Aveva messo a punto una tecnica sofisticataper difendersi dai cattivi pensieri che lo assalivano in orario d’ufficio:li trascriveva subito su un block-notes. Assunta una forma grafica, essisvaporavano dalla sua mente, che tornava pulita e rilucente come la suaDuna color cacca di piccione inquinato dopo l’autolavaggio. Altre soluzioninon c’erano: la prevenzione per esempio non aveva funzionato.In passato era ricorso a tutto: training autogeno, yoga, new age, dischidi padre Cionfoli. Completamente inutile: quando vedeva il suo capo conil Rolex al polso, il cellulare all’orecchio e la strafottenza tardorampantenegli occhi, non c’era educazione all’ecologia mentale o allenamento allanonviolenza psichica che tenesse: il suo cervello si tramutava all’istantein fabbrica clandestina di torture disumane da infliggere a obbrobriosisuperiori aziendali. Meditava di costringere con la forza quell’ignobileammasso di potere a leggere un libro di Wittgenstein, oppure (sevizia ancorpiùefferata) di Romano Battaglia. In alternativa, progettava dimodificargli i connotati con una semplice riconversione logistica deglioptional sopracitati: il cellulare usato a mo’ di clava tecnologica perfrantumargli il polso, il Rolex fissato stabilmente all’orecchio per laserie “nuove frontiere del piercing”. Insani propositi che nongli davano tregua: scartata l’ipotesi suggestiva ma poco lungimirante dimetterli in pratica, non solo continuavano a rimbalzargli in testa, ma minacciavanodi precipitargli in bocca. Sentiva che se non li avesse rimossi al piùpresto li avrebbe espettorati, magari proprio in faccia al capo. E certoil suo status professionale non ne avrebbe ricavato benefici.
E così, a un passo dalla tragica tracimazione oratoria, trovòil rimedio: scrivere. Una penna e un blocchetto gli sgomberavano l’encefalo.Gli areavano le meningi. Gli nettavano l’anima. Al primo pensiero indecente tappandosi cautelativamente la bocca si fiondava nella toilette:lì estraeva dalla tasca il taccuino su cui evacuava in bella calligrafia.Era salvo.
Poi, un giorno, il fattaccio: si era appena asserragliato in bagno quandoarrivò il capo, che prese ad espletare contemporaneamente due funzionifisiologiche (svuotare la vescica e telefonare alla Giusy). Rinserròle labbra e senza dare nell’occhio tirò fuori il block-notes. Madopo cinque o sei tentativi infruttuosi, non ce la fece più: il suocattivo pensiero gli scappò di bocca, livoroso e fragoroso: “DovrebberolegarLa, imbavagliarLa e farLe imparare a memoria il Tractatus logico-philosophicus!”
Fu la catastrofe: licenziato in tronco. Esecrato dai colleghi. Abbandonatodalla moglie. Ripudiato dai figli. Vituperato dal cocker. Una vita rovinata.Tutto a causa di una biro scarica.


Enzo Costa


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Smemoranda 1998


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