Dentro la Casa degli Artisti, un posto fichissimo dove fare arte… gratis

di Alessia Gemma

Attualità - News

È stata inaugurata l’1 febbraio 2020 a Milano la Casa degli artisti, un posto speciale nato un secolo fa per mano dei fratelli Bogani appassionati d’arte. Dopo 100 anni è stata rimessa a nuovo e ora è aperta ad accogliere artisti da tutta Italia e da tutto il mondo. Gratis.

I valori fondativi della Casa sono d’intergenerazionalità, interdisciplinarietà, internazionalità. Che significa convivenza di artisti di tutte le età, di arti diverse (musica, pittura, scultura, street art…) e da ogni parte del mondo per uno scambio dialettico e formativo.

Uno spazio enorme di 1250 mq che ospiterà gli atelier dove lavoreranno gli artisti,  un bar ristorante per tutti, un book e design shop, tutta una parte espositiva aperta al pubblico. E poi c’è un giardino intitolato a Pippa Bacca, l’artista milanese che fu uccisa durante un viaggio performance vestita da sposa.

Il programma di residenza (che non vuol dire che gli artisti vivranno là dentro, non avranno camere da letto, ma degli spazi per lavorare), senza vincoli di età e nazionalità, offrirà spazi di lavoro, supporto produttivo, tecnico e organizzativo per lo sviluppo e la realizzazione di progetti. E poi sarà messo a disposizione degli artisti un network di artigiani, aziende, istituzioni, collezionisti…

Come si accede a questo posto fichissimo? Le modalità di accesso per gli artisti sono due: su invito, in base a scelte coerenti con i principi generali fondativi della Casa, e attraverso un’open call sul loro sito. La durata delle residenze potrà variare, dai 3 ai 12 mesi, in funzione delle necessità progettuali degli artisti.

Grazie a Christian Gangitano e Mattia Bosco, membri Ats della Casa degli artisti, siamo entrati quando ancora dovevano entrare gli artisti, a farci raccontare com’è e cosa succederà in questo artistico posto.

Parliamo di Casa degli Artisti, cerchiamo allora subito di chiarire chi sono gli artisti, cosa fanno, come campano oggi?!?!

Christian Gangitano. Bella domanda! Già il concetto di campare è un concetto difficile. La parola attorno alla quale ruota il programma 2020 è Work,  il lavoro dell’arte e l’arte come lavoro. Molti erroneamente pensano che l’arte sia cazzeggio o che la possa fare solo chi se lo può permettere. Noi qui invece vogliamo restituire centralità e far vedere che dietro a un’opera d’arte che vedi  quando vai a visitare mostre, musei o anche in giro nelle città, perché esiste anche un asset di arte urbana, arte pubblica, c’è un grande lavoro, una grande ricerca, una conoscenza dei materiali. Aiuteremo anche con dei progetti che prevedono la virtuosa collaborazione tra pubblico e privato, finanziamenti, bandi, partner… che possano sostenere i progetti degli artisti che verranno qua in residenza ma non solo, anche per esempio progetti che si realizzeranno fuori dalla casa. Una forza centrifuga che qua dentro pensa, crea e propone all’esterno perché questo luogo sarà aperto alla città tutti i giorni. Creiamo un networking efficace nel mondo dell’arte che oggi in Italia  un po’ manca.

Parlando di casa degli artisti la prima cosa che ci è venuta in mente è stata la Factory di Andy Warhol, quindi divertimento, perdizione creativa e nottate brave. È prevista per la Casa degli artisti una vita notturna?

C.G. La vita notturna è prevista per noi che ormai stiano 24 ore dietro questo progetto e dietro al quale staremo ancora per molto, perché abbiamo avuto l’assegnazione di questo luogo e l’onore e l’onere di gestirlo con il nostro progetto attraverso l’assegnazione di un bando per ben 12 anni. Quindi la vita notturna è nostra! Non è un luogo notturno perché chiuderà alle 22. Non è un posto per le serate alla Andy Warhol ma è sicuramente un posto molto vivace e quello spirito della Factory, di un posto dove si incontravano grandi musicisti, fotografi, artisti contemporanei da Jean-Michel Basquiat ai Velvet Underground, sicuramente ci ispira parecchio.

