Strenne d’Alligatore: tanta musica indie per il 2014

di L'Alligatore

Recensioni
Strenne d’Alligatore: tanta musica indie per il 2014

anhima, 18anhima
Tornano gli anhima, rock-band fiorentina degli anni ’90, che (finora) ha raccolto meno di quanto meritasse. Forse perché tra i rocker italici di quel periodo, era la più autentica,  forse perché la fortuna va a casaccio, di certo la loro forza è intatta, e di gridare contro il cielo ne hanno una gran voglia. A partire dalla loro voce storica, Daniele Tarchiani. Ma basta parlarne al passato, gli anhima sono qui, con un disco nuovo, un best of riassuntivo dei loro primi due cd, con l’inserimento di nuovi pezzi.
L’apertura è un vero manifesto programmatico, “Orgoglio Punk” (il ritornello ti entra dentro al primo ascolto), contro le maschere e le falsità borghesi il sentirsi vivi con orgoglio (punk) e chitarre in gran spolvero. La chitarra sarà poi presente in modo massiccio in tutto il cd: vuoi nella rabbiosa “X.T.C.”, che racconta la droga in maniera per nulla banale/buonista/consolatoria, vuoi in “Vivo”, pezzo tirato e vitalistico (scritto in coppia con Piero Pelù), vuoi in “Dino in paradiso” rock e ritmo per raccontare una triste storia. Un disco tutto da ascoltare, con i pezzi scritti in tempi diversi ben amalgamati. Tra quelli nuovi adoro “Lolita” dal piglio cantautorale e di chiara origine letteraria, con parole esplicite e vere, e “Buon Natale Mr Dan” pop strano, pezzo sentimentale e filmico. Tra quelli vecchi “Fragole e sangue”, ispirata da quel cult-movie, e “Giuda Ballerino”, per le tastiere acide e l’accenno a Dylan Dog.  
Un modo per ritornare sulla scena, riordinare le idee, mettere insieme la banda come in quel famoso film con John Belushi, e ripartire con spettacolari live ed altri dischi. Molto bolle in pentola, mi ha detto Daniele nell’intervista sul mio blog. È una grande notizia per il rock italico: abbiamo ritrovato l’anhima. Per me disco dell’anno.

anhima, 18anhima – Edizioni musicali ABuzzSupreme/Audioglobe, 2013
Per saperne di più
https://www.facebook.com/pages/Anhima
Due parole con gli anhima” sul Blog dell’Alligatore

 

Cleo T., Songs of Gold & Shadow
Cleo T. è una nuova cantautrice francese sensibile e delicata, con una voce d’usignolo e un talentaccio genuino. Questo suo disco d’esordio, fortemente voluto, è nato dopo un periodo negativo, e pur avendo avuto una genesi travagliata, è riuscito ad uscire e ad essere presentato in tutta Europa (è stata in Italia ad inizio dicembre, con un sacco di date).
Undici pezzi celestiali, più una ghost-track scritta insieme a Robert Wyatt per chiudere degnamente l’album, “So Long Ago Yesterday”, piano e voce, anzi, vocalizzi magici che descrivono il vento e la luce tra le foglie. Triste, ma non abbattuta, come in tutti gli altri pezzi, introspettiva e capace di trasformare in oro le cose negative (la copertina parla chiaro). Come nel brano messo in testa al disco “I Love Me I Love Me Not”, il primo scritto per questo progetto, da cabaret fumoso stile Tom Waits, come “Dead and Gone”, melodrammatica voce/piano. “Kingdom of Smoke” è uno strano rock che vedrei bene in un film del primo Wim Wenders, “Whistles in the Night” ricorda Nick Cave per il suo essere doloroso, teso, intimo e struggente, come nell’unico pezzo cantato in italiano “Triste stella”.   
Prodotto in quel di Bristol da John Parish, uno che non si muove per niente, è, per stessa definizione di Cleo T., un rendez vous con se stessa. Direi che più perfetta definizione non poteva trovare.

