Strenne d’Alligatore 2018

di L'Alligatore

News - Recensioni

Trerose – Pop Noir

Pop Noir è l’album d’esordio dei Trerose, trio veramente originale con gran voce di donna (Eleonora Merz), una chitarra insidiosa (Pino Dieni) e un basso sempre presente (Fabiano Spinelli). Canzoni scritte da loro, eseguite con garbo e intelligenza rari. Sembrano, a tratti, gli Üstmamò fuori tempo massimo, perché propongono un pop elegante, personale, con soluzioni musicali interessanti. Penso a canzoni come “Mantello”, pop-rock messo in apertura del disco o al singolo “Tutto passerà” (vedi il video), elettronico e un po’ giocattoloso, o “A te, a me”, per quella malinconia a piene mani unita a una psichedelia intima e delicata. Ma il mio pezzo preferito è “L’estate arriva”, brano di grandi aperture, con una voce da cantante del passato, direi da boom. Su dischi come questo sono pronto a scommetterci, come hanno fatto quelli di A Buzz Supreme, da sempre musica indipendente di qualità.

Subtrees – Polluted Roots

I Subtrees sono davvero forti. Nati solo nel 2014 a Bologna, scena underground attualmente più viva d’Italia, dopo un ep autoprodotto d’esordio nel 2015, hanno dato alle stampe nell’autunno di quest’anno Polluted Roots, album uscito presso I Dischi del Minollo e Vollmer Industries, garanzia di purezza indie e autenticità. Sette pezzi tutti d’ascoltare che toccano il meglio del Novecento: da Italo Svevo e le “radici inquinate” esplicitamente citate, al grunge (si può pensare a Screaming Trees e Soundgarden, per esempio), al Neil Young periodo Crazy Horse, al post-rock … un disco che si ascolta e riascolta con vero godimento, per la semplicità e accortezza dei suoni, la magnifica copertina e per l’idea che ne sta alla base: “la vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinato l’aria, ha impedito il libero spazio” (Italo Svevo – La coscienza di Zeno).

I Camillas – Discoteca Rock

Discoteca Rock è il nuovo disco dei Camillas, un sentito omaggio alla discoteca, come luogo del passato, “un luogo dove si ballava seguendo la successione di canzoni, che potevano essere rock, pop, lievemente elettroniche …, eccitandosi per quelle conosciute e stupendosi per quelle scoperte all’improvviso.” Così mi hanno detto nell’intervista sul mio blog, e così posso dire io riguardo il loro album e le tante, tantissime canzoni in esso contenute. Sono ben diciotto, ognuna diversa dalle altre, ognuna con un suo significato, una sua storia, generi e lingue diversi, pezzi cantati o semplici strumentali. Diciotto esempi di variazioni pop, dall’elettronica alla psichedelia, dal rock al jazz, cantautorato, punk … una discoteca nel senso vero della parola. Ma anche nonsense. Prodotto da La Famosa Etichetta Trovarobato.

UNA – AcidaBasicaErotica

Più l’ascolto e più mi piace, ha detto la mia compagna riguardo AcidaBasicaErotica, terzo album di Marzia Stano da quando ha preso la denominazione artistica di UNA, in maiuscolo (e il maiuscolo ci sta tutto). È così anche per me, fin dal primo ascolto. Coinvolgente, trascinante, con i testi impeccabili. Un disco così dovrebbe essere mandato a palla in una radio che sia veramente interessata a proporre ottima musica giovane, se fossimo davvero liberi. Invece fa parte dell’underground italico, il più vivo e interessante, s’intende, come esce quasi sempre dai locali della Bologna indie bazzicati dalla bionda cantautrice. “AcidaBasicaErotica”, cioè il male/il bene/l’amore, mi ha spiegato UNA. In effetti c’è tutto questo, cantato in modo diretto e crudo, senza filtri, in italiano: dall’amore lesbico al razzismo, le belle spiagge del sud e gli imbecilli, il pop-core che pompa nelle vene, elettricità diffusa e gran voglia di ballare. Se vi piace Madonna è il disco per voi, ma anche se non vi piace…

