Siamo sotto Natale, la gente va in giro a fare spese, è tutto un casino e son tutti nevrastenici. Quindi vorrei fare un appello: “Per pietà. Potete mettere la musica un po’ più bassa nei negozi?” Che tu entri e dopo due secondi ti sanguinano le orecchie? Senti proprio le tempie che si crepano e il timpano che esce fuori dalle trombe di Eustachio a chiedere se si può fare meno casino?!

Prova ad andare in un negozio di questi qua tipo H&M, Intimissimi, Bershka… batti i coperchi. Mettono la musica a dei volumi inumani. C’è un tale fracasso che la cellulite ti entra in vibrazione e mentre cerchi di infilarti i leggings hai poi il sedere che sembra la polenta quando bolle e fa i crateri.

Ma scusate. Io devo comprare una maglia, non trovarmi un lavoro come cubista! Io non voglio un rave, voglio una felpa! Con la musica a un volume del genere, per farti capire dalla commessa devi fare i gesti come le signorine del telegiornale per non udenti. Oppure parlarle a un centimetro dal naso come dovessi limonarla. Fai prima a mandarle un messaggio. Pensa ‘sti poveretti che passano tutto il giorno in un bordello del genere… dovrebbero mettersi le cuffie isolanti come i meccanici di Formula Uno. Secondo me a lungo andare i commessi subiranno una mutazione genetica, verranno loro le orecchie minuscole come quelle di Shrek. Io provo un sottile senso di pena. Vedi ’ste giovani e belle ragazze rovinate per la vita, che non sognano più il calciatore con la Ferrari, ma una baita isolata tra gli stambecchi o l’eremo dei Camaldolesi. Dopo otto ore di Bob Sinclair a palla quando devono sussurrare parole d’amore al fidanzato urlano: AMORE TI AMO TANTISSSSSIIIMMMOOOO!!!!!!!!

Se ricevono in regalo uno di quei biglietti di Natale che li apri e parte la musichetta, capace che prendono i voti e entrano in clausura.

Ma perché fanno così? Vogliono rincoglionire i clienti perché sperano che col cervello in pappa comprino di più? Ma guardate che siamo già ben ben rincoglioniti da soli. Non abbiamo bisogno del vostro contributo. Sappiate che c’è una grande fetta di umani che esce dal negozio e si butta fuori sul marciapiede cercando di salvarsi la vita. Piuttosto compra su internet, o si mette il vestito da sposa della trisnonna morta, pur di non entrare dentro quel girone dantesco di musica sparata a mitraglia. Senza contare che c’è anche la moda del profumo. Ci sono certe catene che oltre al bombardone di Mengoni che strilla come se lo portassero a castrare, sparano anche il profumo. Quegli effluvi sintetici che nebulizzati si impregnano ai vestiti e non van via neanche se li lavi con l’acquaragia. Ma perché? Ma io voglio comprare una maglietta normale, non quella di Malgioglio che è scivolato su una pozza di Chanel. A volte passi davanti ’sti negozi, che stanno con le porte spalancate anche a meno dieci, così i commessi oltre che sordi diventano bronchitici, e senti dei tanfi pazzeschi, che poi si mischiano con quelli del kebabbaro vicino e si crea l’effetto panzerotto al gusto Calvin Klein… Allora. Va bene creare un’esperienza sensoriale a 360 gradi con suoni e profumi, però se proprio devo essere travolta almeno voglio una caipirinha e Gabriel Garko che mi balla la lambada sulla schiena.


Luciana Littizzetto


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