Cleo T., Songs of Gold & Shadow – Folkwit Records/Audioglobe 2012
Per saperne di più
https://www.facebook.com/cleotmusic
Due parole con Cleo T” sul Blog dell’Alligatore

 

Delay Lama, Hablacablah
Genio e sregolatezza, questo è ciò che penso mentre ascolto il cd d’esordio dei Delay Lama “Hablacablah”, il primo titolo venuto loro in mente, e anche il verso che fanno quando preparano il live, per ordinare a se stessi di muoversi a montare e partire con il concerto. Non a caso, l’album è nato sui palchi dove si sono mossi in questi primi loro 4 anni di vita, e racchiude in sintesi il meglio di quanto provato.
La provenienza geografica dei tre è lontana (Trentino, Calabria, Croazia), quanto la loro indole musicale, ma in quel di Pisa hanno trovato modo di sintetizzare, tra elettronica e tastiere, voci e rumori, viola, sax, clarinetto, incontrando nella giovane label Technicolor Dischi il giusto interlocutore. Un universo musicale complesso il loro, difficilmente definibile, ma che pezzo dopo pezzo rivela tutto il suo fascino. Impossibile dividere “Hablacablah” in singoli brani, anche se colpisce molto la suite “Tortocollo e Japanther”, tristissima storia in sei momenti, che narra di un massacro a cui segue una giusta vendetta (viola celestiale).
Forte senso dell’umorismo, capacità musicale indubbie, la rabbia giovane ed una carica intellettuale notevole, fanno dei Delay Lama una delle belle novità di questo buon 2013. Avevano l’urgenza di dire delle cose, ci sono riusciti perfettamente. Attendiamo altre loro buone nuove.

Delay Lama, Hablacablah – Technicolor dischi, 2013
Per saperne di più
https://it-it.facebook.com/delaylamaproject
Due parole con i Delay Lama” sul Blog dell’Alligatore

 

Family Portrait, Lontano
Un gran bel modo di esordire, curando nei dettagli ogni singola cosa, dalla musica ai testi, dall’unitarietà del disco alla copertina, fino al video, misterioso e sexy, un lavoro impeccabile da far invidia a qualsiasi band a livello mondiale. Non scherzo, cercatelo in rete, il video di “Labirinto”, pop elettrico cantato a due voci, maschile e femminile (Gianluca Pierini dei Lettera 22 e la splendida vocalist della band, Emma Lambertucci).
Ma tutti i pezzi di “Lontano” meritano almeno un ascolto: dal sofisticato pop dell’intro “Sete”, con  vaghi echi degli U2 di “Discothèque” al gran finale di “Tracce”, con una vera e propria orchestra di ottoni a rendere il brano di un bel maestoso. Ed è questa la nota dominante del disco dei marchigiani Family Portrait, unire con semplicità la moderna elettronica, con strumenti da musica classica. Il risultato è sorprendete, grazie anche alla voce di Emma, in ogni canzone diversa, da vera interprete. “Favola”, è forse il pezzo che risalta di più, con la voce perfettamente accompagnata da una chitarra magica, ma si apprezza l’ironia e la cinematica di “Deserto”, e la dotta citazione cinematografica della title-track, con archi celestiali e “Deserto rosso” di Antonioni campionato.
Menzione speciale alla copertina, disegnata dal talentuoso Nicola Alessandrini, con un gatto psichedelico in un mondo fantastico al pari della musica della giovane band. Cercate in Rete altri suoi disegni, cercate in Rete i Family Portrait.

