Sanremo: intervista a un autore storico, Sergio Rubino

di Radioimmaginaria

Le Smemo Interviste

Giulia e Luvi: Ciao ragazzi! Noi vorremmo tantissimo dirvi che siamo a Sanremo a fare radio, ma non ci siamo purtroppo. Però siamo comunque in un posto molto figo: a Bologna in Sala Borsa, una biblioteca in cui abbiamo allestito proprio per Sanremo un bosco vero. E oggi intervistiamo Sergio Rubino, uno degli autori da tanto tempo del Festival di Sanremo.

Ciao Sergio! Come stai?

Ciao ragazzi! Io sto bene, oggi qui a Sanremo è una bellissima giornata di sole anche se in realtà noi qui stiamo tutto il giorno chiusi nel teatro dell’Ariston. Però sono contento perché quest’anno il mio ufficio ha una finestra, proprio perché il Covid ha creato la necessità di ampliare gli spazi operativi e ci hanno trovato un appartamento confinante con l’Ariston da cui lavoriamo.

Sergio Rubino

Ma invece per il Festival come si fa senza pubblico in sala? Siete più tranquilli? Il vostro lavoro è cambiato?

Quest’anno è un lavoro diverso, che crea anche un po’ di sconcerto. Facciamo le prove nel silenzio, in una sorta di vuoto, e invece il pubblico di solito rassicura. Però noi la stiamo vivendo come una sfida. Soprattutto anche gli artisti del cast: Fiorello, Amadeus, gli altri ospiti come Achille Lauro, si stanno confrontando con una dimensione del tutto nuova. Non sappiamo quale sarà l’effetto. C’è una scenografia stupenda quest’anno perché sono state tolte 5 file di sedie della galleria per ampliare la scena, quindi visivamente è una cosa fighissima che non si è mai vista.

Mi viene in mente sempre che tutti dicono che in realtà l’Ariston è molto più piccolo di come sembra in tv, quindi ora sembrerà enorme a tutti!

L’Ariston è un teatro e ha la struttura di un cinema da 1000 posti, quindi la lettura televisiva lo fa diventare ogni volta un posto enorme. Quest’anno, avete ragione, sembrerà ancora più grande.

Quindi ci confermi che è un teatro e non uno studio televisivo?

È uno studio televisivo. Su questo si è fatta un sacco di inutile polemica che partiva da una notizia imprecisa. Sanremo è uno studio televisivo che viene allestito in un teatro, ma di fatto poteva essere allestito anche in un capannone, o all’esterno. È il codice di lavoro che rende televisivo qualsiasi posto quando vuoi fare la televisione. Quindi Sanremo non è un teatro da cui trasmettiamo il Festival, ma è uno studio televisivo che è all’interno di un teatro.

Ma la vostra vita lì com’è? Ognuno è confinato nella sua camera e per vedervi dovete sentirvi su Zoom come facciamo noi con la DAD?

No, noi facciamo un tampone ogni 70 ore. I nostri pass valgono per l’accesso al teatro per 70 ore, il tempo che intercorre tra un tampone e l’altro. E ogni volta che fai il tampone, che fortunatamente risulta sempre negativo visto che non ci sono stati casi di positività, il pass si riattiva. Per cui noi ci vediamo in maniera analogica: ci tocchiamo e ci parliamo. Poi abbiamo il grande vantaggio che l’albergo consente ai clienti la cena al ristorante, per cui stiamo provando emozioni che nella vita normale, nelle proprie città, non vivremmo più con i ristoranti chiusi.

La nostra vita qua è come il film “Il giorno della marmotta”, dove tutti i giorni riparti dallo stesso punto da cui avevi lasciato il giorno prima.

Il Festival in questi ultimi anni ha incluso anche nuovi generi musicali più vicini a noi ragazzi. Però tu che lo fai da un sacco di tempo, pensi che il Festival abbia un futuro? Anche noi quando saremo grandi lo vedremo sempre come una tradizione?

È una bella domanda. Crescendo (e succederà anche a voi due) ci si porta dietro quello che si è vissuto da ragazzini. Quindi questo tipo di manifestazione, Sanremo appunto, resterà per sempre. Quando invecchierete vi piacerà l’idea di fare il Festival di Sanremo e di guardarlo soprattutto.

Noi vi facciamo in bocca al lupo e vi guarderemo. Grazie mille, noi ti salutiamo!

Grazie ragazzi e ciao!

 

Se vuoi vedere la videointervista è dal minuto 48: