Basta coi gruppi scuola su WhatsApp! (Lo dicono i presidi)

di Valerio Fiormonte

Scuola

L’associazione Presidi del Lazio si è riunita per rivedere le regole del codice deontologico per la scuola, chiedendo uno stop alle chat di classe e ai messaggi.
L’associazione ha avviato una revisione del codice che consenta agli insegnanti di non sovrapporre il piano personale con quello professionale. La richiesta del sindacato vuole mettere un freno al dilagare di chat e di amicizie social tra studenti e professori, tra professori e genitori, in modo da tenere le diverse aree di competenza separate.

Ormai se i genitori hanno dei dubbi scrivono direttamente al dirigente o al professore, anche se sono le dieci di sera, senza neanche andare a ricontrollare circolari già pubblicate” spiega Cristina Costarelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi Lazio, sottolineando anche che “ci sono strumenti ugualmente immediati come il registro elettronico”.

La revisione del codice prevede infatti che vengano utilizzati per le comunicazioni solo i canali ufficiali, ovvero l’e-mail scolastica, il sito web dell’Istituto e il registro elettronico. E a questo si deve aggiungere il diritto alla disconnessione degli insegnanti: per esempio niente messaggi dopo le 19 se non per questioni di urgenza. “Vanno evitate le chat con genitori e con studenti, se non per questioni di natura urgentissima come una gita che salta all’improvviso. Vorremmo bandire i gruppi WhatsApp in cui i genitori chiedono perché il figlio ha preso 7 invece di 8” aggiunge Mario Rusconi, presidente dei presidi di Roma.

Gruppi classe su whatsapp: utili o eccessivi?

Non tutti gli studenti sono però d’accordo: “Un parere poco utile e fuori dal tempo. Serve educare alla tecnologia, non disincentivarla. La risposta che il sindacato dà è rendere la scuola un ambiente ancora più ostile e chiuso, invece che proporre didattica ed educazione degli strumenti tecnologici, educazione all’affettività e alla sessualità. In tal modo la scuola disincentiverebbe l’utilizzo dei social, invece che fornire strumenti per utilizzarli al meglio”, spiega in una nota la Rete degli Studenti Medi.
Queste indicazioni non hanno per ora un valore amministrativo, ma solo etico e di prevenzione, anche se l’Associazione non esclude di presentare questo nuovo codice fra le proposte da inserire nel contratto nazionale di lavoro.