beppe…” commentò Cinzia mentre veniva portata in carcere con gli altri: “D’estate la gente dà i numeri… voglio vedere che scusa tireranno fuori per giustificare il fatto che ci hanno impedito di studiare!


Valerio Peretti Cucchi


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