Ralph Waldo Emerson, la filosofia del pensare con la propria testa

di Michele R. Serra

Rivoluzionari - Storie di Smemo

“I filosofi sono soltanto traduttori più o meno adeguati di cose che esistono nella vostra coscienza, che anche voi avete modo di vedere, e forse anche di esprimere.”

Dentro questa frase c’è il massimo insegnamento che un professore di filosofia possa dare ai suoi studenti: i filosofi non sono altro che interpreti, dell’animo umano e della realtà che ci circonda. Dunque quello che si legge sui libri è sì molto importante, ma studiare non vuol dire piegare la propria visione del mondo a quella dei pensatori degli ultimi duemila anni.

Ecco, per quanto queste semplificazioni non sarebbero ben viste da un professore di filosofia, credo che non tradiscano troppo l’essenza di uno dei più grandi pensatori degli ultimi duecento anni, un uomo che ha visto il futuro dell’educazione in tempi difficili, persino più di quelli in cui viviamo. Lui si chiamava Ralph Waldo Emerson.

“Per ogni minuto che rimani arrabbiato, perdi sessanta secondi di felicità.”

Emerson era filosofo, scrittore e saggista. E forse non direttamente insegnante, ma conferenziere instancabile, capace di tenere centinaia di discorsi e lezioni pubbliche ai quattro angoli del suo paese, gli Stati Uniti, in cui era nato nel 1803. Per quasi mezzo secolo, dalla metà degli anni Trenta dell’Ottocento fino alla sua morte nel 1882, Emerson si guadagnò da vivere così, parlando nelle università e nei luoghi della cultura americana, ma non solo in quelli ufficiali. Tenne conferenze più o meno ovunque, diventando maestro non di una classe di studenti, ma di un’intera nazione, che in quegli anni stava trovando la sua indipendenza culturale.

“Niente di grande fu mai compiuto senza entusiasmo.”

Certo, avremmo voluto vedere Ralph Waldo Emerson alle prese con gli studenti di oggi, ma siamo certi che un tipo come lui avrebbe trovato le parole giuste per fare breccia nel lobo frontale dei ragazzi. Come quando l’università di Harvard lo invitò per tenere un discorso ai laureandi della facoltà di Teologia, e lui presentò loro la sua interpretazione libertaria non solo del Cristianesimo, ma di ogni altra teologia, dall’Induismo al Buddismo: secondo Emerson nessuna fede avrebbe mai dovuto irrigidirsi in strutture dogmatiche di credenze e precetti obbligatori, e la sola pietra di paragone per la condotta degli uomini di buona volontà sarebbe dovuta restare la propria responsabile coscienza. Risultato, Harvard lo bandì dalle sue aule per i trent’anni successivi.

“È facile, nel mondo, vivere secondo l’opinione del mondo; è facile, in solitudine, vivere secondo noi stessi; ma l’uomo grande è colui che in mezzo alla folla conserva con perfetta serenità l’indipendenza della solitudine.”

Non sappiamo se Ralph Waldo Emerson sia ancora molto amato ai nostri giorni solo perché, bè, ha lasciato un sacco di frasi lapidarie che vanno molto bene da citare, e facilmente ti portano un bel po’ di cuori dai tuoi follower. E in fondo non è neanche giusto dividere il suo pensiero in pillole, così come abbiamo fatto oggi. Però il valore del pensiero di Emerson è intatto perché quintessenzialmente moderno, frutto di una visione dell’educazione che andava oltre il semplice insegnamento, e passava per la poesia.

“Una stupida coerenza è l’ossessione di piccole menti. Dite quello che pensate ora con parole dure, e dite domani quello che il domani penserà con parole altrettanto dure, per quanto ciò possa essere in contraddizione con qualunque cosa abbiate detto oggi.”