Musica nuova per far passare l’autunno 1

di L'Alligatore

News - Recensioni

Quello del 2020 è un autunno freddo nei fatti, ma possiamo trovare ancora un po’ di calore nella musica. Ecco una selezione di novità indie italiane selezionatissime, per staccare le orecchie dalle preoccupazioni del mondo. (Parte 1)

Brunella Selo, Terre del finimondo

Terre del finimondo di Brunella Selo è un disco coloratissimo a partire dalla splendida copertina. Il titolo è stato ispirato da un famoso libro di Jorge Amado, non a caso: si ascoltano canzoni cantante in portoghese alternate a canzoni in napoletano. Un susseguirsi di linguaggi e di suoni, generi musicali, un parallelismo tra Napoli e il Brasile proprio nel mescolarsi di razze, divertimento, strumenti musicali, culture e cultura. Dall’iniziale magica “Vesuviagem”, dal video stupendo e dal ritmo giusto, tra mandolino e flauto traverso, allo strumentale finale “A partida”, si respira un’aria calda e coinvolgente. Chitarre acustiche e fiati magici, archi, ukulele basso, bandolim, bouzouki … e poi la voce di Brunella Selo, sempre al massimo. Grande l’interpretazione della solenne “Shinà” di C. Buarque de Hollanda con archi a iosa, la chitarra classica a dare il ritmo e una voce al massimo della sua estensione. Non solo world-music.

Naomi Berrill, Suite Dreams

Conosco Naomi Berrill fin dagli esordi e ogni suo passo è stato un passo avanti: dischi, concerti, video online (durante il lockdown ha suonato da ogni stanza della sua abitazione), l’artista irlandese-toscana non si è mai tirata indietro. Con questa sua terza uscita, Suite Dreams ha raggiunto un bel punto di approdo. “Suite Dreams” è un blocco unico di brani, come lascia intuire il titolo, dove la magia si fonde con l’armonia. Protagonista, come da sempre nella musica della Berrill, il suo violoncello, ma anche la splendida voce, che si fa sentire in canzoni tra il classico e il moderno. “Suite Dreams” infatti, non è un disco facilmente etichettabile. È musica classica, ma anche pop, jazz e folk irlandese, e tanto altro ancora. Un ponte tra Irlanda e Italia, con il tema delle migrazioni al centro di tutto. Progetto ambizioso, prodotto da Casa Musicale Sonzogno e distribuito da Warner Music Italia.

Eugenio Ripepi, Roma non si rade

Roma non si rade è un interessante e vario disco di Eugenio Ripepi, cantautore ligure tra classico e moderno. Vario nei suoni e nei testi, con tante canzoni (quindici per una quarantina di minuti di musica) via di mezzo tra ironia e malinconia. Ascoltandolo vengono in mente molti nomi del cantautorato storico, forse quelli meno classificabili, tipo Edoardo Bennato e Rino Gaetano, o, sul versante più sociale i Nomadi. Ripepi con le sue canzoni tocca vari generi, dal pop al rock, dal reggae alla musica leggera, o addirittura sinfonica, rimanendo sempre lui, grazie anche a una voce abbastanza riconoscibile e al piano con il quale s’accompagna. Terza sua uscita, “Roma non si rade” ha come sottotitolo “Colori a occhi chiusi – Occhio destro”, metafora che inquadra questo disco come il primo di una dilogia a cui seguirà un secondo progetto discografico (“l’occhio sinistro”), dal titolo ancora nascosto.

Fulvio Effe, Punto

Punto è il primo album solista di Fulvio Effe. Sette pezzi intimi e personali tra il pop da musica leggera e il rock ritmico da stadio, il tutto condito con buone dosi di elettronica. Un modo semplice per dare il via a una nuova storia, dopo aver chiuso quella con i Mivanez, band di giovanissimi con i quali calcava i palchi fin dai primi anni del secolo. In mezzo molte esperienze: da performer per la radio a fondatore di una scuola di musica, produttore per dischi di altri e produzioni video per molti colleghi. Ora il primo disco a proprio nome. Curato nei dettagli, pieno di vibra, ma non mi ha tanto entusiasmato.