Scuola, cos’è successo questa settimana: l’accoglienza dei profughi ucraini e l’8 marzo

di Valerio Fiormonte

Scuola

L’8 Marzo, Giornata internazionale dei diritti della donna, è da sempre una delle ricorrenze più importanti che vengono celebrate sia nel nostro Paese che al di fuori.

In particolare, soprattutto negli ultimi anni la consapevolezza dell’importanza di questa giornata è stata sempre più sentita dalle generazioni di giovani studenti, che non hanno esitato a portare avanti iniziative e manifestazioni sul tema.

Ad esempio nel novembre dello scorso anno, per protesta contro il forte senso di mascolinità tossica presente all’interno dell’istituto Zucchi di Monza, gran parte degli studenti aveva lanciato l’iniziativa #Zucchiingonna: tutti coloro che parteciparono, sia maschi che femmine, vennero a scuola indossando la gonna.

Ad inizio del nuovo anno, invece, ha fatto molto clamore la vicenda di una professoressa che insultò una studentessa per il suo modo di vestirsi: anche qui, la risposta dei suoi coetanei maschi fu quella di indossare abiti da ragazze.

Per l’8 Marzo, infine, tra le iniziative più importanti c’è stata quella del Liceo Marchesi (Padova).

La rappresentante del collettivo studentesco, Anna Ghedina, ha infatti detto in un’intervista a Il Mattino di Padova che “ci teniamo a fare qualcosa di simbolico per l’8 marzo, dopo che lo scorso anno la giornata è passata in sordina; quando si va sull’argomento, poi, si finisce a parlare di feste, fiori e canzoni. Questa narrazione ci ha scocciato.

Sulla scia dei due episodi precedentemente citati, quindi, gli studenti e le studentesse sia del Marchesi che degli altri istituti che si sono uniti all’iniziativa hanno deciso di sfilare vestiti allo stesso modo, senza distinzione di genere.

Ha concluso poi la Ghedina: “Andare a scuola in gonna può essere banale ma è il primo passo per cambiare un’idea diffusa di cosa sia il rispetto: per noi non ha nulla a che vedere con i vestiti, ma con come ci si comporta”.

Guerra in Ucraina: manifestazioni e prime accoglienze

Alla manifestazione per la pace del 5 Marzo a Roma indetta, tra le varie associazioni, dalla Rete Italiana Pace e Disarmo hanno preso parte tantissimi studenti e studentesse.

In un comunicato comune, Unione degli Studenti, Link Coordinamento Universitario e Rete della Conoscenza hanno affermato che “ciò che in questi giorni accade in Ucraina è grave, come è grave ogni operazione di imperialismo in atto nel mondo, (pertanto) è prioritario garantire il diritto all’autodeterminazione di ogni popolo e chiediamo di avviare un percorso serio verso il disarmo, che significa prima di tutto lavorare di comune accordo per risolvere le disuguaglianze e le crisi che affliggono la società globale per rendere superfluo ogni ricorso alla forza armata e quindi qualsiasi necessità di produzione di armi. Chiediamo di non contribuire a morte e distruzione ma lavorare attraverso la diplomazia per salvare persone, e per risolvere un conflitto che rischia di generale una spirale autodistruttiva. Non c’è tempo per l’espansionismo e la tutela degli interessi privati di singoli stati, la comunità internazionale dovrebbe impegnarsi nel contrasto alla crisi climatica ed energetica, e nel tirare fuori dalla povertà milioni di persone in tutto il mondo!”.

Nel frattempo in questi giorni sono iniziate le prime accoglienze dei bambini ucraini nelle scuole italiane.

Sono stati una decina i primi bambini ad entrare in classe: di età compresa tra i 6 ed i 12 anni, hanno tutti trovato accoglienza nelle scuole della provincia di Bologna, in particolare a San Lazzaro.

Ognuno di loro, accolto con gioia e commozione da insegnanti e compagni, ha ricevuto un kit scolastico composto da zaino, penne, astuccio e quaderni, tutto donato dai cittadini di San Lazzaro.

La sindaca del paese, Isabella Conti, ha commentato dicendo che “erano molto emozionati, è veramente un primo giorno di scuola a tutti gli effetti, con in aggiunta il carico emotivo di quello che sta succedendo”.

Ha continuato poi dicendo che “tra qualche giorno avremo l’inserimento nella scuola dell’infanzia per i più piccoli e siamo certi che anche attraverso la scuola e il dialogo con i loro coetanei si possa far sentire questo senso di accoglienza”.