Aabu – Abbiamo ancora bisogno di urlare

Gli AABU sono un gruppo rock con i controfiocchi. Amano fare le cose da soli e fedeli a questo hanno prodotto con il crowdfunding il loro secondo cd Abbiamo ancora bisogno di urlare. Album molto forte, grezzo, registrato in presa diretta, in analogico, album più che necessario nel suo essere per niente carino. Sono incazzati e delusi gli AABU, nelle 12 canzoni dell’album si sente questo disagio, questa rabbia giovane, questo urlo rock. Dall’inizio con “Tutte le cose sbagliate”, dalle chitarre taglienti, ritmo possente, testo da sottoscrivere alla title-track posta in coda: riflessiva lenta confessione della sconfitta di una generazione (e le chitarre a spargere sale sulle ferite). In mezzo pezzi con titoli emblematici: “Si può sbagliare ancora”, sessantottino con chitarre gajarde, “Grazie”, calmo con chitarre distorte e ritmo ipnotico, “Camilla”, ancora più lento, con un testo a metà strada tra Tenco e Il Teatro degli Orrori, “Confessione”, saltellante e ballerino, “Abituarsi”, esplosivo con la musica tiratissima, “La fine di tutto”, pessimista nel testo come nei suoni. Insomma tira una bella brutta aria, per questo ci piace sapere che “Abbiamo ancora bisogno di urlare”.

Ask the White – Sum and Subtraction

È una gran bella coppia psichedelica Ask The White. Un lui e lei musicanti già conosciuti con il precedente disco “A common day was born”, uscito come Ant Lion, band nella quale militano entrambi. Ora hanno dato alle stampe un vinile con l’indipendente Ammiratore Omonimo Records, Sum and Subtraction. Lo stanno portando in giro con una bella serie di concerti intimi, dei quali si parla molto positivamente. “Sum and Subtraction” (somma e sottrazione, per chi non sapesse l’inglese), di colori, suoni, umori, quelli scaturiti dai nove pezzi firmati Ask The White. Tutto fatto dalla coppia toscana in perfetta autonomia, e con molta soddisfazione. Soddisfazione anche di chi ascolta, tra acidissimi organi, chitarre pizzicate, atmosfere magiche, flauto, elettronica minimale, un cantato a tratti solenne, altre mantrico, altre ancora liberatorio. Sì, confermo, una gran bella coppia psichedelica Isobel Blank e Simone Lanari. Prendeteli, possibilmente vivi.

New Adventures in Lo-Fi – Indigo

New Adventures in Lo-Fi, nome perfetto per una giovane band indie-rock, ma ancora più impeccabile è la musica che fanno. Vero pop-rock alternativo sotto forma di una dozzina di canzoni davvero piacevoli. Questo è Indigo, album equilibrato, con un crescendo di emozioni di brano in brano, ma anche all’interno dei pezzi stessi. Da “Fault”, indie-rock poetica con chitarre vibranti a “Breakdown”, più romantica, quasi Cure-style, da “Catch-22”, elettrico e onirico omaggio a quel libro, diventato film e modo di dire pacifista (ricordate “Comma 22”?) a “Jellyfish”, rock acido e saltellante di gusto internazionale … fino a “Pitcairn Blues”, lenta e dilatata con un basso delizioso e la conclusiva “Neglected”, dalle grandi scosse elettriche e un ritmo che sale … tanto da lasciarci un bel ricordo e la voglia di far ripartire il cd.

