Dischi freschi contro la canicola 1: Serena Altavilla, Piqued Jacks, Tommaso Varisco

di L'Alligatore

Recensioni

Questa fine agosto italiana sarà una delle più calde del secolo, rinfrescatevi con una ventata di musica indie! A ogni puntata, tre uscite da non perdere.

Serena Altavilla, Morsa

Conosco e apprezzo Serena Altavilla da un bel po’, fin dai tempi dei Baby Blue e dei Blue Willa, e mi ha sempre sorpreso con cose nuove, pur rimanendo fedele a se stessa. Il suo è un cantautorato alternative-rock con una voce da cantate del boom. Questo disco, uscito a primavera con la toscana Black Candy, fa veramente Boom Boom. S’intitola Morsa, ed è costituito da dieci pezzi, dieci potenziali singoli, che hanno la caratteristica di rimanenti in testa anche dopo ore. Perché la sua voce si fonde con la musica, organi, sax, parti ritmiche, ti rimangono in mente certe frasi (tipo “se c’era un disegno eri tu, se c’era un bisogno eri tu”), e i pezzi si dilatano oltre la mezzora di ascolto, senza scomodare la psichedelia. Sensuale e felliniana, compare in copertina con impermeabile e sguardo torbido, in un bel bianco e nero da film di Fassbinder, Serena Altavilla si conferma una delle nostre voci più originali, e con “Morsa” ci consegna uno dei migliori dischi dell’anno.

Piqued Jacks, Synchronizer

Grande vibra, grande voglia di saltare, torcersi e urlare con i Piqued Jacks, giunti al terzo fondamentale album, nonostante siano molto giovani. Synchronizer, registrato tra lo studio Esagono di Rubiera e l’Inghilterra è un cd veramente pompante e coloratissimo. Ottimista nelle premesse, vuole spingere alla condivisione e a sincronizzarsi (da qui il titolo) con le bellezze del quotidiano e di chi ci sta attorno. Undici pezzi molto forti, tra il rock e il pop, tutti eseguiti con una gran vibra e un entusiasmo davvero invidiabile. Chitarre molto presenti, il giusto ritmo e un uso ben calibrato dell’elettronica fanno di “Synchronizer” un lavoro molto godibile. Una bella cosa che potrebbe piacere ai fan dei Coldplay tanto quanto a quelli dei Red Hot Chili Peppers.

Tommaso Varisco, All the Seasons of the Day

Un disco molto chitarristico quello di Tommaso Varisco, molto anni Novanta All The Seasons Of The Day, con il quale torna a raccontarci storie intime e sofferte senza perdere di vista l’ottimismo. Rock crepuscolare, rock a tratti folk, a tratti blues, che ricorda il modo di narrare di Eddie Vedder, chitarra/voce e spirito umanista. Undici pezzi così, dilatati/dilatanti, a tratti da pelle d’oca, romantici, con la chitarra sempre in primo piano. Psichedelico fino al midollo, a partire dalla copertina, che è costituita da due foto sovrapposte: una del Tommaso Varisco del 1998 e una di adesso. Questo perché le canzoni sono saltate fuori da un cassetto dove erano state chiuse più di vent’anni fa, quando il giovane Tommi iniziava a strimpellare la chitarra raccontato storie autobiografiche. Storie del grande amore, ma anche delusioni sentimentali, scazzi, paure e insicurezze. Canzoni che ha rifatto oggi, e ci stanno benissimo. Una perfetta autoproduzione che viene dal cuore.