Strenne d’Alligatore 2: tanta musica indie per il 2014

di L'Alligatore

Recensioni
Strenne d’Alligatore 2: tanta musica indie per il 2014

 

Julie’s Haircut, Ashram Equinox
“Ashram Equinox”, sesto album dei Julie’s Haircut, è un’opera originale, un disco capace di rompere i confini musicali, direi sperimentale, se dirlo non sembrasse una cosa noiosa, e che conferma il 2013 come un annata durante la quale le nostre band più coraggiose hanno osato andare un pelo più in là del concetto di forma canzone. “Ashram Equinox” è un viaggio all’interno di noi stessi attraverso otto brani strumentali, una suite di rock acido, declinato in tanti altri generi musicali.
Si parte con “Ashram” dall’atmosfera inevitabilmente magica, tra autentiche improvvisazioni jazz, dub, fiati e sintetizzatori, per passare poi a “Tarazed”, tutta giocata sul piano elettronico, con un ritmo interno che fa vibrare la mia coda. Il terzo pezzo, “Johin”, è liquida psichedelia di stampo elettro-rock a tratti orientaleggiante (Thievery Corporation, per fare un nome), seguito dalla cavalcata elettronica più mistica dell’intero cd “Taarna”, da “Equinox”, con ancora echi orientali, dal lento e ritmato/riflessivo “Sator”, da “Taotie” pezzo di elettronica minimale che sembra avvitarsi su se stesso, per chiudere con il rilassato/rilassante “Han” (potrebbe usarlo come base il loro conterraneo Collini, per un nuovo pezzo degli Offlaga Disco Pax).
Per ogni pezzo, i Julie’s Haircut hanno creato un video, pescando da materiali di repertorio web, su tematiche come l’uso delle droghe, il sesso, il fanatismo religioso e il controllo delle menti. Video diffusi in Rete, oppure proiettati durante i loro concerti, cercando dei posti poco convenzionali per proporli. Per dire, la presentazione del disco si è tenuta ai Musei Civici di Reggio Emilia, tra animali impagliati, insetti, scheletri, reperti medici orrorifici.
“Ashram Equinox”, al di là del concetto di canzone: un disco, come dice la mia amica Elle, che avvolge e accompagna.
Julie’s Haircut, Ashram Equinox – Woodworm/Santeria/Audioglobe 2013
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julieshaircut.com/al
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Oteme, Il giardino disincantato
“Il giardino disincantato” sembra un disco poco italiano, per come è nato, come si è sviluppato, come si è concretizzato. Sembra la storia di un film di Truffaut, con al centro un musicante esperto, un uomo guida, e attorno un bel giro di giovani che lo seguono e crescono con lui, frequentando la sua bottega d’arte. Questo uomo è il compositore toscano Stefano Giannotti, gli Oteme (Osservatorio sulle Terre Emerse) sono i giovani cresciuti con lui.
E per crescere, cosa c’è di meglio di un giardino disincantato? Vi si possono trovare musiche poco frequentate, pezzi strumentali accanto a cantati, progressive o classica, cantautorato, musica contemporanea, art-rock, tropicalismo e dolci ironie. Undici pezzi pieni zeppi di strumenti poco ascoltati: sinfonia di fiati e l’arpa nello splendido prog “Caduta massi”, ancora fiati e piano nella capossela-song “Ed io non c’ero”, ritmo di tamburi primordiali nella fiabesca “Tema dei campi” (oboe, clarinetto, contrabbasso, teponaztli…), title-track con flauto, oboe, tromba, clarinetto, banjo, piano, chitarra, basso, batteria e xilofono…molto belli i testi, tra i più magici e/o surreali d’Italia.   
