Stop smoking, you little bastard

di Marina Viola

Attualità
Stop smoking, you little bastard

Come dice mia madre, in Italia (in Europa) la sua generazione ha imparato a fumare dai film americani, dove gli eroi erano senza eccezione fumatori: Casablanca, per esempio, dove Humphrey Bogart ne fuma una dopo l’altra, o tutti i film noir, dove il detective ha perennemente la sigaretta sempre tra le labbra. Poi l’America ci ha anche regalato le reclame più convincenti: quella classica è delle Marlboro, con il cowboy sul cavallo che ti fa subito figo. E comunque la Phillip Morris è la lobby tra le più potenti in America (e forse nel mondo). FIno a ieri le sigarette erano vendute nelle farmacie CVS, che si trovano in ogni angolo degli USA. Le altre farmacie (ce ne sono di ogni tipo) le vendono ancora.

Negli ultimi vent’anni in America ci sono state campagne antifumo a raffica: prima hanno tolto le pubblicità, poi hanno insegnato nelle scuole i danni del fumo, poi hanno scritto sui pacchetti di sigarette che chi fuma muore. Il fumo (giustamente, dico) è pericoloso. Adesso, come d’altronde in Europa, non si può fumare da nessuna parte: in alcune zone di New York non si può neanche fumare per la strada, e se non hai 21 anni non te le vendono. Un pacchetto di sigarette qui costa dieci dollari.


Ma con le campagne anti fumo è nato non solo un terrorismo per quanto riguarda la salute, ma anche un classismo e un’intolleranza nei confronti dei (pochi) fumatori che rasenta l’isteria. Io, che da scema ho detto alla mia dottoressa che fumo le mie cinque sigarette al giorno, mi sono sentita dire: «Lo sai, vero che chi fuma è considerato di una classe sociale bassa?». E ha ragione: chi fuma è considerato povero, ignorante, sporco. «Non dire a mia figlia che fumi, che le ho detto che i fumatori sono cattivi», mi ha detto una volta mia cognata. Io davanti alla mia famiglia americana e davanti ai genitori degli amici delle mie figlie e nella maggior parte degli incontri sociali, non fumo, perché so che sarei giudicata male. Mia figlia Sofia, che ha 14 anni, si vergogna a dire ai suoi compagni che io fumo. Degli americani che conosco, solo il mio amico Byrne fuma: una sola, il mercoledì sera.


Chi fuma deve pagare molto di più in assicurazione sulla casa e sulla vita, non si affittano case a fumatori, non si assumono fumatori in molti posti, non si noleggiano macchine ai fumatori. Non esiste più la zona fumatori, la stanza per i fumatori. Spesso c’è il cartello no smoking fuori dai locali. Martedì è partita la nuova campagna anti fumo per adolescenti firmata dalla FDA (Federal Drug Administration). Questa campagna ha fatto notizia perché invece di spiegare ai ragazzi i rischi che il fumo ha sulla salute (quello se lo sentono dire da quando sono all’asilo), enfatizza come il fumo imbruttisca: fa cadere i denti, fa venire le rughe prima, fa interrompere quello che si sta facendo, fa diventare dei bulli. Insomma, le cose che più spaventano i ragazzi, diciamocelo, non sono tanto i danni alla salute che avranno da adulti, ma quelli che li rendono brutti adesso. Costo della campagna: 115 milioni di dollari.
Non sono pro-fumo, e sensibilizzare la gente è cosa buona e giusta. Ma quando la campagna contro il fumo fa vedere un ragazzo (nero, e non è una coincidenza: pare che i neri fumino molto più dei bianchi) che va a comprare un pacchetto di sigarette e paga con un dente che si strappa davanti al barista, credo che ormai il livello di fobia sia esagerato e controproducente. Credo che sia talmente assurdo che non abbia effetto: perché è vero che il fumo fa male ai denti, ma c’è modo e modo.
Mi viene in mente una campagna australiana intenta a combattere l’usanza degli adolescenti a bigiare: si vedono quattro ragazzi belli che invece di andare a scuola vanno in macchina in spiaggia. Sorridono, si sbaciucchiano, la musica è strimpellata dolcemente da una chitarra folk. Ma poi succede che…vabbé, mi fermo qui che ve la voglio far vedere: non vorrei rovinarvi il finale.
Ecco il video del dente: non sia mai che a qualcuno di voi venga in mente di accendersi una sigaretta!