3 cose che (forse) non sai su Star Wars

di Michele R. Serra

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3 cose che (forse) non sai su Star Wars

 

Era cominciata come una favoletta fantascientifica, è diventata un successo mostruoso. La saga di Guerre Stellari non è andata solo oltre qualsiasi previsione di successo commerciale (anche George Lucas, che ha creato la saga, non si aspettava tanto). Star Wars è entrato nella nostra vita, e tutti ne sappiamo qualcosa. Molti ne sanno tantissimo, soprattutto delle storie che si sono viste sullo schermo. Ci sono però tante storie anche dietro e intorno a Star Wars, che forse sono meno conosciute.

1 – Il più grande film di sempre l’ha costruito un gruppo di ragazzi

Star Wars ha cambiato la storia degli effetti speciali, soprattutto. Dietro questo cambiamento ci sono tre lettere: I, L e M. Industrial Light & Magic, azienda specializzata nella produzione di effetti visivi all’avanguardia, nata con  l’Episodio IV – Una nuova speranza. E, a dispetto delle galassie lontane, nata in un magazzino della periferia di Los Angeles.

Dunque.

Nei primi anni Settanta George Lucas aveva un problema: nessuna casa di produzione sembrava voler acquistare il film che aveva concepito, e che aveva un titolo tipo Le avventure di Luke Starkiller. Era un film di fantascienza, ma in quel periodo Hollywood voleva storie oscure in un’ambientazione realistica, voleva Taxi Driver e Serpico, mica un racconto romantico di dame e cavalieri ambientato nel futuro spaziale, con astronavi e robot. Poi, dopo il successo del suo secondo film American Graffiti, la 20th Century Fox decide: ok, il film stellare firmato Lucas si può fare.

Problema risolto? No, perché non era quello IL problema di George. Il problema era che, per come era stato concepito, il film era irrealizzabile. Semplicemente, le idee del regista non potevano prendere vita sullo schermo, perché non esisteva la tecnologia per produrre quegli effetti speciali. Ecco perché George Lucas prese un gruppetto di giovani ingegneri appena diplomati, e li chiuse dentro il famoso magazzino alla periferia di Los Angeles di cui si parlava poco sopra.

Avevano 25 anni di media, i ragazzi che lavorarono al primo Star Wars, e per la maggior parte non avevano mai avuto a che fare con la produzione di un film. Però si misero d’impegno (e probabilmente un po’ di talento da qualche parte l’avevano). Costruirono quasi dal nulla computer, cineprese e tutto quello che serviva per fare quel film. Con quel materiale girarono 800 inquadrature, un pezzo di storia del cinema. Dal maggio del 1977, nessuno se le sarebbe dimenticate.

Negli anni successivi, quel piccolo team di scappati di casa sarebbe diventato una vera azienda, uno studio. La Industrial Light & Magic ha creato, nel corso dei quasi quarant’anni successivi, gli effetti speciali per 320 film, più o meno. I dinosauri di Jurassic Park, le curve di Jessica Rabbit, gli androidi di Terminator. E ancora supereroi, robot trasformabili, fantasmi che perdono muco verde, alieni dal cervello enorme, transatlantici che colpiscono iceberg, mummie, maghetti bambini che volano sulle scope. Dietro tutte queste cose c’è il lavoro della Industrial Light & Magic, ILM, tre lettere che identificano i responsabili della più grande rivoluzione del cinema dopo l’avvento del sonoro. Oggi, che ci piaccia o no, il digitale è il cinema. Non sappiamo quale sarà la prossima rivoluzione, ma senza dubbio i rivoluzionari saranno ragazzini geniali, come quelli che negli anni Settanta avevano mollato tutto per aiutare un regista visionario poco più grande di loro.

2 – La Forza esiste (se ci credi)

La Forza è al centro di tanti discorsi e attraversa tutta la saga di Star Wars: essenza di tutta la sua mitologia, quella energia vitale che regge il cosmo, che sovrintendende alla vita, la luce del bene e della ragione. E non c’è da stupirsi che qualcuno abbia fatto diventare il culto della Forza una religione vera. Cioè, più o meno. Il jedismo, in effetti, esiste, anche se non sappiamo bene quanto i suoi adepti ci stiano prendendo in giro. Rimane la notizia che nel 2001 il governo inglese propose ai cittadini britannici un censimento nazionale, e tra le domande si chiedeva anche quel fosse l’orientamento religioso di ognuno. Bè, lo 0,8% della popolazione britannica si dichiarò jedista: più di quelli che si dichiararono buddhisti, ad esempio. Probabilmente era solo un modo per protestare contro quel censimento e quella domanda, ma a noi piace pensare che in fondo, qualcuno che vuole fare il cavaliere Jedi esista davvero.

