Versione “surreale”

di Maurizio Milani su 12 mesi - Smemoranda 2008





L’albergo più brutto è quello di mio zio, sito sul Ponente Albanese del Mare Adriatico. 1500 stanze da 12mq l’una. Un bagno per tutti. Acqua in camera non c’è. I camerieri hanno tutti la testa a forma di lavatoi per uomo. Le salviette sono di un materiale bandito dalla comunità scientifica internazionale.
Il telefono interno di notte squilla e qualcuno minaccia. La carta intestata dell’albergo è copiativa e vengono a sapere cos’hai scritto per ricattarti, metti che scrivi lettere d’amore all’amante. La televisione in camera è finta, infatti nell’involucro ci sono due mattoni. Io per quello sono pratico perché sull’autostrada del sole al Mottagrill vendevo ai turisti nei primi anni ’80 i videoregistratori con dentro due mattonelle. Fuori avevano solo un led rosso. Le finestre non si possono aprire dall’interno ma solo dall’esterno. La banda di ladri che viene alle due di notte è sempre quella, drogati ma quel drogato che non dà fastidio. La signorina della reception ha l’8a di reggiseno, ecco perché a costo di star male come soggiorno l’albergo è sempre pieno. Esiste sulla scrivania un attacco per computer. Quando ti colleghi viene fuori sul tuo portatile il faccione di Ennio Doris che ti dice che oramai sei cliente della sua banca online. L’asciugacapelli in bagno c’è ma se lo fai andare salta giù la corrente fino a Tirana (130Km dall’albergo) per cui scatta il piano energetico di sicurezza nazionale. Arrivano le teste di cuoio a dirti per piacere puoi smettere e tenere i capelli bagnati? Tu dici che se non hai un certo flusso di calore sul collo hai la cervicale tutto il giorno. Loro per non offendere ti dicono ok per cui il TG di prima serata giustifica così il black out: oggi a causa di un’avaria alla centrale Enel di Trieste per effetto a catena siamo stati al buio anche noi qui in Albania. La vasca del bagno è larga 50cm, lunga 1 metro e profonda 9 metri, praticamente un pozzo. Ha dei maniglioni per tenerti ai bordi se però molli la presa vai nella vasca della camera di sotto. Come colonna d’acqua è 180 metri, cioè 50 piani. L’ultimo piano è inagibile perché ci sono i pentiti di mafia che la Dia interroga. A volte a colazione arrivano quelli dei regolamenti di conti, entrano all’impazzata sparano convinti di far fuori un pentito di mafia invece tirano giù un commesso viaggiatore. Allora a volte per sicurezza sono gli stessi camerieri che servono la colazione per indicare al killer il bersaglio. Il bersaglio è di solito il capo mafia, molto ricco, dà la mancia al cameriere per far segnare da bersaglio una persona come me che era lì per caso. Dovevo andare a casa alle 8 di sera. Albertino di Radio DJ mi ha detto fammi un favore mi manca un ospite. Allora sono stato lì al suo programma fino all’una di notte, poi ero stanco. Alla mattina dovevo ritornare in città per cui mi hanno prenotato quell’albergo lì. Nel frigo bar c’è una pistola. Certo con tutto quello che succede è capitato che qualcuno ha freddato il killer delle colazioni. Le vittime vengono fatte sparire dal personale dell’albergo. La carta intestata dell’albergo ha il simbolo dell’albergo, un uomo che si tocca i coglioni. Il cavatappi che serve per aprire le bottiglie ha dentro una carica di tritolo piccola ma sufficiente che quando stappi il crodino ti fa spaventare. Nell’armadio puoi trovare di tutto, anche il pigiama di Zapatero. Il letto è a forma di stanga di passaggio a livello, lungo e stretto per cui puoi dormire solo di fianco. In più è a un’altezza di 2metri e 80cm da terra per cui se ti addormenti e ti giri nel sonno voli giù e ti spacchi una gamba. Il personale dell’hotel aspetta solo che qualcuno si faccia male dentro così chiamano i complici sanitari. Sugli ascensori e nei corridoi è un continuo vedere personale che porta via cartoni spessi un dito, molto ingombranti, presumo siano le vittime dei regolamenti di conti che si svolgono giornalmente sia nella hall che nelle varie ali dell’hotel. Di questo però non ho la prova. Potrebbero esserci dentro i corn flakes per le colazioni. Ma i conti non tornano. A meno che i 50 clienti di stamattina si mangino 10 quintali di cereali soffiati. Quando vai in una stanza senza tende vuol dire che non ci sono. Certo a volte sono in lavanderia, è la spiegazione più facile. Adesso non pensiamo tutto male. La 15ma mattonella entrando dalla porta della  camera può essere alzata e tu vedi sotto cosa fanno: un nanetto ci passa e può calarsi giù. Il nanetto è a disposizione, puoi chiamarlo col numero interno. Di solito è qui che limona con quella della lavanderia. Il bidet può essere usato come arma da taglio, o meglio sul fianco sinistro del bidet, ben nascosto, c’è un pugnale. La direzione vuole infatti che il cliente abbia almeno la possibilità di difendersi. Non chiedere alla hall il servizio sveglia, fanno apposta a sbagliare per farti perdere l’aereo. Nel bar, oltre ad armi e munizioni, per rimanere barricato tre giorni in stanza ci sono 50 MonCheri Ferrero, una scatoletta di tonno a forma di tirapugni che fa il suo servizio se rimangono dentro i 200grammi di tonno, se mangi il tonno ti rimane un pezzo di latta a forma di tirapugni. E c’è anche la foto di Hannibal Lecter.
Come sempre la direzione ti dà una possibilità, in stanza c’è una pertica lunga 8 metri, la dimensione giusta per arrivare alle cime degli alberi davanti al balcone della tua stanza. Se lavori bene di polso puoi tirar giù il miele delle arnie delle api che sono di casa lì. Le piante sono dentro il giardino della villa di George Clooney, lui non c’è mai a casa. E anche quando si accorge che gli ciulano il miele non fa denuncia. Di notte ogni tanto senti dalla camera vicina Aiuto! Ma è solo un trucco per farti uscire dalla tana. Non ti muovere!