“Stravinsky in vacanza a São Paulo”, ha detto tra il serio e il faceto Stefano Giannotti parlando di alcuni pezzi nell’affollata intervista sul mio blog. Perfetta definizione, “Il giardino disincantato” è questo e molto altro …  
Oteme, Il giardino disincantato – Edd Strapontins 2013
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stefanogiannotti.com/oteme.html
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Paletti, Ergo Sum
“Ergo sum”, dunque sono. Si presenta così, liberamente nudo in copertina, Pietro Paletti, in arte Paletti, semplicemente Paletti, con il suo nuovo progetto solista, dopo aver suonato con The Record’s, gruppo bresciano di grande pop, autore di uno dei migliori dischi degli ultimi dieci anni (“De Fauna Et Flora”), esportato pure fuori dai patri confini.
Anche “Ergo Sum” esce con Foolica Records, piccola label di Mantova con un catalogo sempre più interessante (Edipo, Heike Has the Giggles, tra i più recenti), dimostrandosi all’altezza: un pop cantautorale di valore, internazionale nel gusto, con degli ironici testi cantati in italiano. Canzoni tese a raccontarsi, tra amori infelici e un paese che non va, inviti a non rassegnarsi al populismo, ricordi intimi e passioni da condividere. Tutto questo in otto pezzi facili, nel senso che vanno diritti al punto.
In apertura “Cambiamento” canzone perfetta per raccontare l’Italia di oggi e per auspicare con forza un cambio partendo da noi, seguita da un pezzo più intimo come “Portami via”, danzereccio pop molto vicino alla musica del suo gruppo precedente. Ancora più intimamente viscerale “Senza volersi bene”, un pezzo che va via con un bel ritmo dicendo molte cose sulla solitudine, sulla necessità di “volersi bene” e come…
Menzione speciale a “Le foglie”, canzone da cantautore classico, utilizzata da Paletti per aprire i live alla grande. Anche per questo, da sentire assolutamente. Nudo e crudo.
Paletti, Ergo Sum – Foolica Records/Audioglobe 2013
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it.facebook.com/pages/Paletti
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Phinx, Hòltazar
Seconda prova per i vicentini Phinx, prova della maturità acquisita sul campo, tra molti concerti, impegno serio nonostante la giovane età, e la capacità di pensare in grande. Ecco, questo penso mentre ascolto “Hòltazar”, che sembra il titolo di un film francese impegnato, ed è invece un termine cimbro, antica lingua parlata ora solo in alcuni comuni del Veneto e del Trentino, che vuol dire tronchi/legname/albero.
“Hòltazar” è un disco apparentemente poco italiano, dove elementi naturali si fondono con elementi artificiali, come è ben sintetizzato dall’enigmatica copertina realizzata da Boitier, tra un film di fantascienza del passato e i Radiohead. Il disco si ascolta piacevolmente dall’inizio alla fine come un’opera unica, ma alcuni pezzi restano più di altri: come non farsi prendere dal ritmo avvolgete del primo brano, la quasi title-track “Höarn De Hòltzar”? Per non dire del pop a tratti hard-rock “Crystals, Flames And Cities”, dello scatenato/scatenante brano per la disco più alternativa d’Europa “Trolls”, o del divertente e sbarazzino con una gran chitarra “Ministry Of Fog” (tra i primi ad essere realizzati). Menzione speciale per “The 5th Kingdom Pt. 1”, magica ed elettrizzante, un pezzo molto stratificato pieno di suoni e atmosfera.
Ideato in una baita sull’Altipiano di Asiago, si è concretizzato in un anno, con campionamenti provenienti da diversi luoghi, dal loro Veneto alla Puglia, per cercare di limitare la loro amata elettronica. Veramente favolosi i vari campionamenti, tra cicale, mare, rami, un campanello che suona, una jam di stoviglie … autenticamente registrato in casa. Niente frottole, vero come il legno di un Hòltazar…
Phinx, Hòltazar – Irma Records, 2013
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facebook.com/phinxmusic
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Redroomdreamers, Honduras
Nuova uscita dei partenopei Redroomdreamers, con un disco ben calibrato, un indie-pop-rock diretto, pulito, illuminato bene. Sembra proprio sapessero dove volevano andare a parare quando l’hanno realizzato: mantenere intatta l’emozione del live in un disco fatto in studio, la loro seconda uscita ufficiale. L’Alpha Dept di Bologna, dove l’hanno registrato assieme a Giacomo Fiorenza, è stata la scelta azzeccata.
