Scott Pilgrim vs. the world

di Michele R. Serra

Recensioni
Scott Pilgrim vs. the world

Il protagonista, Scott, è uno più o meno normale. Cioè, più o meno sfigato. Venti e rotti anni (che già non è il massimo perché non sei più giovane e non sei ancora vecchio: né carne né pesce). Vive a Toronto. Con un coinquilino. In venti metri quadri. Suona in una band abbastanza scarsa dal nome insensato: i Sex Bob-omb. Il suo piccolo mondo non è sconvolto da niente più, di qualche storia d’amore. Ma le cose stanno per cambiare.

Il bello del film girato da Edgar Wright è che è fedele al fumetto originale, opera del canadese Edgar Lee O’Malley: nel fumetto, come nel film, c’è un momento in cui – bum – le cose cambiano: Scott conosce Ramona, se ne innamora. Lei ricambia, ma gli spiega che se vuole davvero conquistarla, dovrà sconfiggere i suoi sette ex fidanzati malvagi.
Proprio così. Niente spiegazioni, Scott si trova coinvolto in una sequenza di scontri a colpi di super arti marziali contro i suddetti ex. Stiamo parlando di roba alla Dragon Ball, ma con dialoghi mooolto meno seri.

Il riferimento a un cartone giapponese non è mica a caso, perché Scott Pilgrim pesca a piene mani da un immaginario fatto di manga, video musicali, serie televisive e soprattutto videogiochi. Si tratta proprio del linguaggio, del modo in cui le cose vengono raccontate. Cioè, quando Scott combatte con i suoi avversari, sullo schermo vengono visualizzate onomatopee fumettose tipo crash, thud, woosh. Un po’ come succedeva nei vecchi telefilm di Batman e Robin. Poi, il regista Edgar Wirght usa effetti visivi come se piovesse, dallo split-screen in giù.

Scott Pilgrim è interpretato da Michael Cera, attore supercult per via di cose come Juno e Suxbad: Michael conferma il suo status di star in ascesa, calandosi perfettamente in questo strano mondo ultra-colorato e super-pop: tanto che, anche lui sembra un po’ di plastica. Ma forse fa apposta.

Un fumettone che piacerà tanto al suo pubblico di riferimento, rigorosamente fra i 15 e i 35 e cresciuto con gli stessi riferimenti culturali di Brain Lee O’Malley e Edgar Wright. 
Agli altri, probabilmente interesserà poco.