Versione “iperreale”

Il Ponente Albanese, sul Mare Adriatico, è una zona molto accogliente e attiva sul fronte del turismo.
La ricettività alberghiera è caratterizzata da strutture non modernissime ma con nuovi servizi e un vivace intrattenimento. Una volta ad esempio – era estate, dovevo andare da Albertino al DJ Time ma a Riccione gli alberghi erano tutti pieni così ho preso il traghetto – ho trascorso un insolito soggiorno presso un Hotel che ricrea una deliziosa atmosfera domestica (tante piccole stanze con un bagno in comune, mica quei supercolossi hyper tech che nemmeno si capisce dov’è il pulsante dell’ascensore), e dove si sono inventati un divertente gioco a premi: “sàlvati e vinci: il prossimo soggiorno è omaggio”.
Una cosa divertente e originale, come il nostrano “week end col morto” di Arezzo.
Le difficoltà da superare sono diverse e diversi gli elementi di disturbo, occorrono destrezza, astuzia e un buono spirito di adattamento, tutte risorse utili di questi tempi. Ad esempio l’acqua scarseggia (le salviette non sono dunque in dotazione in quanto superflue); l’asciugacapelli salta subito ma tanto doccia e capelli non si possono fare per le ragioni di cui sopra; le finestre sono naturalmente sigillate per inibire ogni tentativo di fuga durante il gioco; il telefono interno non funziona ma la notte squilla e conviene rispondere per poter recuperare qualche indizio che è bene annotare (ma non sul block notes dell’albergo, perché realizzato in carta copiativa); la televisione in camera è finta, dentro ci sono due mattoni ma sospetto siano delle ricetrasmittenti, in virtù del led rosso acceso. Un’organizzazione perfetta, studiata in ogni minimo dettaglio. Come la scena dei ladri: gli ospiti che dimostrano il migliore spirito di gioco vengono “visitati” nottetempo da una banda di drogati malviventi, ma si capisce subito che non vogliono dare veramente fastidio. È tutta una finzione scenica. Non a caso, una volta acceso il computer della camera, si ritorna d’incanto alla realtà, peraltro non più piacevole: lo spot pubblicitario della banca di Ennio Doris parte per default e subito dopo il TG di prima serata che parla di un black out dovuto a un’avaria alla centrale Enel di Trieste, causata dall’accensione contemporanea di tutti i bruciatori di rifuti del Sud Italia. Insomma tutto sotto controllo. Ma la caccia all’indizio continua: un ospite mio vicino di stanza ad esempio si è calato nella vasca da bagno, stretta e profonda, fino a raggiungere la vasca della camera di sotto. Ma ha sbagliato piano: con la medesima operazione ma in senso inverso, cioè risalendo, sarebbe arrivato alla vasca della camera di sopra (avrebbe vinto il soggiorno premio!), dichiarata inagibile ma in realtà occupata da una banda di pentiti di mafia, che poi era l’obiettivo della caccia di noi ospiti. Come ci era stato chiaramente illustrato a colazione, quando il clan era entrato nel salone centrale sparando all’impazzata (a salve naturalmente) e colpendo (per finta) un commesso viaggiatore. Si vedeva benissimo che era ketchup, questa scena in effetti potevano farla meglio. Sembra invece assolutamente vera la pistola di ogni frigo bar così come il pugnale nascosto nel bidet, il tirapugni ben mimetizzato nella lattina di tonno e il cavatappi che sembra proprio un apribottiglie ma è in realtà una piccola e potente bomba a mano. L’altro mio vicino, poco accorto, non ha capito, ha stappato il Crodino e…
Io che sono stato devo dire un po’ più furbo non ho toccato quasi niente, persino il pigiama in dotazione mi è sembrato dubbio così l’ho lasciato lì e sono andato a ispezionare l’albergo. Girando per i corridoi ho intravisto il personale dell’albergo – la receptionist pettoruta, il facchino nano, il parcheggiatore ipovedente, la lavandaia tabagista e lo chef inglese – che si dava un gran daffare per far sparire (non così in sordina da non farsi accorgere dagli ospiti!) le “vittime del gioco” avvolte nelle tende e in cartoni spessi, ingombranti e sporchi della solita salsa ketchup o forse di confettura di ciliegie. Ho pensato infatti che contenessero le scorte alimentari per le colazioni (le colazioni a buffet risvegliano sempre l’appetito).
Quella notte ho dormito poco, volevo risolvere il mistero e sfruttare ogni ora utile, così mi son tenuto sveglio mangiando MonCheri Ferrero (ho corso un rischio, lo so) ed evitando di lasciarmi trarre in inganno dal (finto) appello di aiuto che proveniva dalla suite vicina. Una veglia inutile, visto che al mattino non sono stato in grado di comunicare la risoluzione dell’enigma. Insomma ho dovuto pagare il mio pernottamento – parecchio devo dire, ma con tutto quel corredo di teatro quella cifra mi è parsa ben spesa –  e così sono ripartito senza soggiorno-premio. Medito però di tornarci, sulla carta intestata dell’albergo decorata con un logo simpatico e originale ho appuntato ogni info utile.


Maurizio Milani


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