L’inverno sta arrivando: 5 dischi per scaldarsi

di L'Alligatore

La prosecuzione della poesia con altri mezzi di Alex Cremonesi, il terzo La Crus, è un disco prezioso. Musica d’arte e d’avanguardia, che ha coinvolto ben 36 musicanti ai quali sono stati sottoposti 5 testi, chiedendo loro di interpretarne uno a scelta. Liberamente, sia nello stile, sia nella lunghezza, parole, suoni. Testi vicini alla psicoanalisi, musica elettronica, ma non solo, con artisti di generazioni diverse, legati a una certa eleganza nell’esecuzione. Tra i miei preferiti metto Mara Redeghieri/Noirêve, Max Casacci/David Tomat, Chiara Castello/Alessandro Comisso, Barbara Cavaleri/Giorgio Prette. Ma è un disco tutto da ascoltare, e non è una frase fatta: il progetto più perturbante di fine anno e tra i dischi più interessanti di questo 2019 che va a finire. Psicomagico.

Gran disco questo nuovo di The Softone, registrato ai piedi del Vesuvio, dove ha lo studio Giovanni Vicinanza, anima e strumenti del progetto, completato negli States innevati, tra Milwaukee e Chicago, negli studi di Carl Saff. Disco di sentimenti contrastanti, diviso tra la morte della madre e la nascita della figlia, Golden Youth è un album molto ispirato. Tra la psichedelia vera dei Pink Floyd, il folk dolce di Nick Drake e il pop forte di John Lennon, se volete capire di cosa stiamo parlando con esempi noti. Per me una delle migliori uscite dell’autunno, si sente cosa vuole suonare e come lo vuole fare The Softone. Morbido.

Mi è piaciuto subito Luna in Ariete, quarta prova della cantautrice romana Ilaria Pilar Patassini. Un album forte e deciso, come lascia intuire il titolo, ma con le giuste sfumature che nella vita non mancano, come lascia intuire la copertina. Nove brani con le appropriate parole, ben calibrate, suoni di trombe e contrabbasso, un ottimo uso dei cori, chitarre, una certa eleganza e anche un certo sguardo politico. E poi non nasconde nulla Ilaria, dalla sua gravidanza, raccontata in modo poetico, alla sua indignazione di occidentale che ha tutto; cita Pasolini attraverso “Una storia sbagliata” di De André/Bubola, la Divina Commedia e “Blade Runner”. Una nuova cantautrice è nata. Ascoltiamola.

Album piacevolmente sporco e pieno di cose Songs for the present time di Tobia Lamare. Nato in tour, dal quale ha preso l’immediatezza, presenta un artista di caratura internazionale, tra blues, folk, psichedelia. “Dada” apre l’album in modo dinamico, con una gran progressione di chitarre, l’armonica, l’organo, dando con simpatia il giusto ritmo al proseguo del lavoro. Ottime poi “Endless”, stile Paisley Underground, con significativa dedica al fratello scomparso, “Ode To The West Wind” grande blues con fiati e fiato, “My Flavia” suggestivo quanto semplice voce/chitarra/armonica. Ma è tutto da ascoltare “Songs for the present time”, e ancora meglio se lo beccate dal vivo.

La famiglia non esiste di Andrea Romano/Il fratello è un bel titolo forte. Come forte è l’idea alla sua base: “Il termine latino Familia indicava in origine l’insieme degli schiavi e dei servi viventi sotto uno stesso tetto. Un concetto ben lontano dalla rosea odierna immagine della “famiglia italiana” fatta di biscotti scadenti e gite al mare. E ancora più lontano dalla rappresentazione allargata di Famiglia come Società che si sviluppa all’interno dell’istituzione Paese.” Il cantautore siciliano, con dieci pezzi facili cantati in italiano, cerca di illustrare questo concetto, tra pop e rock, tastierine magiche, sax, fiati, chitarre, organi, e chi più ne ha … non so perché, ma mi ha ricordato gli Smashing Pumpkins.