Strenne d’Alligatore 2014

di L'Alligatore

Recensioni
Strenne d’Alligatore 2014

Silvia Caracristi, Orbita

Esordio magico e personale, come lascia intendere la copertina con il volto della cantautrice trentina immersa in questa nevicata di figure geometriche. Semplice e particolareggiata, come la definisce lei stessa, e come potrei io definire “Orbite”, finanziato da Musicraiser, dove, dice leggenda, raggiunse in 24 ore l’obiettivo prefissato. Dodici pezzi suonati e cantati in italiano da Silvia con il compagno Gabriele Pierro (insieme sono i Miniature). Dodici pezzi scritti nell’arco di un decennio, rivisti e cresciuti insieme con lei.

Canzoni preferite: “Disordinata” pop jazzato con un bel testo ironico (auto?) e gran ritmo, “Pezzi di cielo” chitarra/voce tanto tanto intime, “Casalinga”, altra ironia femminil/femminista sui tempi e la vita, “L’amore brucia l’amore” onirica, da film di Tim Burton. Menzione speciale a “Pagine vuote” e “Canzone stupida”, brani semplici da perfetta cantautrice pop anni zero.

Silvia Caracristi, Orbita– Riff Records/Miniature/Goodfellas, 2014

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Carlot-ta, Songs of Mountain Stream

Secondo disco per la giovane talentuosa cantautrice di Vercelli, secondo viaggio particolare, questa volta in montagna, sulle sue amate Alpi. Come il precedente, scritto al pianoforte, ma poi contaminato con i vari suoni dei monti, tra ruscelli e campane, alberi che si spezzano, rami che cadono, vacche, rapaci … campionati da lei stessa. Non un disco etno-musicale, attenti, ma moderno pop-folk-rock con archi, trombe, bassi, chitarre, e l’abile produzione di Rob Ellis, che non ha certo bisogno di presentazioni.

Canzoni preferite: “Basiliscus” brano iniziale con vocetta magica al piano e giochi elettronici per narrare la buffa macabra storia del mitologico serpente con la testa di gallo (finito in una bara di giovane donna). Poi “The River” con piano dolente quanto la voce, “Cypressa” dal gran ritmo e ancora una voce incredibile, “The Barn Owl” e il suo piano a scorrere come un fiume …

Carlot-ta, Songs of Mountain Stream, BrumaioSounds/Audioglobe, 2014

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ED., Meglio soli

“Meglio soli” è un disco autobiografico, intimo, che racconta di una rottura non banalmente sentimentale (ma con un gruppo di amici), e della ritrovata serenità (e altri amici). In questa fase, il cantautore modenese con gli occhialini alla Woody Allen e un sacco di tatuaggi, è passato dall’inglese delle prime prove al cantato in italiano. La serranda abbassata della copertina rappresenta bene l’idea della chiusura col passato, e del profilo underground dell’intero album.

Canzoni preferite: “La mole del lavoro è relativa” ispirata al suo ex datore di lavoro (“un coglione!!! Di quelli con macchinone e lascia la gente a casa”, mi ha detto), ”Quel che sai, già lo so” per l’organetto e un certo stile fab four, “Avvoltoio” pezzo che spacca e lo fa sembrare Cobain, “In difetto” e “Uno su cinque” per l’ironia e la magia nate da una semplice voce/chitarra folk.

ED., Meglio soli– Tirreno dischi/Audioglobe, 2014

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IL BRIC, Nuovo ordine mondiale

Bella sorpresa questa formazione denominata IL BRIC, in omaggio ai paesi emergenti (anzi, già emersi), cioè Brasile, Russia, India, Cina. Paesi che hanno soppiantato l’Occidente, nell’economia e nella cultura. La giovane band barese, sostiene, conquisteranno il mondo con l’arte, il cinema, la musica … anzi, lo stanno facendo ora, senza spargimenti di sangue, ma con una nuova filosofia. Tutto vero? Il BRIC invita ad approfondire e lo fa a partire dalla musica, settore di loro competenza.

Canzoni preferite: “Silicia” per il giusto mix di ritmo ed elettronica, strumenti orientali e parole di speranza, “Dalla Cina con furgone” titolo magnifico per un beat in lingua cinese, “War Games” giocattoloso e con un testo da mandare a memoria cantato da un bambino per rendere il messaggio più forte, “Le logiche del market” ironia stesa su di un tappeto di elettronica,

IL BRIC, Nuovo ordine mondiale, Piccola bottega popolare 2014

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Musica per bambini, Capolavoro!

Surreale e stralunato, gran musicante difficilmente incasellabile, questo è Musica per bambini, al secolo Manuel Bongiorni, anche attore, scrittore, umorista, artista a tutto tondo da Piacenza. A piede libero fin da fine anni ’90, ha all’attivo ben sei album, gli ultimi tre usciti con La Famosa Etichetta Trovarobato (impensabile altre label per lui). Con questo suo “Capolavoro!” affronta il tema “lavoro”, ovviamente non in maniera diretta, ma con dei giochi di parole, filastrocche, nonsense incredibili (ma veri).

Canzoni preferite: “La famiglia dei becchini” capolavoro di “Capolavoro!” con musica giocattoloso-classica e un testo che sembra Boris Vian, poi il virtuosismo elettrico de “L’Accalappiatopi” per un bel racconto favolistico e la filastrocca prog-rock “Il Millemani”. Notevoli anche “L’arbitro” sarcastico e isterico rock elettrico, “L’addestratore di Luigi” danzereccio rock scatenato.

Musica per bambini, Capolavoro!, Trovarobato, 2014

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Non Giovanni, Ho deciso di restare in Italia

Copertina di culto, che cita la famosa scena dell’episodio di Sordi del film collettivo “Dove vai in vacanza?”, quando la moglie, appisolata su di una sedia alla Biennale di Venezia, viene scambiata per un’opera d’arte. Non Giovanni, giovane cantautore pugliese politicamente scorrettissimo, l’ha presa a simbolo dell’Italia: una signora stanca e addormentata, scambiata per un’opera d’arte. Forte, come il suo stile da cantautore pop-rock, con dei testi solo apparentemente leggeri, attraverso i quali le canta e suona a tutti.

Canzoni preferite: “Per restare vivi” pop dal ritmo tribale e testo al vetriolo, “Più televisivi che mai” dove si scaglia contro la tv del dolore (i ladri e gli assassini, canta, più televisivi che mai), “Ma pensa” tranquillo ed elettronico, con dentro le sue passioni (Bob Dylan prima di Dylan Dog), la title-track piano/voce, con la quale spiega perché restare in Italia, nonostante tutto …

Non Giovanni, Ho deciso di restare in Italia– Irma Records, 2014

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Novanta, Best-selling dreams

Nuova scommessa per Novanta/Manfredi La Martina: uscire su cassetta, la vecchia cara cassetta musicale di una volta (la conoscete?). Grande idea della Seashell Records, label palermo-berlinese con un bel catalogo fatto di questo supporto; “Best-selling dreams”, con la sua elettronica malinconica, appare adatto. “Best-selling dreams”, i sogni che vendono di più, magnifico titolo leopardiano, sì, sul cinismo degli italiani. Tutto da ascoltare, nella sua pienezza di cose, sensazioni, amici dentro e fuori.

Canzoni preferite: “Novanta Song” (non solo perché nata per il No Captcha Day), “Windows” per la sua dilatazione, poi la nenia elettro-pop “Reasons” e “La maledizione degli affetti” (dal libro omonimo dell’amico Andrea Consonni) con l’intensa elettricità a disegnare un mondo maledetto. “A Fever” per le tastiere acide e la voce calda di Giampiero Riggio.

Novanta, Best-selling dreams– Seashell Records, 2014

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Poor Man Style, Rabbia Dub Style

Torino è una città “a parte”, con dei gruppi particolari e unici, che sembrano seguire strade tutte loro, lontani a mode e tempi. Ne sono un bell’esempio i Poor Man Style, gruppo radicale nei testi e nel modo di suonare, nello stile come nelle tematiche. Con questo loro quarto disco, come al solito autoprodotto, hanno voluto omaggiare un sottogenere del reggae, quale il rab-a-dub (da qui il titolo), “ricco di parti dub e con una ritmica molto calzante”, mi hanno spiegato.

