Spider-Man: Far from Home

di Michele R. Serra

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Spider-Man: Far from Home

Spider Man: Far from Home, il primo film Marvel dopo la scorpacciata di Endgame, è diretto da Jon Watts, cioè lo stesso regista che aveva firmato il precedente Spider Man: Homecoming. Far from Home però è un titolo lievemente fuorviante: se pensiamo a tutto quello che era successo in Infinity War, beh, lì sì che l’Uomo Ragno se n’era andato lontano da casa. Qui invece va solo in gita scolastica in Europa.

Sì, perché Peter Parker, ricordiamocelo, è comunque un ragazzo di sedici anni che va a scuola, si innamora delle sue compagne di classe, e fa delle cose normali. Poi non so se sia normale per una scuola americana prendere 15 studenti e portarli in un mega-tour tra Venezia, Parigi e le altre capitali europee dell’arte e della cultura. Cioè, a me la scuola ha portato a Venezia, ma insomma… per noi era un po’ più facile, no? Non è che mi hanno mai portato a New York, tipo. Comunque.

Al di là della plausibilità della situazione, il viaggio d’istruzione (che poi diventa solo distruzione, ovviamente) serve al film per offire una serie di fondali da cartolina ai salti di Spider-Man, che qui se la gira tra i canali, prende le gondole e i campanili con le ragnatele, cose così. Per il resto, siamo più o meno in un territorio conosciuto. Il film ha lo stesso tono leggero visto nel precedente Homecoming, che era molto giusto perché trovava il giusto – appunto – mezzo tra l’oscurità tragica di Endgame e gli eccessi comici, ad esempio di un Thor: Ragnarok. È un vero ritorno alla normalità Marvel, un sorbetto per pulirsi la bocca dopo aver mangiato troppo: Endgame era la scorpacciata, questo serve un po’ a resettare la situazione. Ormai è difficile per un qualsiasi film Marvel sfuggire alla sua natura di, come dire, è solo un capitolo di un romanzo più grande, una puntata di una grande serie.

Il che non significa però che non possiamo goderci Spider-Man: Far From Home.

Ce lo possiamo godere perché ha un cast molto ben scelto, a partire dai protagonisti Tom Holland e Zendaya. Lui lo conosciamo abbastanza bene: ventidue anni, inglese, faccia pulita, atleta pazzesco perché di formazione è un ballerino (infatti ha interpretato Billy Elliot a teatro, come prima esperienza importante sul palcoscenico). Lei invece si lancia in modo importante per la prima volta grazie a questo film, ma in America è già molto famosa: ventidue anni anche lei, ha iniziato a recitare giovanissima per le produzioni televisive della Disney, poi è stata una delle protagoniste di quel mega video / film che era Lemonade di Beyoncé, ha fatto dei dischi suoi… insomma, a poco più di vent’anni ha già una carriera importante. E insieme i due sono molto giusti.

Piccola parentesi.

Adesso per ogni film Marvel c’è una campagna di comunicazione che dice: mi raccomando, critici, giornalisti, evitate gli spoiler sulla trama! C’è una grande sorpresa al centro del film, e riguarda il personaggio interpretato da Jake Gyllenhall, cioè Mysterio! Ecco, non sarò io a fare spoiler, non vi preoccupate, ma… per qualsiasi fan della Marvel, beh, la grande sorpresa su Mysterio non è una gran sorpresa. Non serve neanche aver letto i fumetti dell’Uomo Ragno, a dire il vero. Basta avere a disposizione quella nuova tecnologia chiamata Google e cercare “Mysterio” per avere – diciamo così – degli indizi abbastanza importanti su quello che vedremo sullo schermo.

Tornando al film.

Spider-Man: far from home è un tipico blockbuster pop dei nostri tempi, una storia romantica semplice raccontata con toni brillanti e impacchettata dentro una grande avventura supereroica. Però c’è anche un livello più profondo di lettura che potrebbe fare davvero la felicità di critici e – perfino – semiologi, perché questo film è uno dei più metacinematografici di tutta la saga Marvel. Intendiamoci, i film della Marvel sono sempre molto autoriferiti, ma in questo Spider-Man le cose diventano ancora più esplicite: fino al punto che i personaggi sembrano riflettere sul fatto che sta diventando sempre più difficile fare un film di supereroi dopo l’altro. Ad esempio si chiedono: Ma questo supercattivo nuovo che è arrivato, è una minaccia di livello Avengers? Sembra quasi siano consapevoli di essere dentro a un film che cerca di inventarsi qualcosa di abbastanza forte da attirare l’attenzione dei fan della Marvel, ormai rotti a ogni esperienza.

La risposta, in breve: ce l’hanno fatta anche questa volta.