Family Portrait, Lontano – Autoprodotto, 2013
Per saperne di più
http://family-portrait.tumblr.com/
Due parole con i Family Portrait” sul Blog dell’Alligatore

 

Hobocombo, Moondog Mask
Nuovo geniale disco per questo magnifico trio, il secondo della loro vita artistica. The Magnetic sound of Hobocombo, per dire il nome completo dei tre, in “Moondog Mask”, omaggio nei suoni, stile, temi, immagini a Louis Thomas Hardin, in arte Moondog, compositore tanto eccentrico quanto straordinario, con barbone e vesti da vichingo (elmo e corna, si veda la copertina del disco), che si aggirava nelle strade della New York del secondo dopoguerra distribuendo poesie e suonando di tutto (in particolare strumenti creati/pensati da lui).
Gli Hobocombo sono così (in un brano suonano pure la trimba, strano tamburo triangolare inventato da Moondog), colorati ed eclettici, capaci di passare da un pezzo impegnato scritto da Robert Wyatt, “East Timor”, corale, semplice, nato dopo una conversazione alla radio, ad altri più spensierati di propria produzione come l’esotico “Desert Boogaloo”, con atmosfere cinema e ritmo ipnotizzante, i rock “Baltic Dance”, invocazione al sole nel gelido inverno del Baltico, e “To A Sea Horse”, diretto e a tratti western. Insuperabili nell’interpretare Moondog, come nell’iniziale “Theme and Variations”, introspettiva e dal battito animale, con l’inserimento magico  
delle launeddas, “Utsu”, con cori muti, contrabbasso, chitarre elettriche e il vero sapore tribale (Africa, Medio Oriente, Tibet), quintessenza del Moondog.    
Cura nel dettaglio, spirito internazionale, arrangiamenti sofisticati quanto semplici accanto al loro chitarra/contrabbasso/batteria: trimba, tromba, sintetizzatori e pianoforte, dayereh, flauto, glockenspiel …
Uno dei miei dischi preferiti di questo buon 2013 in musica.

Hobocombo, Moondog Mask – Trovarobato/Tannen/Audioglobe, 2013
Per saperne di più
http://www.hobocombo.com/
Due parole con Hobocombo” sul Blog dell’Alligatore

 

JoyCut, PiecesOfUsWhereLeftOnTheGround
Nuovo disco per i JoyCut, album internazionale e per gran parte solo musicale, anche se dire “solo” sembra una mancanza, e invece è un di più. “PiecesOfUsWhereLeftOnTheGround” (rigorosamente attaccato come ama scriverlo la band), è infatti un esperimento ben riuscito, un ininterrotto percorso di pop elettronico con passione/pressione. Qualcosa di ardito per la musica genericamente rock d’Italia, qualcosa tipicamente JoyCut.
Ben 15 pezzi, divisi in 3 sezioni contenenti 5 brani ciascuna, per concludere alla grande quella che il gruppo bolognese ha definito una “Tree”-Logia (vera e propria ecologia per il corpo e la mente, come pensano sia giusto loro, e anche noi, iniziata con “TheVeryStrangeTaleOfMr.Man”, proseguita con “PiecesOfUsWereLeftOnTheGround”, conclusa, con coerenza assoluta da questo “PiecesOfUsWhereLeftOnTheGround”.
Una prima parte riguardante il concetto di Passaggio denominata “I Used To Be A Plastic Bottle”, dove senti momenti tesi, lisergici, di rottura, seguita da un’altra denominata “Parega et Paralipomena”, concentrata sul nostro fare scomposto di fronte alle onde del destino e per questa più elettrica, tra classici suoni JoyCut-stile e altri più nuovi, per finire con il tema della Memoria e dell’Avvenire, “The Last Trees” (e qui mi basta citare “Berlin”, struggente frammento registrato al Museo Ebraico della città tedesca, dove il concetto di memoria e di avvenire s’incarna).
Registrato tra Bologna, New York e Düsseldorf, è un album che non ci fa rimpiangere di non essere stati giovani negli anni ’60/’70: si può sognare di volare come una farfalla anche oggi. “PiecesOfUsWereLeftOnTheGround”, ci indica la strada. Prendiamo il volo …

JoyCut, PiecesOfUsWhereLeftOnTheGround – Irma Records, 2013
Per saperne di più
http://www.joycut.com/