Dicevano che il 2020 è tutto strutturato attorno alla parola “work”. Tu Mattia sei un artista, secondo te gli artisti hanno oggi un riconoscimento lavorativo ed è questo che cercherete di fare dando loro anche una dignità lavorativa?

Mattia Bosco Abbiamo scelto la parola Work per tante ragioni: works sono le opere degli artisti; il modo in cui gli artisti parlano del loro lavoro, “it’s work” è l’espressione che gli artisti usano riferendosi ai lavori sia propri che degli altri per dire che funzionano. La parola work apre poi la questione se quello dell’artista è un lavoro. Se è un lavoro occorre un riconoscimento sociale che si traduce in riconoscimento economico. Noi riconosceremo il lavoro degli artisti con una fee diversa per gli artisti che invitiamo e gli artisti che entreranno in open call. Work non sarà il tema che gli artisti devono seguire, non dovranno venire qui a fare un compito, ma gli abbiamo chiesto di venire a dare vita alla Casa degli Artisti portando il proprio lavoro, la propria ricerca in dialogo con gli altri artisti. Vogliamo creare un luogo di incrocio e contaminazione artistica.

C.G. Oltre al riconoscimento economico del lavoro degli artisti noi riconosciamo e accompagniamo il progetto degli stessi dando uno spazio del genere, figo e in centro a Milano gratuitamente. È impossibile venire qua pagando. Diamo l’atelier anche per merito, che in Italia non viene spesso riconosciuto.

La Casa ospiterà artisti invitati da voi. Poi c’è sul vostro sito la Open Call aperta a tutti. Avete ricevuto molte richieste?

M.B. Sì, abbiamo scelto di avere due porte di acceso per gli artisti alla casa, l’invito e l’open call. Gli artisti che invitiamo probabilmente sono artisti che non avrebbero mai aderito a una call essendo di una certa età o al culmine della loro carriera. Questo per mettere in contatto artisti più maturi nella loro ricerca e produzione con artisti che stanno cominciando. L’idea in cui crediamo molto è la fertilità di questa mescolanza intergenerazionale. Di risposte alla call ne sono arrivate molte, pur avendo tenuta aperta la domanda per pochissimo tempo. Sono circa un centinaio, anche internazionali e verranno selezionate da una giuria formata prevalentemente da membri del nostro comitato scientifico (INSERIRE LINK AL LORO SITO)..

Uno dei progetti più interessanti pare essere questo dipartimento che coniugherà arti, filosofia e nuove tecnologia. In pratica cosa sarà?

M.B. Abbiamo intercettato un docente di Estetica, Andrea Pinotti e gli abbiamo proposto di venire a sviluppare qui un suo progetto che coniuga Estetica e realtà virtuale proponendogli quello che abbiamo chiamato il 12esimo atelier e che è la nostra residenza virtuale di cross reality. Abiterà fisicamente uno spazio della casa ma restituirà alla casa un atelier virtuale e illimitato che permetterà un incrocio tra virtuale e reale… un po’ complicato da spiegare!

C. G. Facciamo molta ricerca insomma…

La Casa degli artisti ha inaugurato il primo febbraio, in realtà nasce il 1909, 100 anni fa. Cosa è rimasto di allora?

