Revenant Redivivo

di Michele R. Serra

Recensioni
Revenant – Redivivo

A volte è semplice parlare di film, altre no. Prendete Revenant: è l’ultimo film di Alejandro González Iñárritu, che l’anno scorso con Birdman ha fatto incetta di Oscar e quest’anno riprova a portarsi a casa un po’ di premi. Soprattutto, però, è un film di cui è difficile parlare, un film con il quale non sai bene come comportarti. Non posso dire che sia brutto – tutt’altro – ma è difficile consigliarne la visione. Perché è un film estremamente violento, stressante per lo spettatore. Intendiamoci, per alcuni può essere solo molto divertente, ma rimane soprattutto una prova. Il regista che dice allo spettatore: se riesci a vedere questo, e questo, e questo, sei un vero uomo. O una vera donna. Che si sa, ai tempi del far west americano anche le donne dovevano essere veri uomini.

Ho scritto west, ma non è del tutto esatto. Siamo nella prima metà del 1800, quindi il periodo giusto per la conquista della frontiera americana da parte dell’uomo bianco, ma più che a ovest siamo a nord, e precisamente nel North Dakota: montagne, foreste e neve a perdita d’occhio. Sì, ci sono gli avamposti dell’esercito statunitense, e ci sono gli indiani. Ma questo è tutt’altro che un western classico.

Leonardo di Caprio interpreta un esploratore, un cacciatore di pellicce, un duro. La storia di Hugh Glass, così si chiamava, risale al 1823 ed è stata raccontata nel 2002 dall’autore americano Michael Punke nel libro intitolato The Revenant: A Novel of Revenge, Il Redivivo, un romanzo sulla vendetta. E in effetti sulla vendetta si sono scritti molti libri e girati molti film. Pochi però hanno la forza di questo Revenant.

Avete presente quei programmi che fanno alla tv americana, quelli che mandano gente a sopravvivere per una settimana senza niente in mezzo alla foresta? Ecco, Revenant è qualcosa del genere, all’ennesima potenza. Storia semplice e dialoghi poco memorabili, compensati da una violenza visiva che raramente si vede sullo schermo. Cioè al povero di Caprio succede di tutto, letteralmente, e vediamo tutto anche noi, in una specie di strana pornografia della sofferenza, fisica e psicologica. Poi tutto è rappresentato in modo estremamente disturbante, ma anche elegantissimo. E quindi quando esci dal cinema non sai bene cosa pensare. Che comunque di questi tempi è già qualcosa.

L’unica cosa di cui possiamo essere sicuri, è che quest’anno l’Oscar come miglior attore lo vince Leo. In questo film mangia pesci vivi, fegati crudi e dorme dentro la carcassa di un cavallo. Dovrebbe essere sufficiente, a meno di improbabili sorprese.