Nostalgia istantanea: Space Jam (e Michael Jordan)

di Redazione Smemoranda

News

Michael Jordan? Il più grande di tutti i tempi, certo. Mica solo per lo sport, ma anche per i soldi, le scarpe, tutto. Il mito di Jordan è lì, inattaccabile: non solo sportivo, ma anche pop. Eppure quel mito non sarebbe stato lo stesso, senza un film. Space Jam.

Quando durante l’estate (metà luglio, se tutto va bene) uscirà il nuovo Space Jam 2: New Legends, sarà certo un evento, per il mondo del cinema hollywoodiano che sta provando a riprendersi dalla crisi del coronavirus. Ma a dirla tutta non abbiamo grandi aspettative sul film, e soprattutto siamo certi che difficilmente potrà diventare grande come il predecessore.

Space Jam 2? Non sarà grande come Space Jam

Certo, ci sarà Lebron; ci sarà Bugs Bunny; ci sarà pure l’altro Michael (B.) Jordan, l’attore, ma insomma, è già chiaro che il mito del primo film non può essere messo in ombra. Space Jam ha scolpito il mito di Michael Jordan (non l’attore). Che a dirla tutta era un diventato un po’ opaco, nel 1996.

Lo scopo primario di Space Jam, nel 1996 era rilanciare i personaggi dei Looney Tunes a beneficio di una nuova generazione di spettatori. E ha funzionato, vista la vagonata di soldi fatta con merchandising e campagne pubblicitarie: si parla di un indotto di sei miliardi di dollari generato dal film. Non è malissimo.

Space Jam ha rilanciato Michael Jordan?

L’altro scopo era quello di ridare smalto al mito di Michael Jordan. Per carità, non che fosse in discussione il suo status di più grande giocatore di basket della storia NBA, ma la sua immagine era un po’ ammaccata. Si diceva che fosse dipendente dal gioco d’azzardo, si era ritirato dal basket professionistico dopo la morte del padre nel 1993, era andato a giocare a baseball nelle leghe minori, così così. E poi era tornato ai Bulls, ma alla fine della stagione 1994-’95 non sembrava più “Dio travestito da Michael Jordan”, come aveva dichiarato Larry Bird dopo una partita qualche anno prima. Si diceva che fosse sul viale del tramonto. Niente di male, perché insomma aveva già vinto tanto, stabilito dozzine di record, era stato il numero uno. Poteva andare bene così. E invece.

Girato l’estate dopo il ritorno un po’ deludente di Jordan nel 1995, il film fu un punto di svolta per la carriera di Michael. Finito di girarlo, Jordan tornò magicamente quello di prima, e forse anche meglio. Altri tre titoli Nba lo attendevano nei tre anni successivi. Quando il film uscì nel 1996, i Bulls avevano già ricominciato a trionfare, e appena stabilito il record della lega per il maggior numero di vittorie in una stagione regolare (un record che sarebbe durato vent’anni). Forse è solo suggestione, ma sembra proprio che la carriera del più grande campione della storia americana sia stata salvata da un coniglio.