Se ti droghi

di Viviana Correddu

Storie di Smemo
Se ti droghi

Forse, come ogni volta, lo hanno sorvolato, accennato. Lo hanno sorpassato a destra frettolosamente sull’onda emotiva di qualche giovane morte, di cui non ci si chiede nulla che vada oltre il giudizio, il pregiudizio, i luoghi comuni, le apparenze, lo scandalo, la demonizzazione. Si cerca “il colpevole” (qualsiasi), si danno per scontate le dinamiche e le cause. L’attenzione scema. Fine del teatrino. 

Voglio partire da un dato di fatto: I GIOVANI FANNO USO DI SOSTANZE STUPEFACENTI. Dalle più leggere, come la cannabis, alle più pesanti. Ed è un dato di fatto che molti di loro facciano uso di droghe sintetiche. Termine generico. Vado su internet. Sono passati un bel po’ di anni (eh… mmh…) e sicuramente ce ne saranno di nuove. Cazzo, trovo una lista infinita di nomi. Sono tantissime!! Azzoo!! Ci sono pure i neurolettici e le benzodiazepine… quelle legali! E cioè alcuni psicofarmaci (faranno meno male?…). E poi Extasi, trip, speed, anfetamine, metanfetamine, popper, ketamina… e altre robe. Comunque. La questione è quanto sia utile continuare a ripetere soltanto che “la droga fa male”, che “va fermata” “combattuta”, “severamente vietata”. Che “chi la usa va punito”e “condannato moralmente”. Sappiamo poi che “forse” (ma forse è!) qualcuno è stato punito anche fisicamente per questo, e poi (ops!) è morto. Ma di botte. Domanda: sarà più opportuno un percorso differente? L’argomento è complesso. E molto, lo so. Non ho la presunzione di illuminare qualcuno, ma ho la speranza di parlarne con franchezza, e da dentro. Ho la convinzione che davvero gli “esempi” e non solo le parole, possano aggiungere un tassello, dare informazioni reali, lasciare fuori i moralismi ma anche i buonismi spiccioli e ingannevoli. Che anche quelli non servono a niente. Così voglio proporre un “esempio”, stralci di un’email che ho ricevuto da un amico, dopo avergli chiesto di dirmi la sua sull’argomento. Perché se io un po’ ne so di certe cose, lui ne sa più di me. E ciò che sappiamo, non lo abbiamo studiato.

“Ho superato i quaranta da qualche anno e, attorno ai vent’anni, mi sono avvicinato al movimento rave illegal/traveller in quella che può essere considerata la sua Golden Age. Con un gruppo di compagni di viaggio, sono stato membro fondatore di una delle sound system storiche della prima scena italiana. Mi avvicinai quindi a un movimento in cui la droga era strettamente legata al rito, alla techno, e a quel rifiuto di valori in cui non ci riconoscevamo, e che ci andavano decisamente stretti.”  Ecco perché lo scelgo. Perché so che è una persona intelligente, non superficiale e obbiettiva. E soprattutto perché ha esperienza diretta riguardo al tema che voglio affrontare.
“Ho abbandonato questo stile di vita nel 2004 circa per più motivi, ma l’imbruttimento dei rave dovuto all’abuso di droghe ha sicuramente inciso. Non mi ci rispecchiavo più. Sarei un bugiardo se dicessi che quel decennio non ha avuto alcuno strascico su di me. Ma delle previsioni catastrofiche dei profeti del salutismo neppure l’ombra.” E subito penso: “Nemmeno io”. Ma c’è un però che è fondamentale.
Le sostanze stupefacenti NON fanno bene. Lasciano strascichi permanenti e conseguenze di varia natura. Personalmente, non ho mai consigliato né consiglierei di usare droghe. Io l’ho fatto. È  stata una mia scelta. 

L’abuso invece è quasi sempre legato al disagio e alle difficoltà personali. Il rischio che ci sia un passaggio dalla sperimentazione emozionale a medicina per il disagio è molto alto. L’uso e l’abuso, sono due cose differenti.”

E qui mi ricollego a quel dato di fatto iniziale, che dovrebbe imporci di affrontare questo discorso con i ragazzi, a prescindere dal fatto che le droghe siano proibite. Il proibizionismo non sta affatto evitando il dilagare delle droghe tra i giovani. Bisognerebbe dirgli che sarebbe meglio non farlo, ma che se proprio non riescono a resistere, qualche consiglio spicciolo affinché non rischino un collasso, magari… in coscienza… bisognerebbe darglielo. O che si deve bere tanta acqua, e che alcune sostanze non vanno associate ad altre. Oppure siamo così determinati nel voler mantenere ferma la nostra moralità e lasciarli allo sbaraglio! Il mio amico la chiama scelta individuale. Don Gallo diceva “il primato della coscienza”, “l’auto-determinazione della persona”. Ma se non c’è approfondimento. Se non c’è informazione onesta sulle sostanze stupefacenti, che se si chiamano stupefacenti... un motivo, cazzo, ci sarà! Allora è tutta una farsa. Con i ragazzi devi essere credibile!

La mail con il mio amico prosegue:
“La questione proibizionismo/legalizzazione mi fa sorridere e incazzare allo stesso tempo.
sorridere per l’inefficacia storicamente comprovata e i pittoreschi personaggi che la promuovono.
Incazzare per l’ipocrisia e le gravi conseguenze che il proibizionismo ha sul tessuto sociale
oltre a situazioni paradossali in cui piante che crescono in natura sono dichiarate illegali dall’uomo (giudice supremo dell’ordine naturale). I grandi gruppi criminali hanno prosperato sul proibizionismo e la conseguente irreperibilità, costruendoci sopra un impero. Si sono adoperati  per aumentare la domanda e quindi gli introiti. Per lo stesso motivo ne hanno abbassato la qualità a discapito della salute dei consumatori.
Insomma, i danni collaterali del proibizionismo in termini di vite umane superano di gran lunga quelli strettamente legati all’utilizzo delle sostanze stupefacenti.”

Non è questo di cui dovremmo parlare con i ragazzi? Che è una “strage mafiosa” come urlava sempre il Gallo? E che fa male come mille altre cose che ci piacciono, e allora dobbiamo conoscere, e capire? Si chiama riduzione del danno. In Italia dicono che “inciti all’uso di droghe”. Io dico che  può salvare la vita a qualcuno. Altrimenti è davvero pericoloso. È come guidare una moto senza patente a 200 km orari. Magari ti va di culo… oppure ti schianti alla prima curva. Ma è come giocare alla roulette russa.

Conclusione della mail:
“Informare anche se la droga “fa male”? Certo che sì. Soprattutto perché “fa male”.  E io chiudo sostenendo che fa più male se non la raccontiamo. E fa più male se la raccontano i vari ministri, i bigotti, i salotti… e alcuni giornalisti!