Essere sieropositivi a Milano: i ragazzi si raccontano

di Redazione Smemoranda

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Essere sieropositivi a Milano: i ragazzi si raccontano

L’HIV si può contrarre durante la vita, ma ci puoi anche nascere. Come è successo a un gruppo di ragazzi di Milano, che si sono trovati in cura prima ancora di aver potuto capire di essere malati. Che poi, malati… molti di loro fanno esattamente la vita dei loro coetanei sieronegativi, con qualche pillola e qualche visita in più. Non è tanto il virus, il problema: grazie alle terapie attuali i pazienti sieropositivi hanno una prospettiva di vita equivalente a quella di una persona sieronegativa. Il problema è, più del virus, la gente: quelli che si prendono male se lo vengono a sapere; quelli che credono ancora di poter contrarre il virus da tosse, saliva, starnuti; quelli che non ti vogliono intorno. E quelli di cui ti innamori, che magari – credi – potrebbero non capire, non volere, scappare.

Quei ragazzi oggi sono un gruppo di amici, che si sono conosciuti tra le mura del reparto di immunologia pediatrica dell’ospedale Sacco di Milano, ma poi da quell’ospedale sono usciti, sono in giro per la città, la vivono, hanno amici, amori e sbattimenti vari, ma non si dimenticano di aiutare chi potrebbe trovarsi nella loro condizione, chi magari non sa che fare, chi si sta disperando e invece potrebbe anche sorridere, perché la vita va avanti.

Il chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro di Milano

 

Domenica 25 novembre, presso il chiostro del Piccolo Teatro di via Rovello 2, i ragazzi pazienti del reparto di immunologia dell’ospedale Sacco accompagneranno i visitatori della mostra/installazione La Fabbrica delle emozioni, nata dal percorso artistico elaborato nei mesi scorsi, raccontando il loro personale immaginario urbano. Noi saremo lì ad ascoltarli, al chiostro (meraviglioso) Nina Vinchi, a partire dalle 10:30. Storie vere, raccontate come fossero uno spettacolo teatrale.