Random: intervista al rapper del momento

di Laura Giuntoli

Le Smemo Interviste

È online il video di “MARIONETTE” ft. Carl Brave, il nuovo singolo di Random , il rapper del momento. Random, che è la traduzione del suo cognome visto che all’anagrafe si chiama Emanuele Caso, aveva appena quattordici anni quando ha iniziato a fare le rime ed è un vero talento naturale. Se ne accorge anche ZENIT, che diventa il suo produttore, dal loro sodalizio nel 2018 esce l’album “Giovane Oro”. Poi è la volta diChiasso, il brano in cui Random abbandona l’auto-tune, e che gli fa fare il botto su Tik Tok e non solo: doppio disco di platino, oltre cinquanta milioni di stream e un videoclip che arriva ai sedici milioni di view ed entra in Top Viral anche all’estero. Con “Rossetto”, a ottobre 2019, si aggiudica la nomination di Artista del Mese per Mtv. Adesso di anni ne ha diciannove anni, e con “MARIONETTE” affronta il tema di una relazione tossica insieme a Carl BraveSarà tra gli artisti di “Amici Speciali” con Tim insieme per l’Italia”, una versione speciale del programma di Maria De Filippi ripensata in chiave solidale per l’emergenza coronavirus. Lo abbiamo intervistato.

Ciao Random, è uscito il video di “Marionette”, il brano in featuring con Carl Brave. Come siete riusciti a realizzare questo progetto in un momento così particolare di di-stanziamento sociale?

Dopo aver scritto la canzone e averla provata, ci siamo trovati in un momento di relax assieme con il team, parlando ci siamo detti: questa sarebbe perfetta se ci fosse Carl Brave. Da li è partito tutto, quando lui ha accettato non ci credevo, per me è un grandissimo artista, una fonte di ispirazione, l’ho sempre ascoltato e lo ascolterò sempre.

In Marionette canti di una ragazza schiava di una relazione tossica. Com’è nata l’idea di questa canzone? è una situazione che hai vissuto?

L’idea è nata volendo parlare delle persone che si sentono oppresse dalla loro “metà”, delle volte i rapporti di coppia offuscano la ragione. Stare insieme vuol dire star bene, diversamente è giusto allontanarsi.

C’è un’altra notizia fresca che ti riguarda: sarai tra i concorrenti di “Amici Speciali”, la nuova trasmissione di Maria De Filippi dedicata agli ex allievi del talent show, a fine maggio in onda su Canale 5. Tu in realtà non sei un ex concorrente, anzi qualche anno fa eri stato scartato. Quanto hai goduto quando hai saputo di essere nel cast? 

Quando sono stato contattato ho deciso di partecipare visto lo scopo benefico, al di la delle lamentele che tutti possiamo fare, ci sono persone che non se la passano per niente bene e se con questo programma riusciremo semplicemente a strappare un sorriso a qualcuno o ad allontanare per un secondo qualche cattivo pensiero, avremo raggiunto un obiettivo più importante di tante ragioni. (ndr: Il programma sarà una maratona di quattro puntate destinata a mettere in palio premi anti-Covid).

 Un po’ come è successo con Amici, “Chiasso” all’inizio era stata scartata da Zenit, il tuo produttore. Poi l’hai convinto, e meno male perché la canzone ha avuto milioni di stream e un doppio disco di platino. Cos’ha di speciale questo pezzo secondo te?

“Chiasso” è stata la realizzazione di tanti sforzi fatti da me e tutto lo staff, non ci siamo mai montati la testa, ma quella canzone ci ha fatto capire che qualcosa stava cambiando.

Hai cominciato a fare musica da giovanissimo, eri il bambino prodigio del free style di Riccione, la tua città. Com’è stato entrare in questo mondo così giovane? Quando hai capito che la musica era la tua strada?

E’ stato qualcosa di fulmineo, mi sono ritrovato a inizio estate con l’uscita della canzone, procedendo con la routine di qualsiasi ragazzo della mia età. Riccione era (ed è) il mio scudo che mi difendeva da tutto, non capivo realmente cosa stesse succedendo perché continuavo a fare ciò che avevo sempre fatto. A metà estate durante è partito il tour, poco dopo le persone mi chiedevano gli autografi ai live. E’ stata una botta in faccia! Tutto cresceva ma non capivo… continuavo a vedere sempre le stesse persone, gli stessi amici. Dopo un anno posso dirvi che le soddisfazioni sono tante, ma non ho abbandonato quelle persone e non lo farò mai.

Dopo “Giovane Oro” hai appeso l’auto-tune al chiodo. Cosa c’è oltre la trap? In che direzione stai andando? E  a proposito di auto-tune, è vero che la tua voce al naturale non ti piaceva prima di “Chiasso”?

Mi piace sperimentare, non mi identifico in un solo genere. Voglio esplorare sempre di più la musica in tutte le sue forme. La mia voce mi piaceva anche prima, ma avevo trovato questo nuovo strumento, l’auto-tune, che si sposava bene con il genere che facevo, la trap.

Anche le tematiche che affronti sono piuttosto lontane dagli stilemi della trap. Testi in-timi, malinconici, nessuna autocelebrazione o ostentazione. Come definiresti la tua poetica?

Spero che le mie parole possano essere da spunto per chi come me ha avuto momenti difficili, esternarli e conviverci è il primo passo per realizzarli e affrontarli.

L’amore è senza dubbio uno dei tuoi temi chiave. Hai davvero rinunciato all’amore per la “troppa voglia di spaccare con ‘sta musica” come canti in “Scusa a a a”?

No anzi, l’amore mi ha dato l’opportunità di interessarmi ancora di più alla musica. La canzone scusa vuole trasmettere il fatto che scusarsi è sintomo di forza e non di debolezza, saper ammettere i propri errori e dichiararli è per pochi.

I tuoi testi sono complessi, ricchi di parole, profondi. Come nasce una tua canzone?

I pezzi più belli vengono nei momenti meno opportuni o dove sto pensando ad altro, mi basta un dettaglio, una parola, una frase per far partire tutto… la penna fa il resto.

Tuo padre, che è un pastore evangelista, insieme alla passione per musica ti ha tra-smesso anche la fede. Che rapporto hai con Dio? È vero che prima di esibirti preghi?

Mio padre mi ha sempre lasciato scegliere ciò che volevo, mi ha instradato e in Dio ho subito trovato certezze. Il nostro rito dall’inizio dei tempi è fare una preghiera tutti insieme, è una cosa che facciamo da sempre perché sono credente e ci siamo trasmessi questa cosa l’un l’altro.

Qual è la prima cosa che farai quando finirà il lock down?

Andrò a trovare la mia famiglia.

Tre cose di cui proprio non puoi fare a meno, i tuoi “mai senza”, che poi è il tema del-la Smemo di quest’anno.

Affetti. Musica. Dio

La tua playlist su Spotify: tre canzoni che ascolti in questo momento.

“È sempre bello” di Coez, “Bang Bang” di sfera e “Sogni Appesi” di Ultimo.

Lasciaci una dedica sulla Smemo!

“A volte basta chiudere gli occhi”.