“Honduras” è infatti contraddistinto da nove pezzi che si ascoltano in modo rilassato, naturale direi, a partire dall’intenso, rarefatto e con il giusto ritmo “Going To The River”, per finire con l’altrettanto rilassato/rilassante dilatato/dilatante “The Hole”. In mezzo l’esplosione (con garbo) “Inside You”, dalle chitarre splendide, il pop psichedelico di “The Box”, la forza coinvolgente di “Run Of a Sick Boy”, con Fiorenza alla chitarra al massimo dell’amplificazione (mi ricordano i REM di “Monster”, non chiedetemi il perché).   
E se il titolo è nato da una battuta in sala prove (rispondendo a quanto disse il produttore “…è un disco fuori dal tempo”, un Redroomdreamers scherzò “… magari andrà di moda l’anno prossimo in Honduras”), io dico, sarebbe bello andasse di moda adesso, vorrebbe dire che la buona musica ha trionfato: facciamo diventare il 2014 l’anno dei Redroomdreames, dai …
Redroomdreamers, Honduras – Happy/Mopy/Audioglobe, 2013
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facebook.com/Redroomdreamers
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She Owl, She Owl
She Owl è un vero fenomeno dell’underground italico, conosciuto a livello internazionale, tra San Francisco e Parigi, la Spagna e Berlino, l’Europa del nord. Il  segreto di questo magico duo (Jolanda Moletta e Damian Endian), è la semplicità, l’ironia, il sapere suonare di tutto, la naturalezza nel farlo, e l’amore panico per la natura, rispecchiato in questo evocativo omonimo album.
Dieci pezzi di intenso pop-folk ben rifinito, rodato durante i molti live in giro per il mondo, e fatto uscire dopo un lungo lavoro di pre-produzione durante il quale hanno provato varie combinazioni nella magica atmosfera di Frisco. Il risultato è molto buono, tra le migliori uscite del 2013. Canzoni come la teatrale “Decembers”, con Jolanda seduta al suo amato piano, la mistica e sensuale “Nightingale”, con la voce al massimo della forma a narrare di una ragazza che si trasforma in usignolo, o nella seguente triste storia di mare “Fisherman Queen” con il contrabbasso gran protagonista.
Un mondo da fiaba, ma non per moda o vezzo giovanilista, She Owl sono convinti di quello che fanno, e tutto l’album, dalle canzoni all’artwork, fino alla foto di copertina, con Jolanda in un bosco fatato con tanto di gufo, animale guida di questa nuova esperienza. Spero voli alto quanto si merita. Ovviamente per animali notturni.  
She Owl, She Owl – Broken Toys/PPZK 2013
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The Child of a Creek, The Earth Cries Blood
Il nuovo disco di The Child of a Creek, one man band di sicuro talento, quello del livornese Lorenzo Bracaloni, è un viaggio intenso dentro i meandri dell’animo umano: tormentato, mai pienamente soddisfatto, sempre alla ricerca di qualcosa di indefinibile secondo parametri materiali. The Child of a Creek è l’esempio più fulgido e puro di neofolk italico, un progetto dichiaratamente autarchico, con estimatori però, non solo nel nostro paese.
La terra piange sangue, dice il titolo, ed è sì un grido ecologista, ma anche l’esplicitare una sofferenza riguardo la vita, e come si cerca di combattere le avversità. Così nell’album ci sono pezzi come “Remembrances”, di alta dilatazione, con una voce dolentissima e il piano elettrico in evidenza, “Leaving This Place”, cantato con due voci diverse, come se dialogassero tra di loro come dialogano la chitarra acustica con l’elettrica, “Morning Comes”, melodiosa e acida, con arpeggi che stimolano i ricordi, “Don’t Cry to the Moon”, piacevolmente liquida, con il piano a dare il ritmo e la voce calda, magica, professionale di Pantaleimon dei Current 93, unica ospite (pure internazionale) dell’album.
