Tartarughe ninja 2: Fuori dall’ombra

di Michele R. Serra

Recensioni
Tartarughe ninja 2: Fuori dall’ombra

Tartarughe ninja 2 (sottotitolato Fuori dall’Ombra) ci ricorda quali sono le fondamenta della saga dei Turtles. E cioè: parliamo di quattro fratelli-tartaruga-mutanti-ninja che vivono nelle fogne insieme a un ratto-sensei e si nutrono solo di pizza. Dunque è ovvio che questa non è una storia seria. E infatti in questo film le quattro tartarughe non si prendono mai sul serio. Tipo mai mai. E questo è un bene.

Inutile fare riassunti, i personaggi li conosciamo. Così come conosciamo il nome del produttore Michael Bay, uno dei golden boy di Hollywood, l’uomo degli incassi record e dei film più costosi, più grossi, più baracconi, più effettispecialosi che la storia americana ricordi. Da Armageddon alla serie di Transformers. Il suo tocco magico ha funzionato anche con il primo Tartarughe ninja, che ha incassato qualcosa come 500 milioni di dollari: figurati se non facevano il sequel. Che ovviamente rispetta la regola fondamentale dei Michael Bay-sequel: al secondo film devi spendere molti più soldi e far esplodere molte più cose. Il resto non è importante.

Intendiamoci, sarebbe sbagliato dire che non c’è una certa cura negli effetti speciali, (soprattutto nella costruzione dei mostri mutanti cattivi Rocksteady, Bebop e Krang, tutti grotteschi al punto giusto) o nella sceneggiatura che propone battute a raffica, identificando le quattro tartarughe come veri teenager.

Epperò nonostante la cura della produzione manca il cuore: storia, amore per i personaggi, rispetto per lo spettatore.

Perché guardare Tartarughe ninja – Fuori dall’ombra nel 2016 è come guardare un qualsiasi altro blockbuster hollywoodiano. Succedono esattamente le stesse cose che succedono, per dire, nel primo film degli Avengers, o in qualche episodio – non mi ricordo esattamente quale, ma non importa – dei Transformers. Sempre la stessa minaccia aliena da un’altra dimensione, lo stesso portale aperto con l’aiuto di un qualche scienziato, i palazzi che crollano, eccetera. Il tutto condito da scene d’azione troppo veloci per essere colte dall’occhio umano. Il risultato è a tratto simpatico, molto più spesso noioso.