Volevo diventare Michael Jordan

di Giacomo Mazzariol su 16 mesi - Smemoranda 2018





Postavo su YouTube dall’inizio del liceo ed ero un vero fenomeno, facevo più di 100 visualizzazioni a video, ma se togliete quelle che mi facevo da solo vi rimaneva il mio voto di matematica, che non vi dico quanto era ma era 4. Video più cliccato: guida per utilizzare il proprio ragazzo come soffiatore eolico di camini. Poi un giorno decisi di fare un video con mio fratellino Gio. Diventò virale nonostante non ci fossero tettone o gattini, assurdo. Lo videro milioni di persone, tra cui mia nonna, che non aveva mai visto un video su Vudù, come lo chiama lei, ed Einaudi, che mi chiese di scrivere un libro sulla mia storia per la stessa collana del mio scrittore preferito, David Foster Wallace. Un libro, io? È vero che avevo trovato la password del wifi della scuola, ma che aveva la mia vita di così importante? Nulla, era semplice come tante altre, ma piena di amore per Gio, il mio supereroe, di cui rischiavo di non apprezzare la bellezza per un mio stupido pregiudizio.

L’ho scritto durante la quinta e ho scoperto solo dopo che non puoi portarti come autore alla matura, quindi tocca studiarti Leopardi comunque, ma soprattutto ho scoperto che nella vita non si può scegliere tutto. Ci sono delle cose che non si possono scegliere. Però, cari amici, si può sempre scegliere l’unità di misura con cui vedere il mondo. Sono io che scelgo se per essere felice mi basta un articolo nel giornalino della scuola fatto bene o un pezzo sul New York Times. Questo non vuol dire puntare in basso. Vuol dire aprirsi allo stupore, perché solo facendo un piccolo passo alla volta potrò stupirmi davvero quando D.F. Wallace mi vorrà conoscere dopo aver letto un mio libro. Come voi, anche io ho la camera tappezzata di poster dei miei idoli. Volevo diventare Michael Jordan e non ce l’ho fatta. Volevo diventare Zach de la Rocha e non ce l’ho fatta. Volevo diventare Salvator Dalì e non ce l’ho fatta. Un giorno, in mezzo a tutte quelle foto, vidi una targhetta. C’era scritto “Giacomo”, ed era un regalo di un mio amico, uno di quei regali che si comprano nei negozi di giocattoli quando non si sa cosa regalare. Una volta appesa lì, in disparte, me ne ero anche dimenticato. Era così piccola rispetto ai miei poster. Quel giorno, davanti a quella targhetta, mi resi conto che non mi era mai venuto in mente di diventare me stesso.

1. In realtà, purtroppo, David Foster Wallace è morto suicida nel 2008, ma avete capito cosa intendevo.
2. Intendevo che voglio riportare in vita D.F. Wallace, ovviamente. Se per caso vi ho incuriositi un po’, vi consiglio di partire dal suo reportage a bordo di una nave da crociera, in Una cosa divertente che non farò mai più.
3. Insomma, scrivetemi se avete già inventato macchine che riportano in vita persone.
4. Vi pago, non tantissimo, ma alla Lidl il poco diventa tanto.
5. Sia chiaro, anche all’Eurospin, ma la Lidl è più vicina a casa mia.


Giacomo Mazzariol


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