OTEME – Il corpo nel sogno

OTEME, Osservatorio delle Terre Emerse, è un collettivo musicale pensato dal toscano Stefano Giannotti, musicante libero e di confine. Lo definisco così per la sua straordinaria capacità di fare musica colta oggi, attraverso e attraversando i generi. Così è il suo recente album, Il corpo nel sogno, dato alle stampe per Ma.Ra.Crash Records. Album nato in seguito a un fortissimo mal di schiena, con riferimenti che vanno dal primissimo Battiato a “La storia infinita” di Ende e a Castaneda, è contraddistinto da una decina di brani onirici ma concretissimi. Un bel miscuglio di suoni, tra pianoforte e chitarre, flauti, armoniche, l’arpa, trombe e clarinetti … e la voce di Stefano Giannotti a narrare racconti surreali. Tra i miei preferiti “Blu Marrone”, strumentale tra Stravinsky e Frank Zappa, “Prato fiorito”, altro strumentale, vera e propria sinfonia campestre, “Neglibor”, ironico/iconico viaggio nell’inconscio, “Orfeo e Moira”, sofferto classico pieno di suggestioni … ma, come avrete capito, non è certo un disco da fare a pezzi. Posso solo consigliarvi di ascoltarlo, poi decidete voi…

Herself – Rigel Playground

Conosco da molti anni Herself, poliedrico artista siciliano che fa quasi tutto da solo. Dallo scrivere al cantare, arrangiare e suonare, produrre i suoi dischi con le migliori label della scena indie. Come per questo nuovo album Rigel Playground, dato alle stampe con Urtovox. Semplicemente sette pezzi facili, di cantautorato folk-rock soave e psichedelico. Sembra avere raggiunto una calma e un equilibrio zen con Rigel Playground, lavoro che oscilla tra luce e buio. Da “Another Christian”, cullante dal passo felpato con archi in evidenza a “Bark”, alt-country che cresce ascolto dopo ascolto, da “Crawling”, calda e riflessiva alla stupenda ballata senza tempo “In the Wood”. E poi “The Beastof Love”, dinamica e con la giusta malinconia, “The Witness”, intimo chitarra/voce, “Treats”, rock che cresce nella sua semplicità. Da segnalare infine l’ospite cult Jonathan Donahue dei Mercury Rev, band dell’indie internazionale più puro e vero. Come Herself.

Killing Cartisano – Vol.1

Vol.1 di Killing Cartisano è la novità dell’anno dell’underground italico. Musicante istintiva, conosciuta di qua e di là dall’oceano (soggiorna spesso a San Francisco, dove ha registrato l’album), si è presentata con questo disco fatto di nove splendide canzoni. Nate tra l’Italia e gli States, suonate con un bel gruppo di musicisti Usa a partire dal produttore della Bay Area George S. Rosenthal, sono uscite sotto forma di disco grazie a Broken Toys, collettivo artistico musicale da lei stessa creato. Un cd tutto da ascoltare, che incanta dall’inizio alla fine, ma che ha il suo culmine nel trittico centrale “Sky Stolen”, con dolcezze e ruvidezze rock grazie a una chitarra pizzicata e atmosfere irish, “Time Never Dies”, con un organo magico per accompagnare una voce eterea in vocalizzi celestiali, “The Drunk Man”, rock senza tempo con ancora la voce in evidenza, il basso a dare il ritmo e la vibra che sale. Tra Janis Joplin, i Led Zeppelin e Clapton.

Alessio Bondì – Nivuru

Alessio Bondì è il più credibile artista di world music che abbiamo in Italia. Questo mi hanno detto facendomi ascoltare Nivuru, sua seconda prova targata 800A Records, questo penso ogni volta che l’ascolto, quindi tutti i giorni. Sì, perché questo disco dalla fantasiosa copertina disegnata da Igor Scalisi Palminteri, pittore palermitano come lui, è un disco contagioso. Cantato in siciliano che non riconosci (sembra portoghese), nasce da molti viaggi di Alessio e dallo studio approfondito di portoghese e spagnolo. Due lingue adatte alla musica calda, ai ritmi afro-caraibici e ai momenti carioca di “Nivuru”. Dal sensuale pezzo che apre il disco, “Ghidara”, caldo funk afro dai gran fiati e dal gran fiato, a “Nivi Nivura”, poetico brano che viene dal profondo, posto in coda, è tutta una festa. Altrettanto profondo è “Cafè’”, nero, doloroso, intenso, con ancora i fiati in evidenza, come è stupendo “L’amuri miu pi tia”, voce/chitarra dal ritmo carioca, e/o “Savutu”, world music dinamica per una storia bukowskiana. Se volete un disco per gettare luci sulle ombre di voi stessi e cantarle a squarciagola “Nivuru” fa per voi.

