Nostalgia istantanea: Il silenzio degli innocenti

di Redazione Smemoranda

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Allora, l’anno prossimo saranno trent’anni dalla notte in cui Il silenzio degli innocenti ha vinto l’Oscar come miglior film. E c’è una domanda che ci ronza in testa.

La domanda è: ma Hannibal Lecter fa ancora paura? Negli anni Novanta la gente al cinema andava fuori di testa, per Lecter. Il direttore di un cinema americano ha raccontato che aveva dovuto accompagnare personalmente una coppia alla loro macchina, perché si rifiutavano di andare nel parcheggio da soli. I giornali hanno scritto di gente che vomitava in sala (ma magari era solo una questione di quegli orribili pop-corn zuccherati che la gente si ostina a mangiare). Questo in America. In Inghilterra invece ci fu un’ondata di indignazione la prima volta che il film fu programmato alla televisione, nonostante il fatto che fosse stato pure censurato.

Hannibal Lecter fa ancora paura?

Ecco, quindi nel 1991 Il silenzio degli innocenti era considerato un film scioccante, però adesso se andate a vedere tipo per comprare il dvd su internet, vi viene fuori: Classificazione: film per tutti. Ma come, per tutti? Cioè, il film non è mica cambiato. C’è sempre Buffalo Bill che sta facendo una strage, c’è sempre la giovane poliziotta Jodie Foster costretta a subire la compagnia di Antony Hopkins. Ma allora siamo noi che siamo cambiati? Siamo noi che non ci facciamo più impressionare dai serial killer mangiafaccia? Sono stati tutti gli horror che abbiamo visto negli ultimi trent’anni? O sono stati gli ultimi due anni in particolare che ci hanno desensibilizzato?

Non lo so, non so cosa sia successo, ma sicuramente quando è uscito Il silenzio degli innocenti, beh, il dottor lecter era un tipo piuttosto interessante. Ma soprattutto era qualcosa di nuovo, perché era diverso dagli altri mostri del cinema, no? Freddy Krueger, Faccia di cuoio, Michal Myers con la maschera bianca, insomma tutti quelli lì si vedeva lontano un miglio che erano dei pazzi criminali. Invece il dottor Lecter, beh, se lo incontravi così, per strada, un signore di mezza età, anche colto, quell’aria inglese, non ti faceva subito l’impressione del cannibale. Era il serial killer borghese, e questo lo rendeva molto peggio degli altri.

Un buon Chianti?

Però anche quella particolarità di Hannibal Lecter si è normalizzata, perché ormai il serial killer come idea per un film o una serie è qualcosa di normale. Quanti ne abbiamo visti sullo schermo, in questi trent’anni. E allora sì, è chiaro che ci siamo abituati. Perché tutto è show business e tutto è commercio.

Così, negli Stati uniti la catena di cinema Alamo, che è famosa perché mentre guardi il film ti servono anche da bere e da mangiare, ha messo in menu una bottiglia di vino italiano perfetta per gli horror. Che ci crediate o no, si chiama Cannibal Chianti.