Taron Egerton è come Robin Hood, ma figo

di Michele R. Serra

News - Recensioni
Taron Egerton è come Robin Hood, ma figo

C’è un nuovo Robin Hood in città: è il protagonista di Robin Hood – L’origine della leggenda, Taron Egerton, che è un attore inglese con la faccia (e anche il resto) perfetto per i poster da attaccare in cameretta. In pratica, è come sarebbe Robin Hood se fosse un ventenne figo di oggi. E con lui c’è Jamie Foxx nei panni di Little John. Fin qui, le facce.

Ma a parte le facce, qual è la grande idea dietro il nuovo Robin Hood versione 2018? Bè, fondamentalmente che deve essere fatto come sono fatti tutti i film d’azione/supereroici del 2018: in pratica Robin Hood diventa una specie di Batman, con un sacco di effetti speciali digitali e una serie di effetti-Matrix. Che ci stanno sempre dentro.

Il regista è Otto Bathurst, che ha girato un episodio di Black mirror e altri di una serie che ci piace un bel po’, Peaky Blinders (se vi capita dateci un’occhiata). E in effetti la logica della serialità in qualche modo arriva anche dentro il film, perché sembra tutto un lungo episodio pilota di una serie. Infatti i produttori della Lionsgate non fanno mistero di volerci costruire sopra una saga.

Robin Hood – L’origine della leggenda è anche un totale reboot, perché Barhurst riscrive quasi completamente la storia di Robin Hood, in chiave, come dicevamo, supereroica. Primo, perché questa è a tutti gli effetti la origin story di Hood; secondo, perché lui si muove davvero come un supereroe, con l’identità segreta e tutto quanto; terzo, perché sembra davvero super, non fosse altro perché l’arco nelle sue mani diventa un mitra, una roba da videogioco. Ah, a proposito: se avete giocato mai a Assassins Creed, beh, probabile che vedendo il film vi verrà in mente il videogame. Poi decidete voi se è un bene o un male.

Robin Hood – L’origine della leggenda potrebbe anche essere un film godibile, di quelli stupidi e zarri che tutto sommato piacciono. C’è però un problema grosso, e cioè: se fai un film con questi presupposti, le scene d’azione devono essere perfette e stilosissime. Invece qui sono un gran casino: ti ritrovi o con immagini che hai già visto in altri film, oppure (più spesso) non si capisce una mazza. Quindi, promemoria per il prossimo episodio: mettere a posto le scene d’azione. Così sì che questa saga di Robin Hood potrebbe anche diventare un nuovo punto di riferimento del cinema tamarro. Al momento, però, non ci siamo ancora. A parte Taron, ovviamente.