Sesta tappa Diario del Viaggio delle Stelle: oltre le cicatrici

di Redazione Smemoranda

Il viaggio delle stelle

Diario della sesta tappa del Viaggio delle Stelle, la lunga pedalata dei B.Livers con le e-bike che arriverà fino a Cortina dove porteranno la bandiera del Comitato Olimpico 2026.

Ogni tappa ha un valore, per la sesta è OLTRE LE CICATRICI.

Giovedì 30 maggio – 6° tappa
Susegana – Longarone – 55km

261 m di altezza, 190 m di lunghezza alla sommità. La guardiamo tutti dal basso, da lontano, poi da sopra e dal lato, in quella valle così stretta e angusta che sembra impossibile averci costruito dentro un colosso di cemento tanto imponente quanto infausto. Trovarsi faccia a faccia con la diga del Vajont riporta alla mente tutte le sensazioni di avere una cicatrice spiacevole impressa nella pelle. Oltre il muro di cemento una montagna spezzata, allungata in quello che una volta – per poco – era stato un lago, ci racconta la portata di una tragedia.

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Abbiamo pedalato per 55 chilometri in salita e discesa per conquistare questa prima cima, per leggere la mastodontica cicatrice con i nostri occhi, per ripercorrere fisicamente la tragedia di una regione, una nazione, una società. Alle spalle abbiamo la bellezza delle vigne di prosecco, dei grappoli timidamente assolati e degli abbracci di tanti amici che incontreremo nuovamente tra le montagne. Poi la strada, lunga e tortuosa, tutta da percorrere, insieme, al ritmo di tutti. Il morale è alle stelle, la volontà si rafforza ad ogni pedalata. Non si distingue più chi è in sella alle biciclette o chi segue o precede in auto. Siamo un gruppo, un meraviglioso gruppo, vestito di desideri ed entusiasmo, di tappe raggiunte e paesaggi ancora da scoprire.

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Gli occhi sono vivaci, i cuori aperti alla sorpresa e alla scoperta. Notiamo alberi spezzati dal maltempo e anse di fiumi che raccontano di momenti di aridità o di piena eccessiva. Il territorio parla, racconta, urla, e noi siamo in totale ascolto, con le ruote sull’asfalto e la famiglia intorno.

Maciniamo chilometri senza accorgerci, stupendoci degli scorci che ci accolgono dietro ogni curva, attraverso ogni albero. Il colore del lago di Santa Lucia ci lascia senza fiato, tra il turchese acceso e il verde smeraldo, tanto unico da sembrare una cartolina stampata. La sorpresa inaspettata ci si presenta mentre pedaliamo verso la tappa stabilita per pranzo, Ponte nelle Alpi: il Giro d’Italia sta percorrendo la nostra stessa strada in senso inverso. Il risultato? Le strade sono chiuse per le auto ma non per noi, che veniamo incitati ad arrivare a destinazione in fretta, prima degli sportivi professionisti.

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Ciascuno pedala per sé ma anche con tutti gli altri. Ci si aiuta, ci si sente vicini, ci si aspetta sempre. Pedalare insieme allunga i respiri. Le strade sembrano svuotate per noi, per lasciarci spazio, per facilitarci l’arrivo nel cuore del Vajont. Ci accoglie a Ponte nelle Alpi un capannello di locali eccitati dal nostro arrivo, un po’ perché ci confondono per atleti del Giro, un po’ perché chi è arrivato in macchina per primo, ha scaldato la piccola folla raccontando della nostra impresa. Stiamo facendo una cosa grande.

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Qualcuno dal web, un grande amico dei B.Livers, condivide con noi un pensiero che facciamo subito nostro: “Quando sei così matto da cercare le stelle di giorno e sotto le nuvole, la stella sei tu”. Noi. Tanto folli da crederci e tanto forti da raggiungere l’obiettivo. Con noi molte consapevolezze in più, le cicatrici che si manifestano come storie forti, presenti, annodate alle energie. L’arrivo a Longarone ci ricorda che domani ci sarà l’ultima tappa, che veramente ce la stiamo facendo, stiamo raggiungendo la cima, il sogno.

IL TRACCIATO
420 km, 7 tappe, 8 giorni in sella

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