Discutibili e sfrontati, I Simpson non sono solo un cartone

di Valerio Fiormonte

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Discutibili e sfrontati, I Simpson non sono solo un cartone

 

Grazie alla nuova piattaforma di streaming Disney+ possiamo apprezzare anche le serie TV animate: tra queste, una menzione particolare spetta alla ultra-ventennale I Simpson.

Non appena viene nominato l’universo dei Simpson non si può fare a meno di pensare a tutti quegli strani personaggi simil-umani di colore giallo. A primo impatto, I Simpson possono sembrare un cartone diseducativo e non adatto a un adolescente (figuriamoci per un bambino), a causa dei suoi contenuti discutibili e spesso anche volgari. Ma non c’è niente di più sbagliato: non è “solo” un cartone, motivo per cui il suo pubblico non ha assolutamente età, anche per quanto riguarda i contenuti. Andiamo però con ordine.

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I Simpson nasce come sitcom animata negli USA nel 1987 grazie alla matita di Matt Groening (autore anche di Futurama) e narra le vicende di una famiglia apparentemente normale che vive nella cittadina di Springfield:
Homer Simpson è il capofamiglia, dipendente in una centrale nucleare e, di base, dotato di poco cervello;
Marge Simpson è la moglie, indimenticabile per la sua capigliatura blu che sale verso l’alto;
Bart Simpson, il primogenito, non ama andare a scuola ed è il classico bambino sfrontato e ribelle;
Lisa Simpson, la secondogenita, è la genietta della famiglia, sempre perfetta, mai una parola fuori posto ed una mente eccellente per la sua età;
Maggie Simpson è la più piccola, una neonata che però a sprazzi mostra segni di estrema intelligenza.

In oltre venti stagioni, la famiglia affronta praticamente qualsiasi tipo di avventura possibile, ognuna che supera senza sforzo i limiti del realistico (stiamo pur sempre parlando di un cartone) e che ogni tanto ci ferma però a riflettere. I Simpson infatti sono una grande e perenne critica alla società statunitense che li ha fatti nascere (e a molte altre società simili in generale), affrontando continuamente temi importanti quali:
lo sfruttamento dei lavoratori, attraverso il capitalismo esagerato del signor Burns, il miliardario capo di Homer;
l’alcolismo, con il personaggio di Barney;
la superficialità dei media, con il giornalista Kent Brockman;
il bigottismo religioso, con il vicino di casa Ned Flanders;
il bullismo, con il giovane Nelson;
la condizione di abbandono degli anziani, con il nonno Abraham Simpson ed i suoi compagni.

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Nelson e Bart

La genialità di questo cartone sta nel fatto che questi temi non vengono denunciati esplicitamente, ma vengono estremizzati fino a farli diventare ridicoli, sfruttando ironia e sarcasmo: in questo sta la spiegazione della componente apparentemente diseducativa, perché può sembrare che vengano trattati in maniera superficiale, quando non è assolutamente così.

Oltre a trattare temi importanti, ne I Simpson ci sono numerosi riferimenti artistici e culturali esterni, ad esempio “ospitando” numerose caricature di personaggi famosi (oltre 100 dall’inizio della serie): dalle band musicali come Green Day e Coldplay all’astrofisico Stephen Hawking, fino al papà di Facebook Mark Zuckerberg ed a J.K. Rowling, la scrittrice di Harry Potter. Inoltre ci sono continui riferimenti ai film, come “Quei bravi ragazzi”, “Il Padrino”, “Pulp Fiction” e “Arancia Meccanica”.

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Stephen Hawking in una puntata de I Simpson

Da qualche anno sui social spopola una sorta di “meme” riguardanti la famiglia di Springfield, dove ogni volta si menziona la capacità di questa serie di “prevedere il futuro”; secondo questo trend, infatti, I Simpson aveva previsto alcuni eventi come:
la presidenza di Donald Trump, nell’episodio “Bart to the future” del 2000;
la crisi economica della Grecia (nel cartone ironicamente dicono che l’Europa l’ha messa su eBay);
la vittoria della Germania contro il Brasile ai Mondiali di quell’anno (2014).

Insomma, che lo reputiate solo un cartone o che pensiate sia un cartone diseducativo, mi spiace contraddirvi: 34 Emmy Awards, menzione come miglior serie TV del secolo scorso su TIME, stella nella Hollywood Walk of Fame, la serie TV statunitense con più episodi (oltre 600). Che dire più di così?