Canzoni preferite: “Cuore ribelle” dal gran ritmo, chitarre e fiati a iosa per gridare la rabbia contro i veri furfanti, “Tortuga” ispirata al romanzo di Valerio Evangelisti (e ho detto tutto …), la title-track dal testo veramente esplosivo, come la musica, “Chiedimi perché” reggae classico con parole da mandare a memoria, la sensuale “Cosas Simples” (da Mercedes Sosa).

Poor Man Style, Rabbia Dub Style– Autoproduzione/Distr. Self, 2014

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The Gentlemen’s Agreement, Apocalypse Town

Una copertina così non la scorderò mai: un vero bullone da fabbrica a tenere unito il cartonato, i testi, i nomi del disco e il disco stesso. Per liberarlo e poterlo ascoltare bisogna sbullonare, un atto fisico, come quello dell’operaio al centro di questo autentico concept, un operaio, che presa coscienza della schiavitù della catena di montaggio, si libera e libera una città. Originale, come il modo di finanziare il cd, attraverso il baratto, pratica antica riscoperta dalla band (più avanti e rivoluzionaria del crowdfundig).

Canzoni preferite: “Mordi!Prendi!Vivi!” jazz dal gran ritmo scatenato (l’operaio ha preso coscienza), “Leit Motiv #2 – Consapevolezza” nenia tribale con strumenti a corda e flauto, “Adeus” giocoso inno alla libertà tramite flauti, organetti, un assolo di sax, ”Come l’acqua” gran testo da mandare a memoria sotto (e sopra) una musica da sud del mondo.

The Gentlemen’s Agreement, Apocalypse Town, SubcavaSonora, 2014

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The Rust And The Fury, See The Colors Through The Rain

“See The Colors Through The Rain”, vedere i colori attraverso la pioggia, un bel messaggio positivo per questa seconda uscita della band di Perugia. Copertina che colpisce, con quell’occhio con tutti i colori dell’arcobaleno e la lacrima, per una musica piena di suoni e voci, umori, emozioni. Prima dell’inizio delle registrazioni del disco, i cinque componenti della band si sono ritrovati senza casa. Questo stato di incertezza, molto rock, ha influito, e il tema “casa” torna spesso durante le dodici perle dell’album.

Canzoni preferite: “Me Here” dal ritornello trascinante, classici già al primo ascolto come “The Seconds in Between” e “Tomorrow’s Rains” (gran finale con la pioggia che cade), “Green” rock con venature folk e la voce di Francesca al massimo (è anche cantante lirica), “Amanda” inesorabile canzone dark contro il bullismo in Rete.

The Rust And The Fury, See The Colors Through The Rain, Woodworm, 2014

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The Vickers, Ghosts

Conosco i Vickers da anni, fin dall’esordio del 2009, e posso dire che sono dei puri. La band fiorentina fa la musica che vuole, riuscendo a non cedere a compromessi, sbattendosene delle mode e del facile consenso. Il loro è un pop-rock psichedelico, molto anni ’60, fatto oggi. “Ghosts” rappresenta alla perfezione lo spirito della band, che l’ha cercato e voluto così. “Ghosts” rappresenta i fantasmi di una generazione smarrita, quella dei giovani d’oggi (dai 20 ai 40 anni), e in questo è anche un album generazionale.

Canzoni preferite: “She’s Lost” con chitarre acide da beat elettrico, “Total War” spaziale e con una voce ispiratissima, “It Keeps Going On And On” che è perfetta per la copertina dal gusto gotico (foto dal cimitero francese dove c’è anche la tomba di Jim Morrison), “Walking On A Rope”, per le tastierine allucinogene, “Ghosts” a chiudere in modo corale e dilatato un cd pressoché perfetto.

The Vickers, Ghosts, Black Candy/Audioglobe, 2014

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Tommaso Tanzini, Piena

Appena l’ho sentito, ho pensato: che voce strana, che voce particolare. Una voce che non passa inosservata, da giovane intellettuale rock, un po’ naif, ma senza pose. A tratti ricorda quella di De Andrè, nato sull’Arno però. Il giovane è infatti di Pisa, ed è stato, tra l’altro, uno dei fondatori dei Criminal Jokers. Per me è una vera sorpresa, per me l’esordio dell’anno. Auto-prodotto, “Piena”, con questa copertina lo-fi, dalla quale ti aspetti prima o poi salti fuori il Nicholson di “Shining”, esiste in vinile, cd e digitale.