Un disco che ti entra dentro senza accorgerti. Provate a volare alto con queste vibrazioni/emozioni, potrebbero trasformavi nel bocciolo di rosa della copertina, fatta con uno scatto fotografico dello stesso Lorenzo, vero artista emotivo totale.
The Child of a Creek, The Earth Cries Blood – Seahorse Recordings/Audioglobe, 2013
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facebook.com/The-Child-of-A-Creek
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TonyLaMuerte, Il Tonico Caprone
Il vero underground italico è qui: chiodo, sguardo arrabbiato, parole di fuoco, chitarra resofonica, sarcasmo e buoni cattivi pensieri. Tutto questo si ritrova ne “Il Tonico Caprone”, disco registrato in presa diretta da Tony, che ha fatto tutto da solo, dalla produzione alla scrittura dei pezzi, il cantato, la musica. Non a caso il suo nome completo è TonyLaMuerte Onemanband.
Ha voluto fare le cose in grande Tony, un disco con ben ventitré pezzi (tra una canzone lunga e l’altra, delle canzoni-scheggia, ma non dei semplici riempitivi), un libero adattamento in italiano della “1000 doses of love” degli One Dimensional Man, che in italiano suona “Mi hai devastato il cuore d’amor”, delle murder ballads originali e personali, cantate dalla sua vociaccia in italiano. Canzoni forti come “Ti taglio in quattro”, storia di una violenza narrata con gran ritmo e un testo magnifico (Baustelle noise), “Da quando ho deciso di fare il blues” con la voce al massimo e un ritmo pazzesco, “Caprone”, altrettanto forte, vede l’animale come un doppio simbolo: caprone testardo, caparbiamente impegnato a fare nonostante tutto, ma caprone anche chi spreca le occasioni e fa andare le cose nella direzione sbagliata. Grande nel cupo testo gridato de “L’impiccato” (sembra scritta nei ‘70), come nel blues tormentato/tormentate di “Una canzone sulla morte” con tanto di armonica.
Un dischetto nero come la pece, con due corna da primato stampate di lato. Musica del diavolo si diceva una volta. Per chi ci crede (ma anche no, è solo un caprone), eccola pronta in tavola.
TonyLaMuerte, Il Tonico Caprone – Autoproduzione, 2013
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facebook.com/TonyLaMuerte
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Tunatones, Vulcano
Il titolo completo del cd recita “A New Exotic Rockabilly Adventure!”, infatti è il rockabilly la specialità del trio padovano. E lo sanno fare come pochi altri in Italia (forse solo gli Hormonauts, che amano coverizzare dal vivo quanto Elvis), con la cura dovuta e la passione per la dotta contaminazione con altri generi. Un vero vulcano in eruzione.
Il nuovo disco, il secondo della loro storia, è composto da nove intensi pezzi, più una medley finale dedicata all’heavy metal: Ac/Dc, Iron Maiden, e Metallica come non gli avete mai sentiti prima (hanno avuto il coraggio di infilarci pure gli U2 di “A New Years Day”). Ma anche quello che c’è prima è molto coraggioso e contaminato. Dall’iniziale “El Tiburòn”, che sarebbe stata perfetta per un inseguimento da telefilm tipo Starsky & Hutch a “B.F.D.”, romantica spezzacuori che sembra un classico già al primo ascolto, è una gioia per tutto il corpo. Vetta del disco “Night has never been”, tenebrosa e zozza come un bel racconto di Bukowski, con il contrabbasso in evidenza, come nell’altrettanto splendida “Like a goddess”.
Già, il contrabbasso, strumento principe del genere, sempre bello da sentire, come del resto la tosta sezione di fiati in coda  alla cover di “Enter Sandman”. Un disco che vale per cose così, gesti di musicisti in gamba, che sanno rischiare e mischiare da veri professionisti. Il tutto registrato in analogico, come da tradizione della Prosdocimi Records.    
Tunatones, Vulcano – Prosdocimi records, 2013
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tunatones.com/
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