Riddick

di Michele R. Serra

Recensioni
Riddick

Cognome/nome: Riddick, Richard B.

Età: sconosciuta.

Luogo di nascita: mica un posto normale, ma un pianeta che si chiama Furya, e questo dice già molto.

Quindi lui è un furyano, è anche un criminale intergalattico ed è un tipo irascibile che può vedere nel buio (ma è ipersensibile alla luce, per cui deve sempre indossare occhiali da sole – molto cool). Ah, poi è Vin Diesel, uno dei più accreditati pretendenti al trono di king del cinema tamarro americano, quello rimasto vacante con il declino delle carriere di Stallone e Schwarzenegger. 

Non è un tipo fortunato, Riddick, perché non va a genio alla gente: tutti quanti cercano di ammazzarlo. Però non ci riesce mai nessuno.

Intorno all’idea-base appena enunciata si sviluppano più o meno tutte le trame che riguardano il personaggio di Riddick, inventato, anzi cucito addosso a Vin Diesel nel 2000 dal regista David Twohy, per il film Pitch Black. Ed è proprio lì, che è esplosa la carriera dello stesso Mark Vincent Sinclair III (non si chiama davvero “Diesel”, cosa credevate?), grazie a questo eroe-cattivo assolutamente monodimensionale, che si esprime attraverso grugniti e battute balorde, senza mostrare mai segni di intenerimento… se non nei confronti di qualche bambino o di qualche animale, ma è raro.

Dopo Pitch Black è venuto un dimenticabile seguito, e oggi finalmente il terzo film, che porta semplicemente il nome del suo poco loquace protagonista.

Da quanto tempo non vedevamo sullo schermo un eroe fantascientifico davvero tutto d’un pezzo da capo a piedi? Tutti sono fissati con la storia dell’approfondimento psicologico, ma in alcuni casi è pure meglio evitarlo… in un film del genere ad esempio, interessa abbastanza poco. Per fortuna.

Ma si può dire che un blockbuster tamarro come questo abbia dentro più idee di cinema della media? Sì, si può. Anzi Riddick ha dentro almeno tre film diversi: il primo, quello che dura per la mezz’ora iniziale, è una bomba. Riddick è solo, muto, selvaggio: quello che volevamo. Il secondo film-nel-film è un’altra ottima idea: il protagonista sparisce, rimane una presenza minacciosa, nell’ombra, alla Predator. Mica male. Peccato solo per il terzo tempo: lo showdown finale è noioso e già visto.

Peccato, davvero: ci eravamo illusi di aver ritrovato il nostro caro, vecchio Riddick.