George Lucas, il creatore di Star Wars, è stato un bambino nella California degli anni Cinquanta, cresciuto tra lo schermo dei cinema e le pagine dei fumetti. Certo, frequentava con la famiglia una chiesa metodista, ma le sue biografie lo descrivono come un ragazzino per nulla interessato alle funzioni domenicali. Lucas scrisse il primo Guerre Stellari subito dopo la rivoluzione culturale degli anni Sessanta, che aveva ridotto di molto lo spazio dedicato alla religione. Eppure, nonostante tutto questo, mise al centro della sua saga più famosa un messaggio che, da qualsiasi parte lo si guardi, è un messaggio religioso. Esiste qualcosa di più grande di noi, che dà forma all’intera galassia. E così all’interno del mondo di Guerre Stellari sono rappresentate diverse visioni religiose. Anche quella di chi, come Han Solo già nell’episodio IV, non crede nella Forza e nel suo lato oscuro: un profano che sopravvive occupandosi del mondo concreto, e non si interroga sul senso ultimo delle cose che vede girando per le sterminate galassie.

Al di là di ogni interpretazione religiosa più o meno sensata, il punto che rende davvero affascinante la forza, bè, è il Lato Oscuro, che permette di ottenere capacità che sono considerate non naturali: l’idea che l’uomo possa farsi da sé, travalicare i propri limiti come un moderno Prometeo, magari arrivando a negare la distinzione tra bene e male. La Forza è ambigua, come la sua interpretazione. Ma senza dubbio la Forza è qualcosa su cui è meglio non scherzare.

3 – Costruire una spada laser? Si può!

Sarà anche banale, ma di tutte le icone di Star Wars, ce n’è una che vince su tutte. Certo, è la serie di film che ha fatto fare più wow al cinema degli ultimi quarant’anni, e di cose mitiche ce ne sono, ma una è più iconica delle altre. La vediamo bene per la prima volta a una mezz’oretta dall’inizio del primo Episodio IV: la spada laser.

Già la definizione di Obi Wan Kenobi, la prima volta che la descrive a Luke, rende l’idea. E da una parte sembra ovvio che un cavaliere, in qualsiasi parte dell’universo si trovi, in qualsiasi tempo si trovi a combattere, bè per combattere usa una spada. Ma fin dall’inizio si capisce che la spada laser è qualcosa di più. Più della frusta di Indiana Jones, più della bombetta del coreano Oddjob in 007 Goldfinger, più del martello di Thor. La spada laser è l’arma da cinema per eccellenza. La spada laser è il cinema.

Le parole di George Lucas, quando gli è stato chiesto di raccontare come fosse arrivato alla spada laser, sono state semplici: “avevamo un gruppo di eroi che erano sopra tutto quanto, che volevano solo mantenere la pace nella galassia, che non avevano loro fini personali. Avevamo bisogno di un simbolo che rappresentasse l’onore, e tutto il lato romantico del combattere, perché Star Wars è una saga fantastica, ma soprattutto romantica. E doveva avere un qualcosa di antico rispetto al resto del mondo di Star Wars”.

La spada laser adesso si dice lightsaber che fa più figo (come l’uomo ragno si dice Spider-Man e i Fantastici Quattro sono i Fantastic Four). La spada laser, dicevo, se ve la volete costruire, youube è pieno di filmati di gente che vi spiega come fare, spesso con grande entusiasmo.

Ma in realtà poi è dura che sia davvero come quella del film.

Quella del film ha un’elsa composta di metallo intergalattico, da cui fuoriesce un raggio di plasma contenuto da un campo di forza che dà forma di lama al suddetto raggio plasma. Se ti taglia un braccio, insomma, cauterizza al volo, ma il risultato non è piacevole lo stesso.

Nella realtà a inventare la spada laser sono stati i cavalieri Jedi di George Lucas, cioè prima l’animatore Nelson Shin, che ha dato alla spada vita sullo schermo con la tecnica del rotoscoping, cioè in pratica animandola fotogramma per fotogramma sopra la pellicola del film. E poi il sound designer Ben Burtt, che per inventare il suono che il suo collega Shin aveva in mente ha passato un microfono non schermato di fronte a un televisore dell’epoca, registrando il disturbo di frequenza che si creava. Ecco, forse è una spiegazione che toglie un po’ di meraviglia all’idea della spada laser, ma rimane estremamente affascinante.