Stella Burns Stella Burns loves you

di L'Alligatore

Recensioni
Stella Burns – Stella Burns loves you

Quello che colpisce di più nell’esordio di Stella Burns (il Gianluca Maria Sorace degli Hollowblue, band toscana di levatura internazionale), è che, con i tanti contributi e collaborazioni, strumenti di derivazione folk (banjo, mandolino, cigar box guitar…), tastierine vintage, chitarre a partire dalla sua Harmony, “Stella Burns Loves You” suona come il disco di un solo uomo, con canzoni che sembrano dei classici al primo ascolto.

Ben quattordici classici più una ghost track finale con Stella Burns seduto al piano. Canzoni con al centro l’amore, un “sentimento che esalta e distrugge”, mi ha detto Stella, e questo nei brani si sente. C’è un sentimentalismo forte, niente miele, ovvio, da duro cowboy con il cuore tenero, momenti struggenti tra il bene e il male come nel migliore Nick Cave.

Difficile scegliere una canzone rispetto ad un’altra, è un album intenso, ma se qualcuno in un saloon mi puntasse la pistola alla tempia obbligandomi a decidere, direi “A little piece of blue”, pezzo che sale dolce fino allo splendido incontro con la voce della giovane scozzese in Italia Emma Morton, “Morricone”, evocativo e western come promette il titolo, la title-track, diretta, romantica, con coretti suggestivi, “Ordinary Man”, voce (melodiosa) e chitarra, con i violini subito dietro, “Antoher call is what “I’m waiting for” ricca strumentalmente quanto malinconica (live da lacrimoni, dicono).

Nel cielo dell’underground italico è comparsa una stella che brucia, speriamo lo faccia a lungo, come promette  questo esordio e le prossime canzoni distribuite un po’ alla volta nel corso del 2014 (online come nei live). Seguiamo la stella: brucia, brucia.