C. G. Intanto lo spirito originario per il quale è nata. Questa zona era piena di bohémienne che io chiamo scappati di casa, artisti scapigliati, poi la generazione degli artisti di Brera che hanno fatto grande l’accademia e il bar Giamaica… quindi le generazioni di artisti che si sono succedute qui. Io sono animista e credo che le anime belle abbiano lasciato una carica e una forza che qua dentro si respira. Qui sono passate tante menti creative. Dunque rimane l’identità di questo luogo. Era così nel 1909 fino agli anni ’70 quando è stato occupato e torna ad essere così oggi. È stata poi fatta una meticolosa ristrutturazione degli spazi, considera che questo è il primo immobile d’Italia con la soletta in cemento armato quindi super vincolato, siamo dentro all’innovazione tecnologica perché questi due fratelli Bogani, i mecenati della Casa degli Artisti, andavano a vedere a Parigi cosa succedeva per portarlo poi qua. Anche la luce è un elemento fondamentale perché le finestre e gli spazi furono pensati per avere la lucemigliore  a giorno, non essendoci allora l’illuminazione elettrica. Anche quella luce resta oggi. Gli artisti spesso lavorano in casa o studi piccoli non potendosi permettere altro quando invece l’arte ha bisogno di spazi e luce come questi.

C’è un modello internazionale che vi ispira?

M.B. Sicuramente il DAAD di Berlino dove sono passati artisti e scrittori anche Nobel. È un nostro modello ideale soprattutto per la qualità. Siamo riusciti infatti ad avere nel nostro comitato scientifico anche Silvia Fehrmann che è la direttrice del DAAD e questo è un endorsement! Tu come Christian?

C.G. Direi spacca!!!

Tra le arti che considerate ci sarà anche molta musica. C’è la stanza dove Brunori ha creato il suo ultimo disco, Cip. Sono previste altre collaborazioni, potete farci altri nomi?

C.G. Niente, non vi possiamo dire niente! Vi possiamo solo dire Stay Tuned! Sicuramente la musica, insieme a  quelle che abbiamo definito le arti applicate come la moda, il design, la grafica… saranno curate qui da noi. Abbiamo sicuramente in ballo collaborazioni molto interessanti

Motta la sera dell’inaugurazione

Per noi profani l’artista è uno che non campa d’arte quindi di solito la domanda è: che lavoro fai? Faccio l’artista. Sì vabbè ma che lavoro fai? Tu Mattia sei un artista ma… che lavoro fai?!!

M.B. Ecco quando mi chiedono che lavoro fai io rispondo “Faccio sculture”. Non dico neanche che faccio l’artista! E la seconda domanda che mi fanno è “Sì ma ci vivi?”. Allora mi tolgo lo sfizio rispondendo: “Sì ci vivo benissimo, ho anche due figli!”.

Lo staff dell’ATS alla Casa degli Artisti: Valentina Kastlunger, Valentina Picariello, Giulia Restifo, Christian Gancitano , Matteo Bianchi, Mattia Bosco, Mariavera Chiari, Francesco Piccolomini, Lorenzo Vatalaro, Susanna Ravelli, Lorenzo Castellini

La Casa degli artisti avrà un programma dentro e avrà anche un programma fuori, quindi  le mura non saranno un limite. Christian vuoi spiegarci cosa succederà oltre la Casa?

C.G. Certo, mi piace anche parlare chiaro con i ragazzi di Smemoranda (anche io avevo la Smemoranda a scuola!) e incentivare il fatto che l’arte non debba stare cambusata solo all’interno, ma ha anche un’identità pubblica, visibile a tutti. Uno degli asset che io seguo è infatti l’Urban Art, l’evoluzione della street art, dei graffiti. Abbiamo quindi creato la prima residenza di Urban Art che verrà pensata qui – sul sito trovate i nomi degli artisti che parteciperanno – e poi portata sul territorio come il parco Trotter o via Padova, zone multietniche di Milano. Un esempio importante sono i Rimini Protokoll che realizzeranno un grande happening notturno, che si chiamerà “Turno di notte”: un camion scenico che andrà in giro per la città. Per “Turno di notte” abbiamo aperto una call per tutti i performing artist che possono partecipare alle selezioni iscrivendosi sul nostro sito.

Dài, a questo punto facci i nomi degli artisti della Urban Art!

C.G. Vabbè dai! Per la Residenza Urban Art abbiamo previsto l’invito a Sten & Lex che sono gli unici artisti invitati da Banksy per il suo “cans festival”. Spaccano e vederli all’opera sarà uno spettacolo!

WOW!