Straight Outta Compton

di Michele R. Serra

Recensioni
Straight Outta Compton

Ci sono due ragazzi di neanche vent’anni in uno studio di registrazione improvvisato, da qualche parte a sud di Los Angeles. Stanno registrando una canzone, e dando inizio a una delle storie più importanti per la storia americana degli ultimi trent’anni. Eazy-E e Dr. Dre fanno rap, dunque musica. Ma non è solo una questione di musica.

Straight Outta Compton è il film che si intitola come il disco più famoso degli NWA, il disco che ha portato alle masse il gangsta rap, uno dei dischi di maggior successo della storia della musica americana. Ma, dicevamo, non è solo una questione di musica o di copie vendute – anche perché nello stesso anno sicuramente altri dischi hanno venduto di più: è il 1989, lo stesso di Like a Prayer di Madonna, tanto per dirne una. Straight outta compton è una storia fondamentale per la cultura pop americana tutta, è una storia musical-socio-politica. In teoria.

Già perché il rap degli NWA non è solo musica, è la voce che mancava a un pezzo di società americana. Il film diretto da Felix Gary Gray – che presto girerà il nuovo episodio di Fast & Furious – racconta spesso la brutalità che la polizia di Los Angeles usava contro i ragazzi neri negli anni Ottanta: rivedere le immagini del pestaggio di Rodney King, metterle di fianco a quelle più recenti che rendono conto di decine di altri casi simili (o persino peggiori) dà molto da pensare. Peccato che ogni discorso politico, nel film, sia abbastanza annacquato. Come tutto il resto. Nel senso che.

Questa è una storia piena di controversie, di lati oscuri, di contraddizioni. Straight Outta Compton, il film, sembra impegnato più che altro ad addolcirle.  Per un film che dovrebbe raccontare la vita di gente così hardcore, è praticamente un peccato mortale.
La forza della musica degli NWA è soprattutto una: raccontare la roba brutta senza filtri e senza censure. Dentro Straight Outta Compton, il film, invece di filtri ce ne sono fin troppi. Il risultato è un racconto che riesce a essere troppo lungo senza essere esaustivo, un film medio per una storia eccezionale. E di conseguenza un’occasione persa.