Smemopedia dei fumetti: I supercattivi

di Michele R. Serra

Smemopedia del fumetto - Storie di Smemo
Smemopedia dei fumetti: I supercattivi

Nella vita reale i buoni perdono spesso, ma nei fumetti (almeno in quelli, per fortuna!) è diverso. Tipo, nei fumetti dei supereroi i buoni vincono sempre, o quasi. Il che però non significa che i cattivi rinuncino a farsi sentire.

Ultra-Humanite: Il primo supercattivo?

Quando Superman era all’inizio della sua carriera, negli anni Trenta, combatteva contro ladri di polli o poco più. Poi nel 1939 gli autori Jerry Siegel e Joe Shuster decisero che era il caso di offrire alla loro super-creatura un nemico degno di questo nome. Così si inventarono Ultra-Humanite, uno scienziato pazzo che non era super-forte come Superman, ma super-intelligente, e poteva controllare con la sua mente altri corpi. In breve Ultra-Humanite fu abbandonato a favore di Lex Luthor, che sarebbe diventato la nemesi per eccellenza di Superman, ma ormai la strada era tracciata: se esistevano i supereroi, divevano esistere anche i supercattivi. Necessari gli uni agli altri come due facce della stessa medaglia. Ma questa cosa la spiega meglio di tutti uno dei più grandi supercattivi della storia del fumetto, cioè il Joker. E ovviamente la spiega a Batman.

Insomma, che i supercattivi siano necessari alla buona riuscita della carriera del supereroe è pacifico. Stan Lee amava dire che i supercattivi sono i personaggi più importanti nei fumetti dei supereroi. E di supercattivi ce ne sono veramente di tutti i tipi. Ci sono quelli che rappresentano un’immagine distorta, simmetricamente opposta rispetto all’eroe a cui si oppongono. Ci sono mutanti malvagi, scienziati pazzi, forze primordiali, mostri e perfino grandi incompresi, che non sono davvero cattivi ma finiscono per comportarsi come tali. E poi nel corso dell’evoluzione dei supereroi – soprattutto dagli anni Ottanta in poi, grazie al lavoro di autori come Frank Miller e Alan Moore – ecco i supercattivi sono diventati ancora più complessi, a volte antieroi più che veri e propri antagonisti. Un mondo intricato, vario… ma c’è una caratteristica che accomuna tutti i supercattivi. Tutti quanti.

Quello che distingue i supercattivi dai cattivi e basta, è che questi non si limitano a una cattiveria funzionale. Perché capita spesso che i supercattivi siano tanto potenti da potersi disinteressare completamente di un poliziotto qualsiasi, da poter distruggere un carro armato con un gesto della mano. E quindi potrebbero limitarsi a qualche cattiveria di medio livello, cavarsela così, magari con qualche rapina in banca, qualche furto di gioielli. E invece non si accontentano. La loro cattiveria diventa creativa, diventa a tema. Anzi di più, diventa arte.

Insomma, si capisce perché i supercattivi, alla fine, ci piacciono. In un universo come quello dei supereroi, che spesso sono superconservatori, c’è bisogno di qualcuno che si alzi la mattina con il solo desiderio di disturbare, di mettere in disordine l’ordine costituito, di rompere le scatole al mondo.