Progetto panico – Universo n.6

Grande ritorno dei Progetto Panico con Universo N.6, disco che vi farà volare dall’inizio alla fine. Progetto Panico è una band nata a Spoleto nel 2010 e da allora in costante ascesa senza tirarsela. Quattro dischi all’attivo, concerti e sbattimenti, il rapporto con Karim Qqru degli Zen Circus, con i quali hanno diviso spesso il palco, il passaggio da 3 a 4 componenti, l’incontro con il mitico Alessandro Fiori, produttore di questa loro quarta fatica. Anche se fatica sembra un termine errato per “Universo N.6”, disco molto libero e rilassato, metafisico e nuovo (per i Progetto Panico). Nove pezzi che filano lisci come l’olio, dall’iniziale “Caos Dance” dal testo poetico e musicalmente molto fioriana (armonia, archi, un cantato alla Battisti), alla finale “Spermatozoi”, surreale come il titolo lascia supporre, tra l’indie-rock e il primo Woody Allen. In mezzo cose superlative come “Vivo per caso”, rock italico molto ’70, con testo divertente pieno di cose, incroci di chitarre e un sound magico che dal vivo farà la sua porca figura, “Smile”, con testo molto attuale, psichedelia a piene mani e una gran vibra, “Cattiva Matilde”, intenso pop-rock erotico con un bel modo di cantare e violini in evidenza. Tra le migliori uscite di fine anno.

Setti – Arto

Setti è un giovane cantautore modenese ironico e disincantato con la voglia di sperimentare nel modo musicale e non solo (scrive racconti) e fare arte. Non a caso ha intitolato questo suo secondo disco Arto. Arto come riferimento ad Arto Lindsay, che ha ascoltato molto durante la lavorazione del disco, ma ancora di più come “dare un arto”, tipo un braccio, visto che per produrre l’album ha lavorato molto, quasi 4 anni. “Arto” è contraddistinto da dieci pezzi uniformi, dieci bozzetti in bianco e nero che lasciano un bel ricordo. Tra i migliori “Barbecue”, pezzo surreale cantato a due voci (maschile/femminile) con banjo e tanto calore, “Woods”, ottima storia da giovane cantautore d’oggi, “Orizzonte” per l’ironia di fondo ben amalgamata con la malinconia e una bella chitarra, “Mi mancavi”, con l’elettronica al servizio del pezzo e un buon ritmo. Bravo, mi ricorda tanto il buon Marco Parente per l’intelligenze e l’ironia. Se vi piace lui, vi piacerà anche Setti.

KRANK – Un posto dove nasconderci

KRANK, progetto solista di Lorenzo Castiglioni (Drunken Butterfly), esce a natale con questo disco molto forte, Un posto dove nasconderci. Sembra fatto apposta per rendere indigesto il cenone, anzi, per farlo saltare di netto. Sì, perché questo nuovo album dalla bella fredda copertina invernale, è un pugno nello stomaco ben assestato per le tematiche affrontate e l’algida elettronica delle undici canzoni cantate in italiano. Malinconia che si avvicina alla depressione: freddo da brutta stagione, malattia, pessimismo, fine di tutto sotto la coltre bianca, metafora dell’inverno dell’anima. Sembra un Tenco che si è incontrato con Giovanni Lindo Ferretti in una notte nera. Non è un disco che fa gridare di gioia, ma fa pensare a come siamo fragili e indifesi, tipo le foglie sugli alberi di Ungaretti. Il fatto poi che esca ufficialmente il 25 dicembre, giorno dedicato alla finta felicità, è molto divertente, strano e ovviamente non è un caso, diavolo di un KRANK!