Canzoni preferite: “Io non ti lascerò” pezzo intenso che prende al primo ascolto, “In bici” per il testo e le cose belle dentro, “Retromani” folk-rock poetico e zen (omaggio a Nick Drake?), “La tua tranquillità” per l’ironia e l’elettricità che me lo fanno paragonare agli amati Offlaga Disco Pax, ma anche a un certo Vasco Brondi. Da tenere sotto stretta osservazione …

Tommaso Tanzini, Piena– Stop Making Sensible records, 2014

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Verner, Fiori dal limbo

“Fiori dal limbo”, libera citazione baudleriana, è un album con la centro risveglio, contro l’attesa e l’immobilismo. È nato nel corso degli ultimi anni da riflessioni del cantautore Verner, che assieme ad altri musicisti dell’area bolognese l’ha realizzato. Lui, chitarra e voce, si dimostra un cantautore vero, maturato dopo il buon esordio di alcuni anni fa “Il mio vestito”. Tanto apprezzata anche la veste grafica: un cartonato con sei diverse copertine intercambiabili illustrate da Mara Cerri, nate dopo l’ascolto del disco.

Canzoni preferite: “Inutili verità” chitarra/voce molto intime a dimostrazione che questo 2014 è stato nel segno di Nick Drake, “Terra dei miracoli” un pezzo rock che sale dopo ogni ascolto e con un testo da incorniciare, “Giorno di riposo” bel pop melodioso alla Belle and Sebastian, “Questa è la mia terra” a chiudere bene il cd: piena, intensa e Bruno Germano al piano.

Verner, Fiori dal limbo, La Pupilla Records, 2014

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Werner, Down Below On Your Own

Bel titolo, quasi da cinema indipendente questo “Down Below On Your Own”, tipo un film di Jim Jarmusch o Van Sant. Del resto i Werner amano da sempre il cinema off (da qui il loro nome), e sono un’autentica band delle indie italiche, per atteggiamento, storia, attitudine. “Down Below On Your Own” deriva da una lettera di Nick Drake ad un amico, nella quale il cantautore inglese confidava di sentirsi “con se stesso” intimamente con se stesso. Un omaggio a 40 anni dalla morte? Ad ascoltarlo bene direi sì!

Canzoni preferite: “Clouds“ perfetta folk-song malinconica, “Across the Fence” pezzo ricco di atmosfera, “Let Him Go On His Way” chitarra e voci (c’è anche Mirko Maddaleno dei Blue Willa, amico da sempre), “With Those Who Fall” molto suggestiva, corale, con un vero scoppio di voci ed emozioni, “Mountain” chitarra in dialogo stretto con gli archi, voce …

Werner, Down Below On Your Own,White Birch Records, 2014

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Wu Ming Contingent, Bioscop

Uscito in primavera, gira ancora sul mio lettore cd, perché ha la forza delle grandi narrazioni delle quali i Wu Ming sono maestri in letteratura. Ora anche in musica. Una delle più belle sorprese dell’anno, nato dopo un giro di birre attorno ad una tavola rotonda, dove si sono ritrovati Yu Guerra, compagno di scorribande rock di Brizzi, e inizialmente basso degli X-Ray Men, dove suonava la batteria Cesare Ferioli, ora qui, Wu Ming 2, cantante dei Frida Fenner (ancora Brizzi) e Wu Ming 5, chitarrista dei Nabat.

Canzoni preferite: “Uno spettro” entusiasmante bio di Ho Chi Min, grande come la sua vita e un sax che non scordi; sax presente anche nell’ironica cronaca di una finta rivoluzione in tv intitolata “La Rivoluzione (non sarà trasmessa su YouTube)”. Poi “Soldato Mannig” omaggio al rivelatore di malefatte Usa, “Sócrates” gran calciatore antidivo e “Stay Human” (sì, Vik).

Wu Ming Contingent, Bioscop, Woodworm/Audioglobe, 2014

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