Smemopedia dei fumetti: Spider-Man

di Michele R. Serra

Smemopedia del fumetto - Storie di Smemo

Spider-Man è il personaggio che ha stravolto il mondo dei supereroi americani, e ha portato la Marvel a diventare un pezzo di storia culturale. Come? Beh, per cominciare, con la frase “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

Fino ai primi anni Sessanta, i supereroi non avevano responsabilità, ma solo poteri. Erano davvero super, ed erano davvero eroi, nel senso che avevano sempre ben chiara quale fosse la loro missione, che si chiamassero Superman o Capitan America. E risolvevano i problemi degli altri, senza crearsene di loro. Ma questo è solo fino agli anni Sessanta. Perché si sa, gli anni Sessanta hanno cambiato molte cose.

Mica solo la musica, o il cinema, o la letteratura. Anche, ad esempio, i fumetti. E la rivoluzione nei fumetti arriva proprio all’inizio del decennio, nel 1961. I suoi protagonisti però non sono ragazzi, giovani idealisti, ma uomini ormai fatti, professionisti il cui obbiettivo è più che altro quello di pagare l’affitto, o il mutuo, e mantenere la famiglia. Che per farlo dovessero scrivere e disegnare storie assurde, bè quello era solo un fatto accidentale.

L’idea di Stan Lee e Steve Ditko

Stan Lee ad esempio, ai tempi aveva già 38 anni, e da almeno venti scriveva fumetti. Un ragazzo ebreo di New York che aveva vissuto il boom dell’industria del fumetto, aveva fatto la bella vita per un po’, ma adesso… il settore sembrava entrato in crisi. C’era bisogno di idee nuove per dare una scossa alle vendite, e così Stan si era messo insieme al suo vecchio amico, il disegnatore Jack Kirby, e aveva creato una serie di personaggi che stavano facendo impazzire i teenager americani. Erano diversi da tutti i supereroi che avevano vissuto prima sugli scaffali delle edicole americane, e rispondevano ai nomi di Fantastici Quattro, Thor, Hulk. Dopo un anno di successi, sull’onda di quell’entusiasmo creativo, nel 1962 Stan Lee avrebbe dato forma al suo capolavoro, il personaggio capace di definire l’universo Marvel che Lee stava creando. E cambiare il fumetto americano tutto.

La forza del nerd

Quello che rendeva Spider-Man diverso da tutti gli altri supereroi non era il potere, ma il ragazzo che stava dietro la maschera. Peter Parker già nella prima vignetta delle sue avventure era circondato dalle risate di scherno, isolato dai suoi compagni di scuola più belli e atletici, uno sfigato senza appello. Ha solo due persone che gli vogliono bene, i suoi anziani zii, e alla fine della prima storia sarà già riuscito a farne uccidere uno, lo zio ben. Roba da rimanere col senso di colpa per tutta la vita.

Ma non era solo la forza drammatica e tragica del personaggio, non era solo l’idea di rappresentare un emarginato che nonosante avesse ottenuto finalmente un po’ di potere doveva lottare ogni giorno per sfuggire al suo destino. C’erano anche i disegni, dell’americano Steve Ditko, che non amava i personaggi nerboruti: i suoi erano magrolini, mai davvero belli e stranamene tendenti allo strabismo. Eppure nonostante il protagonista sfigato, con il portafogli vuoto, la zia malata, il capo che lo maltratta al lavoro, l’Uomo Ragno è un fumetto incredibilmente divertente. Questo contrasto tra comico e drammatico è stata l’idea capace di proiettare il personaggio dell’Uomo Ragno avanti di mezzo secolo rispetto agli altri, verso la modernità. E infatti mezzo secolo dopo è ancora lì che si prende a pugni con i cattivi.

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