Streets of Rage 4: bastano le mazzate

di Michele R. Serra

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Siete stufi della nostalgia videoludica? Stufi di questi videogame che tornano sempre su idee già viste, storie già sentite, strade già percorse? In questo caso tenetevi lontani da Streets of Rage 4, che riporta in vita una saga storica degli anni Novanta, un grande picchiaduro a scorrimento come usava a quei tempi. Però fareste male, perché il gioco è molto divertente,

Abbiamo parlato spesso in questo periodo di operazioni-nostalgia, fino ad arrivare all’estremo dei remake di Final Fantasy VII e Resident Evil 3. Qui però siamo lontani da quelle operazioni, perché questo gioco rimane quello che era negli anni Novanta, e cerca di conquistare un nuovo pubblico effettuando una specie di modernizzazione di meccaniche classiche. Al di là della teoria, però, il punto è che il gioco è riuscitissimo, ed è proprio Streets of Rage 4. Che abbiate giocato ai precedenti oppure no, è quello che deve essere.

Ginocchiate in faccia e suplex tipo wrestling

Come funziona Streets of Rage 4? Nello stesso modo in cui funzionava 25 anni fa, quando faceva sfracelli nelle sale giochi. Bisogna attraversare la città di Oak wood City, facendo neri tutti quelli che si frappongono tra voi e la vostra strada. Passerete dai bassifondi, dalle fogne ai quartieri bene, agli uffici e perfino alle gallerie d’arte. Il tutto mentre prendete a ginocchiate in faccia e fate dei suplex alla gente. Quando avete fatto fuori tutti, avete vinto. Mi sembra un concetto di gioco abbastanza chiaro.

Permettetemi un commento personale, ora: sono convinto che non esistano solo giochi fatti di combattimento, di bazookate e pugni e calci, sono convinto che sia necessario trovare una via nuova per i videogame. Però poi quando mi mettete davanti agli occhi un gioco come Streets of Rage, io sono felice. E credo che sia così per molti altri. Bene, e ora torniamo al gioco.

 

Un sogno anni Novanta

Streets of Rage 4 è francamente inattaccabile sotto tutti i punti di vista: ci metti 5 minuti a capire come funziona, e una vita per affinare le tempistiche, la coordinazione occhio-mano… però non è mai frustrante: se sbagli, non dipende dal sistema di controllo. Esteticamente è meraviglioso: rétro, ma con tutti i lustrini e gli effetti speciali della tecnologia del 2020. E la colonna sonora è un sogno anni Novanta che diventa realtà.

In un gioco come questo ovviamente lo stile è fondamentale, e qui ce n’è a pacchi. E ve ne accorgete, nonostante il casino infinito che c’è sullo schermo, perché i nemici arrivano a ondate, sempre più numerosi, e quindi non c’è molto tempo di pensare. Dulcis in fundo, naturalmente c’è una trama di cui non frega niente a nessuno, così sottile e insensata che ti fa proprio pensare: sì, belli i giochi seri, bello The last of Us… ma in fondo per divertirsi bastano le mazzate.