Satoshi Kon, genio degli anime

di Redazione Smemoranda

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Chi ama i cartoni giapponesi ha un personale elenco di geni: da Osamu Tezuka a Katsuhiro Otomo a Hayao Miyazaki, i nomi sono tanti. Però ce n’è uno che di solito si ricorda meno, un regista giapponese che merita di stare tra i nomi che abbiamo appena citato. Uno che faceva cartoni già “del futuro”, nonostante sia morto da dieci anni esatti: Satoshi Kon.

Satoshi Kon, da Otomo a Perfect Blue

Ricorrono i dieci anni della morte di Satoshi Kon, regista che aveva iniziato come fumettista e soprattutto come assistente di uno degli autori fondamentali di anime e manga degli anni Ottanta e Novanta, Katsuhiro Otomo (quello di Akira, forse il film di fantascienza più noto e influente della storia dell’animazione giapponese). Con il suo primo lungometraggio Perfect Blue, diretto a trentatre anni, ha iniziato un’opera di rivoluzione degli anime, che sarebbe durata fino alla sua morte.

Perfect Blue già racconta il tema che poi sarebbe diventato ossessione fondamentale di Kon: il doppio, inteso come contrapposizione tra concreto e virtuale, realtà e sogno, persona e personaggio. Perfect Blue doveva essere un thriller live-action, con al centro della storia una giovanissima popstar – una di quelle che i giapponesi chiamano idol – tormentata da uno stalker. Il film è diventato poi un cartone, e soprattutto un pezzo di storia del cinema, oltre che una pietra miliare dell’anime più “adulto” (scusate la parola).

Inception e Paprika

Da Perfect Blue alla morte, avvenuta a pochi mesi di distanza dalla diagnosi di un incurabile tumore al pancreas, Satoshi Kon ha scritto/disegnato/diretto altri tre film meravigliosi: Millennium Actress, Tokyo Godfathers, Paprika. Tutti allucinati e bellissimi, tanto che tra il 1997 e il 2010 i registi di mezzo mondo si sono innamorati, e hanno citato fino allo sfinimento, il suo cinema. Fino all’estremo di Christopher Nolan, che con Inception ha costruito sequenze ricalcate fotogramma per fotogramma su Paprika.

Purtroppo l’ultimo film di Satoshi Kon, Dreaming Machine, animato per circa un terzo al momento della sua morte, è rimasto da quel momento bloccato: la casa di produzione Madhouse, pur con una forte volontà di portare a termine il progetto, non è mai riuscita a trovare qualcuno capace di sostituire il regista. Perché i geni sono insostituibili.