Recensioni
Split

Tante cose si possono dire del regista M.Night Shyamalan, enfant prodige del cinema americano che da quando aveva meno di trent’anni, alla fine dei Novanta, è diventato uno dei registi star di hollywood.

Una delle più gettonate tra le cose-che-si-dicono-di-lui è tipo “una volta era meglio”, tipo che non ha mai più fatto un film degno di quelli che gli hanno dato la fama (cioè fondamentalmente Il sesto senso e Unbreakable). Ok, può anche darsi. Però non si può dire che non sia capace di far divertire il pubblico.

Negli ultimi anni Shyamalan sembra avere finalmente trovato la sua nicchia. Cioè quella – se volessimo darle un titolo non richiesto – dei “grandi film di serie B”.

Era un grandioso film di serie B il suo penultimo The Visit, che remixava in modo perfetto l’idea (ormai stravista) dell’horror found footage alla Paranormal activity. È un grandioso film di serie B anche questo suo ultimo Split, un thriller psicologico che si colloca in un punto imprecisato tra “versione ansiogena delle origini di un supereroe” e “classica storia di ragazzine-rapite-da-maniaco”.

Split è il classico film di M. Night Shyamalan proprio perché è di genere imprecisato – qualcosa a metà tra fantastico, horror, thriller – e perché si fonda quasi completamente sulla scelta degli attori. Nel senso che è girato tutto in poche location, quasi nessun esterno, non conta sul fascino dei grandi spazi, delle ambientazioni, della grandosità delle immagini. Conta invece un sacco sulle facce dei protagonisti. Particolarmente su quella di un attore della generazione dei trentenni che sta conquistando Hollywood, e cioè James McAvoy: qui sa di dover fornire un pezzo di bravura, e ci mette davvero l’anima. Il suo personaggio è un uomo dalla personalità multipla: si capisce che per un attore avere questa opportunità è, come dire, il massimo. Dieci personaggi in uno solo, controllati solo dalla tua capacità di recitare.

Ok, magari la premessa dell’uomo con 24 personalità è un filo ridicola. Ma Split è uno di quei prodotti che ti fanno divertire se non ci pensi troppo sopra, e ti godi tutti quei piccoli dettagli che Shyamalan dissemina in ogni inquadratura: troveranno un senso, tutti quanti. E poi magari non ci sono quei super colpi di scena a cui il regista ci ha abituato, ma pazienza: il film è estremamente divertente senza voler essere in alcun modo ironico o leggero (anzi, al contrario).

Ah, non alzatevi troppo in fretta al termine del film. Il finalino è il miglior dessert cinematografico di questo inizio anno.