Tancredi: da Amici a Iride

di Laura Giuntoli

Le Smemo Interviste - News

Dopo l’esperienza da protagonista ad Amici 20 e il disco di platino con il brano super pop Las Vegas, che ha scalato la classifica Top50 di Spotify, Tancredi è pronto per presentare al mondo il suo primo disco, uscito lo scorso maggio. Il cantautore milanese, al secolo Tancredi Cantù Rajnoldi, conferma la sua abilità nella scrittura e mette a frutto l’esperienza del talent con IRIDE (Warner Music), una raccolta dei sui brani migliori, 7 pezzi scritti proprio nel corso della sua partecipazione ad Amici. Lo abbiamo intervistato!

Come nasce questo tuo primo disco?

Iride è nato durante il lockdown, la maggior parte dei pezzi è stato scritto in quel periodo. I primi brani, Alba e Bella, hanno inaugurato la mia collaborazione con Federico Nardelli e Giordano Colombo, con cui ho iniziato il mio percorso artistico. Gli ultimi lavori sono Balla alla luna e Iride, il pezzo che dà il nome al ep perché è la traccia più personale, che racchiude il concetto che volevo trasmettere con la mia musica. Un messaggio positivo: nonostante tutti gli sbagli e le difficoltà, se si pensa in modo positivo andrà sicuramente tutto meglio.
Quanto ha capito che la musica è la tua strada?
In realtà credo di non averlo ancora capito del tutto nemmeno adesso. Diciamo che ora sono convinto all’80% di poter fare questo nella vita, ma devo ancora scoprilo fino in fondo.
A parte Iride, quale altro brano del disco a cui sei più legato e ti rappresenta di più?
Sono molto legato a Balla alla luna,  l’ultimo pezzo che ho scritto. il più nuovo per quanto riguarda il mio percorso artistico perché è un mix di vari generi: ho sperimentato un ritmo nuovo, reggaeton mischiato alla trap. Mi sono divertito molto a giocare con le parole nel pre chorus e nel pre ritornello, come fossero uno scioglilingua.
Qual è la musica che ha fatto la differenza e chi ti ha ispirato?
Uno che mi ha ispirato tanto e che mi piace è Post Malone, l’ho scoperto in un suo concerto a Roma, è stato stupendo. Nell’ultimo anno ho apprezzato il nuovo disco di The Weeknd, poi una volta che tutti stavano seguendo la wave del synth ho lasciato stare, però le sue linee melodiche mi hanno ispirato. Poi c’è Drake, che è uno dei miei preferiti. Tra gli italiani mi piacciono Ernia, Rkomi, Lazza, Ghali e tutta la sfera rap / urban.
Cosa ti sei portato a casa di bello dalla tua partecipazione ad Amici? e cosa invece non ti è piaciuto?
Di buono mi porto tante cose, le più importanti sono una maggiore consapevolezza di quello che posso fare a livello artistico, e anche di quello che sono, perché indubbiamente stare in un contesto simile ti porta a conoscerti meglio e ad aprirti. E a sperimentare: già lo facevo ma lì come non mai ho approcciato un sacco di generi ai quali molto probabilmente non mi sarei neanche avvicinato. Cose brutte… forse lo stress: i tempi erano molto serrati e ci veniva richiesta una velocità a cui io non ero abituato.
In Iride canti: “andavo a scuola con i conati e non volevo starci”. Com’eri sui banchi?
Non ho avuto un bellissimo rapporto con la scuola, soprattutto i primi anni del liceo. Facevo veramente fatica ad andarci perché non mi sentivo a mio agio nell’ambiente. Frequentavo un ex collegio femminile, c’erano tante ragazze e pochissimi ragazzi, eravamo 4 su 23. Studiare forzatamente non mi faceva scattare la scintilla, per me le passioni non nascono con gli obblighi. L’ultimo anno però l’ho vissuto bene. Dopo ho frequentato il CPM (Music Istitute di Milano ndr), che ho abbandonato a metà del primo anno per via del Covid. Adesso mi aspettano lezioni private di canto, chitarra, pianoforte.
Tuo papà è il direttore creativo della Maison di Giorgio Armani da 25 anni. Che rapporto hai con la moda?
Indubbiamente dal punto di vista dello stile mio padre è un punto centrale. Mi ha trasmesso tanto, mi vesto più “da grande” ed è una caratteristica che vorrei di mantenere, in cui mi identifico. La moda l’ho sempre respirata, ho potuto vedere da vicino come funziona questo ambiente. Se non avessi inseguito il sogno della musica la mia alternativa sarebbe stata la moda, in futuro mi piacerebbe avere la possibilità di unire questi due mondi.
Qual è il tuo prossimo obiettivo?
Quando riaprirà tutto spero di fare i miei primi concerti. Non vedo l’ora! E poi vorrei già iniziare a scrivere il prossimo album.
Lasciaci una dedica sulla Smemo!
 “Certi particolari mi hanno reso ciò che sono \ E serve un battito d’ali per saldare i piedi a terra” da Leggi dell’Universo.
La tracklist di “IRIDE”:
  1. Alba

  2. Bella

  3. Fuori di testa

  4. Iride

  5. Las Vegas

  6. Leggi dell’Universo

  7. Balla alla Luna

Tancredi, classe 2001, nasce e cresce a Milano, in quella “Porta Romana bella” che continua ad avere come confini il centro di Milano e la periferia. Non si è mai estranei ai propri luoghi e porta nei suoi testi proprio la tensione di quell’aroma romantico e calmo che sa di albe e di attese e il non andarsi mai bene in un continuo muoversi tra la meraviglia e lo sconosciuto. E’ durante il liceo classico che Tancredi inizia a rifugiarsi nelle parole. Inizia ad immaginare storie silenziose che parlano di respiri, futuro, città, famiglia e fughe. Quando queste storie trovano la musica ecco che arrivano le battle, i primi riconoscimenti, i contest e l’ingresso nell’ambiente hip hop milanese. Scrive da solo Tancredi, ascolta artisti dell’underground d’oltreoceano e li rielabora con la raffinatezza di un diciannovenne che ha qualcosa da dire senza urlare. Ascoltare Tancredi ti porta proprio a sentire quella continua tensione tra il centro e la periferia di qualunque città del mondo.