Shawn Fanning, Napster e il filesharing

di Michele R. Serra

Rivoluzionari - Storie di Smemo
Shawn Fanning, Napster e il filesharing

La musica ha sempre parlato di libertà, e i cantati hanno sempre parlato della libertà come di un fatto positivo. Però chissà se qualcuno di loro ha pensato che in alcuni rari casi la libertà non è sempre un bene. Chissà se qualche musicista l’ha pensato, quando ha visto che la musica diventava davvero libera, free, ma nel senso anglosassone del termine: cioè libera, ma anche gratis.
La parola è la stessa in inglese, ma c’è un mondo di differenza. Bè, oggi la realtà dei fatti è che la musica è gratis. Puoi scegliere di pagarla, in qualche forma, oppure scegliere di rubarla. Perché è lì, a pochi clic di distanza. Non siamo qui a discutere se questo sistema sia giusto o sbagliato, ma dobbiamo prenderne atto. E se la musica oggi è così, la responsabilità di questo cambiamento epocale ricade principalmente – anche se non esclusivamente – sulle spalle di un uomo, che ha visto il futuro della musica nell’era di internet. Mica tanto tempo fa, eh. Neanche vent’anni.

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Nel 1996 il modo per avere musica era il seguente: aprire la porta di un negozio, parlare con una persona, che generalmente disprezzava te, il tuo aspetto e soprattutto il tipo di musica che ascoltavi, aprire di conseguenza il portafogli e portarti conseguentemente a casa un oggetto di forma rotonda o in più rari casi rettangolare, che solo grazie alla mediazione di uno stereo avrebbe preso vita. Ma sul finire degli anni Novanta le cose sono cambiate più velocemente di quanto chiunque avesse previsto, e la trasformazione avrebbe travolto un’intera industria. Una valanga partita dalla camera di un ragazzo appena diciottenne, Shawn Fanning.

L’invenzione di Napster

Shawn era nato nel 1980 in una piccola città del Massachussetts, non certo il centro del sogno americano. La sua famiglia era appena un gradino sopra lo status di senzatetto, perché in effetti un tetto ce l’aveva, ma dieci persone in tre stanze non si può definire un punto di partenza privilegiato. Però in qualche modo lo zio John era riuscito a uscire da quella spirale di povertà, diventando un piccolo imprenditore del settore dei videogame, e aveva regalato al suo nipote preferito Shawn, ormai diventato adolescente, un computer. Siccome Shawn non si limitava a giocare, ma provava a programmare ed era affascinato da internet, lo zio John continuò ad aiutarlo economicamente, soprattutto nel periodo degli studi. E così, nella sua stanza di studente del primo anno della Northeastern university di Boston, Shawn ripagò la fiducia dello zio, programmando un software capace di ricercare e scaricare i file musicali mp3 che stavano diventando il nuovo modo di ascoltare musica online.

Il primo giugno del 1999 Shawn mandò la versione beta di Napster a una trentina di amici conosciuti in chat con i quali era in contatto. Chiese a tutti di tenere segreto per un po’ il suo progetto, ma gli amici non mantennero la promessa: dopo una settimana, circa 15.000 persone avevano installato napster sul loro pc.

L’origine della pirateria musicale

Il resto della storia, bè, è un po’ più complicato: Napster è diventato una vera azienda, ma è stata presto distrutta dalle cause legali intentate dall’industria discografica e da singoli musicisti, tipo I Metallica e Dr.Dre. Shawn e lo zio John non sono rimasti amici. Shawn ha provato altre strade, di cui una, il social network dedicato ai gamer, Rupture, gli ha fatto guadagnare una decina di milioni di dollari grazie all’acquisto da parte della Electronic Arts.

Ma queste sono, tutte quante, altre storie.

Rimane quel salto quantico dell’anno 1999, quando Shawn Fanning trasformò qualcunque ragazzo da ascoltatore più o meno passivo a edonista musicale, con una libertà di scelta e di consumo pressoché infinita. Una libertà che a qualcuno è costata molto, certo. E infatti stiamo ancora cercando di trovare un punto di equilibrio tra i diritti di chi ascolta e la possibilità di sostentarsi per chi fa musica, in una battaglia spesso aspra. Ma del resto, le rivoluzioni non sono mai state un pranzo di gala.