Vieni vieni duemila e uno

di Roberto Roversi su 16 mesi - Smemoranda 2001





A pensarci bene, che cos’è unanno? E’ una fetta di tempo. Una buccia d’arancia, uno spicco di mela (odi pera se vi conviene meglio), una fetta gelata di cocomero. E un secolo,cos’è? Una fetta piùgrande di torta ricciolina, da potermangiare a morsi. Un anno dunque è breve, passa via presto; un secoloè un poco piùlungo, ma non troppo. E’ fatto di cento anni.Si fa presto a contare e lui fa presto a passare. Con questo di buono, odi particolare, che quando è passato non ritorna. Si può soloricordarlo e l’uno e l’altro conservarli ben ripiegati nella memoria.
Il ’99 mica mi piaceva tanto, devo confessarlo, e neanche l’intero secoloscorso dal principio alla fine. Un secolo maledetto di guerre e guerre,che avevano seminato al posto dei fiori mine e mine in tutto il mondo, sicchéi bambini non potevano correre sui prati, lungo i fiumi, per la paura disaltare in aria. Un pericolo subdolo e vile. E nelle città non potevanorespirare l’aria sempre nera di fumo. Tanto che anch’io dicevo: appena arrivail Duemila ci salto dentro e via che vado, come su un battello a vaporesul grande fiume Danubio pieno di pesci. Avevo preparato la valigia e misentivo leggero, intenzionato a far mille cose nei riguardi di questo temponuovo e giovane in arrivo.
E poi. Poi quando è arrivato io, preso da un orgasmo di paura, mela sono data a gambe. Mi hanno riacchiappato dicendo: ehi, devi restarequa con gli altri, magari a fare un po’ di festa, perché non puoiscappare via dal tempo, e questo è il tuo tempo. Vedrai che bellezza.Mi sembrava vero, fra suoni canti e un gran vociare di giovani esaltati…Era una porta aperta sul vuoto, con un risucchio come di un treno che passaveloce e apre l’aria sotto un nuovo cielo. Tutti battevano le mani e sembravanofelici. Il Duemila. Davanti, mille anni nuovi tutti da vedere e da godere,o anche un secolo nuovo da correrci sopra a piedi nudi.
Ma ecco, non era passato neanche un minuto, che tutto è tornato comeprima, al vecchio modo, come un uccello accovacciato sul ramo di sempre.Le mine esplodevano, le guerre correvano, i fumi nell’aria facevano il bagnoe le auto ferme nelle strade ansimavano come leoni in attesa. Era questoil nuovo o questo era, semplicemente, ancora il vecchio? Ero io che nonintendevo il nuovo linguaggio? Cos’era cominciato? Cos’era finito? Cos’eracambiato?
Passa un giorno, e televisione e giornali cominciano a dire che forse ilcalcolo era sbagliato, che il Duemila non era che l’ultimo anno del vecchiosecolo e non il nuovo del secolo nuovo. Tutto deve cominciare sul seriofra dodici mesi. Adesso siamo ancora antichi. E voi, bischeracci, smettetedi fare gazzarra e andate a dormire. Spegnete le luci. Questo dicevano.
Così ho fatto due passi indietro, ho chiuso la porta di casa, misono messo in poltrona con un libro in mano. Leggere fa bene e ho tempofino a dicembre. Non mi preoccupo più, perché mi sono accortoche il tempo si accorcia e si allunga come un elastico, secondo come noilo tiriamo e usiamo. Il tempo sembra trascinarci e non è vero; siamonoi che possiamo imbrigliarlo e guidarlo come si guida un ciuccio, se cominciamofin da giovani a non sciuparlo, dimenticarlo, buttarlo via come un foglioo come una matita che scivola sotto il tavolo.
Lo aspetto questo Duemila e uno, per vedere se davvero sarà un tempodi giochi e d’amore.


Roberto Roversi


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