Il miglior film di Spider-Man è un cartone

di Michele R. Serra

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Il miglior film di Spider-Man è un cartone

Spider-Man: Un nuovo universo è davvero nuovo, in tutti i sensi. Ma andiamo con ordine.

Ormai ogni volta che qualcuno si avvicina all’Uomo Ragno per portare il personaggio al cinema (per l’ennesima volta), noi che abbiamo letto le sue avventure nei fumetti e sappiamo che rappresenta la quintessenza di ciò che amiamo nell’universo Marvel, beh, ci avviciniamo ai nuovi film con un po’ di timore. Timori giustificati, perché sia Peter Parker che i suoi comprimari – vedi Venom – non sono stati trattati molto bene negli ultimi anni dalla Sony Pictures che ne detiene i diritti.

Invece il nuovo Spider-film firmato Sony è un cambiamento di rotta importante. E soprattutto è bellissimo, una dimostrazione che anche con idee vecchie si possono fare cose completamente nuove ed esaltanti, anche nel mondo della Hollywood ad alto budget, quella dei filmoni che siccome-costano-tanto-è-meglio-non-rischiare.

Che questo Spider-Man sia nuovo si capisce dal titolo; si capisce dal fatto che è un cartone animato, non un film dal vero; si capisce perché l’Uomo Ragno non è Peter Parker, ma un ragazzino afro-ispano-americano, di nome Miles Morales.

Intendiamoci, nel film c’è anche Peter Parker, e ci sono un sacco di altri uomini ragno, pescati dalla storia più o meno recente Marvel, versioni alternative del personaggio che meglio rappresenta l’unione tra dimensione cosmica e dimensione umana che ha fatto la fortuna dei supereroi creati da Stan Lee e dai suoi collaboratori/successori nell’ultimo mezzo secolo.

Detta così, sembrerebbe che questo Spider-Man: Un nuovo universo sia fan service per nerd. In un certo senso lo è, visto il modo in cui rispetta la natura profonda dei personaggi che mette sullo schermo. Però il fan service serve solo a rendere più profondo il discorso, ad aggiungere un messaggio in più per chi lo sa cogliere, perché il film rimane godibilissimo per chiunque, anche per chi non ha idea di chi sia l’Uomo Ragno. Ammesso che, in un mondo in cui i film della Marvel rappresentano il maggior successo di tutta la storia del cinema, ci sia ancora effettivamente qualcuno che non sa chi è l’uomo Ragno.

Spider-Man: Un nuovo universo è frutto soprattutto dell’inventiva dei produttori esecutivi Phil Lord e Christopher Miller, che già ci avevano regalato quella piccola perla pop di The Lego Movie. Anche qui come in quel film c’è una sceneggiatura a orologeria, divertente, precisa, emozionante (tra l’altro Lord figura anche come co-sceneggiatore). Però non è solo una questione di scrittura. C’è anche una tonnellata di stile nuovo (ancora).

Da quando la Pixar ha mandato sugli schermi di mezzo mondo Toy Story, nel 1995, ha creato una specie di codice visivo che ha imposto quale sarebbe stato l’aspetto di tutti i cartoni animati dei vent’anni successivi, con al massimo piccole variazioni. Qui invece si prova a portare l’animazione mainstream in una nuova direzione, cercando di imitare le tipicità della pagina a fumetti attraverso il cinema. E in più mettendoci un sacco di modernità, nei colori, negli effetti di luce, e perfino in uno strano effetto che all’inizio ti fa quasi pensare che stai vedendo un film in 3D e ti sei dimenticato gli occhiali. Non è una rivoluzione, ma un modo di ricordarci che con l’animazione digitale in teoria si può fare tutto quello che si vuole, quindi perché non provare a essere più creativi, invece che meno?

Ecco, è solo una delle tante lezioni che insegna questo inaspettato capolavoro, che può fare felice qualsiasi spettatore dai sei anni in su.