Sesso, droga e Aids. Giù la maschera!

di La Redazione

Storie di Smemo
Sesso, droga e Aids. Giù la maschera!

di Andy, 19 anni.

Sono molte le celebrità che hanno perso la vita a causa dell’AIDS: Freddie Mercury, Rock Hudson, Brad Davis; ultimamente, coperta dai fatti degli attentati terroristici a Parigi, è circolata la notizia che il famoso attore Charlie Sheen, noto per il personaggio di Charlie Harper nella serie televisiva di “Due uomini e mezzo”, sia anch’esso sieropositivo da quattro anni e che, a causa di continui ricatti, sia stato costretto a dover ammettere pubblicamente il suo stato di salute.

Perché arrivare addirittura al ricatto? In fondo si parla di una malattia di cui sono affetti miliardi di persone al mondo. Perché avere così paura di esternare la verità? Forse c’è qualcosa di più profondo…

Il silenzio. Come la calma dopo una tempesta: quando si sente ancora l’eco di quel che è stato, ma senza che ve ne sia traccia. La sigla “AIDS” si porta dietro esattamente questo problema.

disegno di Andrea LuccaFino a vent’anni fa era ritenuta una condanna a morte, e tra giornali, televisioni e radio sembrava ci fosse una gara a chi contava più vittime. Alcuni benpensanti la vedevano come una manna per estirpare l’erba cattiva dalla società, perché colpiva (si pensava) gente che in fondo se l’era andata a cercare o che comunque non avrebbe dato alcun contributo al mondo nell’arco della sua vita: drogati, tossicodipendenti, prostitute, omosessuali o, anche semplificando, coloro che vivevano una vita “sesso, droga e Rock’n’Roll”. Non era del tutto sbagliato, certo – visto che in fondo erano davvero queste le categorie più a rischio – ma si trattava comunque di pesanti generalizzazioni, forse tipiche dei fantastici e ingenui anni ’80.

Sono infatti da tener conto quelle migliaia di persone che furono invece infettate, durante quegli anni, a causa della malasanità: trasfusioni di sangue infetto non controllato e attrezzatura mediche non sterilizzate.

Quel capitolo sembra esser stato coperto, nessuno ne parla più, come se il problema non sia mai esistito.

Di fatto però i contagi non sono affatto finiti, e i giovani rimangono le categorie più a rischio.

A questo punto c’è da chiedersi: perché non se ne parla? Da sempre una cappa di tabù ricopre l’argomento HIV che tutt’oggi non viene ancora recepito come un “normale”  virus a trasmissione sessuale (come la sifilide o il papilloma virus), ma come una vera e propria malattia della società, legata ancora a stereotipi e pregiudizi, entrambi frutti della cattiva informazione.

Secondo un recente sondaggio l’85% dei giovani tra i 16 e i 25 anni teme la sigla “HIV” senza però conoscerne il significato né le conseguenze. Questo a dimostrazione di quanto un acronimo possa diventare più grande del suo stesso contenuto. La paura di ciò che non si conosce è alla base della vita di ogni individuo.

Ecco perché, per sfatare certi miti legati all’immaginario comune, esistono iniziative per aumentare l’informazione sull’infezione e per educare ad una corretta prevenzione, attraverso lezioni nelle scuole medie o superiori. Iniziare presto a divulgare una corretta informazione sulle modalità di contagio e sulla prevenzione è il miglior modo per combattere l’epidemia che silente continua a espandersi.

Oggi è di fatto impossibile distinguere una persona sana da una infetta nel corso della vita quotidiana, pertanto chiunque intorno a noi potrebbe essere sieropositivo e nessuno lo saprebbe… basterebbe pensare questo per abbattere molti pregiudizi ed essere più consapevoli riguardo le precauzioni – e protezioni – da prendere.

Sono tre le modalità di contagio:

– attraverso il contatto diretto tra sangue infetto e una ferita aperta, dalla quale il primo può entrare nell’organismo;

– tramite rapporti sessuali non protetti con un partner infetto;

– durante la gestazione, da madre infetta a figlio.

L’HIV non si trasmette tramite la saliva o altri liquidi corporei né con un semplice contatto fisico. Ciò non significa che sia impossibile infettarsi, ma nemmeno che si debba temere per la propria incolumità in ogni situazione.

Esistono delle circostanze dove però determinate protezioni sono necessarie. Da un punto di vista legale chi è affetto da tale virus è obbligato a mettere a conoscenza in maniera preventiva il proprio partner nel momento in cui vi sia una possibilità di contagio. Il virus ha lunghi tempi di gestazione prima di causare sintomi a chi ne è vittima, quindi può passare molto tempo prima di accorgersene per questo è consigliabile effettuare periodicamente il test (gratuito e veloce).

Attualmente l’AIDS (la malattia che distrugge il sistema immunitario del malato) sembra essere del tutto debellata nel mondo occidentale e la percentuale delle vittime è prossima allo 0, sfortunatamente però il malaugurato contagiato rimane affetto dal virus dell’HIV, e dal momento che la data di un vaccino è ancora lontana, l’unico modo per non aggravare la situazione è quello di seguire ferree terapie.

Il virus non contagia solo tossicodipendenti, omosessuali e prostitute, ma può esserne affetto il vostro vicino di casa senza che voi lo sappiate. Per questo: giù la maschera! L’HIV non è più una malattia debilitante a livello fisico (nonostante i suoi effetti sulla salute) ma lo è ancora a livello sociale.

Ci sono ancora oltre venti paesi nel mondo che vietano l’ingresso alle persone sieropositive o che applicano forti restrizioni anche per soggiorni brevi (sotto i tre mesi). Questo perché i soggetti affetti da HIV potrebbero essere di fatto una minaccia per il paese ospitante.

La potenza del tempo e della ricerca sta abbattendo lentamente le barriere del pregiudizio, e in parte quelle della cattiva informazione. L’HIV è un virus che rimane per sempre, ma basta poco per evitarlo. Proteggiamo noi stessi e gli altri con un semplice gesto: il preservativo può salvare la vita.

“Use condoms, save your life” – Liz Taylor (durante il Freddie Mercury Tribute)