Sex & the city 2

di Caterina Balducci

Recensioni
Sex & the city 2

Era più amato dalle over 25 di tutto il pianeta. Dentro, ci trovavi tutto: ironia, sesso– come non l’aveva mai raccontato nessuno – uomini, estro, dialoghi brillanti, bei vestiti e una città, New York, umanizzata, un vero e proprio personaggio, a fare da sfondo, più vivace che mai. In qualche modo, nonostante gli stili di vita delle protagoniste fossero abbastanza fuori dal comune, capitava di identificarsi con le loro storie, quando si imbattevano nell’uomo sbagliato, o in quello che sembrava giusto, quando erano in difficoltà, ma anche quando gioivano… Capitava, più di tutto, di identificarsi con quella complicità, solidarietà e affetto che legavano le quattro ragazze, in altre parole, con la loro ferrea amicizia femminile.

Ma poi, raggiunta la maturità dei personaggi, la serie finì, lasciandoci un velo di malinconia ma anche un assortito cofanetto di vecchie puntate da guardare, riguardare e citare a memoria. Eppure per i produttori il vuoto (economico?) era forse incolmabile e così ecco che le quattro paladine vennero resuscitate e fatte rivivere sul grande schermo. Sex and the city – The movie era già abbastanza estraniante: diversi i tempi, diversi i dialoghi, un’ imbarazzante operazione di product placement dove qualunque vestito-accessorio-oggetto era brandizzato e inquadrato in modo che non lo si scordasse più. Le protagoniste avevano perso la loro verve, ma, in fondo, quel brutto film ci aveva fatto trascorrere due ore divertenti e di pura evasione, nel ricordo dei bei tempi che furono. Fino a lì potevamo accettarlo.

Ma Sex and the city 2 è un’altra questione. Qui è una lotta all’ultimo minuto contro la noia e contro il senso di frustrazione per aver investito male una serata libera. Non c’è niente in questo film che ricordi neanche da lontano la genialità del telefilm. Sono tutti stanchi, imbolsiti, liftati e annoiati, pure loro. Carrie, la voce narrante, l’anima del telefilm, dopo aver tribolato per un decennio almeno per l’unico grande amore della sua vita, Mr. Big (archetipo del maschio sfuggente, e quindi irresistibile) ora che finalmente se l’è sposato è in crisi con le pantofole che lui ama calzare dopo una lunga giornata a Wall Street e con il cibo take-away. Poiché la ragazza nutre un’idiosincrasia profonda per i fornelli, infatti, il poverino è costretto a ordinare cibo d’asporto, ma a lei la cosa non va proprio giù e vede quest’abitudine, insieme al divano, al televisore al plasma e alle sopra citate pantofole, come i segnali inevitabili del declino del loro matrimonio. Ma la sorte si accanisce allo stesso modo anche sulle altre sventurate: la sex addicted Samantha si ritrova a combattere la menopausa a suon di ormoni e botox, la rampante Miranda è schiacciata dal sessismo del suo capo, mentre la perfettina Charlotte si riscopre non così perfetta quando ha a che fare con le sue bambine (e, non dimentichiamocelo, con una tata a tempo pieno). Ma almeno, fino a qui, (noia a parte) siamo sempre all’interno della rassicurante cornice di New York City. Il tutto precipita quando le quattro amiche si concedono un viaggio, ospiti di uno sceicco, in un lussuosissimo hotel ad Abu Dhabi. Da questo momento in poi si succedono improbabili gag degne della peggior commedia americana, nel tentativo di dispensare, in qua e in là, pillole di cultura mediorientale e – magari – sfiorare l’assai complessa questione femminile in quella parte di mondo, come quando, per esempio, le ragazze osservano sconcertate come si possano mangiare le patatine fritte avendo un velo davanti alla bocca; oppure quando Samantha viene arrestata per aver amoreggiato in un luogo pubblico… E non manca nemmeno il colpo di scena! Carrie incontra, nel labirinto del suk, il suo vecchio amore Aidan (la spettatrice che si rispetti si ricorda benissimo di lui) e la cosa la turba non poco. Peccato che non turbi per niente noi, così come non ci emoziona minimamente il bacio semi-appassionato che i due si scambiano… Se eravamo in cerca di emozioni, siamo entrate nella sala sbagliata.

E ancora, quasi a volere smentire il titolo, due grandi assenti: il sesso (se non nelle forzate allusioni di Samantha) e la city, cioè New York, tradita e dimenticata. E, ovviamente, tanto, tantissimo glamour, pubblicità ovunque, persino il Chrysler Building sembra ricoperto di Swarosky, così tanta pubblicità che quando esci giureresti di vedere borse Louis Vuitton e orologi Rolex appesi agli alberi. Ma a quel punto, se Dio vuole, la visione sarà finita. E potrai tornare ai tuoi affezionatissimi cofanetti.

(Ri)vogliamo il “sex” e la “city”!