La teoria del cigno nero

di Redazione Smemoranda

Giù la Maschera - Storie di Smemo
(Illustrazione di Andrea Lucca)

Ogni tanto mi capita di pensare a come, in certe situazioni, le mie azioni o le mie decisioni possano modificare il futuro degli eventi. Certo, detto in questo modo sembra quasi che io abbia in mano il potere di cambiare le sorti dell’umanità. Ovviamente non è così. Mi riferisco ad azioni che chiunque può fare per cambiare la propria routine, piccole cose che però possono poi avere una grande risonanza. Per esempio decidere di uscire di casa all’improvviso: magari così facendo finirai con l’incontrare la persona che cambierà la tua vita per sempre, chissà…
Ok, chiariamo una cosa. Questo discorso sembra una di quelle classiche cose che si dicono per convincere le persone a uscire, fare nuove amicizie e soprattutto trovare l’anima gemella. In effetti potrebbe essere considerata una banalità. E poi non capita di incontrare così facilmente qualcuno capace di cambiarti la vita. Vero. Ma è vero anche che fondamentalmente siamo pigri e supponiamo di sapere già come andranno le cose. Poi però, una volta deciso di restare a casa felicemente spaparanzati, non resta altro da fare che pensare a come sarebbero potute andare le cose se invece si fosse deciso di uscire. Ci sono tanti altri esempi di situazioni simili, tipo pensare, quando ormai il momento è passato, a ciò che si sarebbe potuto dire in una determinata circostanza per ribaltare le sorti di una conversazione.
Quello che facciamo in questi momenti è una considerazione retrospettiva rispetto un fatto preciso, nient’altro che tempo speso fantasticando su come sarebbero potute andare le cose. Non credo di essere l’unico a fare di questi pensieri. Ammettiamolo, tutti fantastichiamo e immaginiamo che piega avrebbero potuto prendere certe situazioni se solo avessimo fatto una scelta diversa. Ci piace pensare di avere il controllo sulle cose che accadono. Ma soprattutto, siamo convinti che anche le cose passate sarebbero potute andare diversamente se noi le avessimo previste per tempo.
Ecco.
Qui sta il fulcro di tutto il discorso: non è possibile prevedere proprio un bel niente. Ciò non è necessariamente negativo, anzi, da la possibilità al mondo di sorprenderci, nel bene e nel male.

C’è una teoria conosciuta col nome di Cigno nero: afferma che la vita è governata da eventi su cui non abbiamo il minimo controllo. Si chiama così perché in passato si era convinti che tutti i cigni fossero bianchi, finché un solo evento non cambiò la consapevolezza generale: l’avvistamento del primo cigno nero. Ciò rende fragile la conoscenza umana, visto che basta un solo elemento per distruggere quello in cui si è creduto per una vita intera. Un evento, affinché possa essere considerato un Cigno nero, deve possedere tre caratteristiche: deve essere impossibile da prevedere; dev’essere di grande importanza, generando un forte impatto sulla vita; infine, deve avere un’illusoria capacità retrospettiva di previsione, cioè si deve avere l’impressione che quell’evento potesse essere previsto.

Tutti abbiamo avuto un Cigno nero che, nel corso della vita, ha cambiato le carte in tavola. Vorrei raccontarvi quindi di un evento al quale ripenso spesso. Accadde tanti anni fa, ero ancora molto piccolo all’epoca, solo 2 anni.
Per farla breve, in seguito a un incidente dovetti andare in ospedale per una trasfusione. Il problema fu che il sangue utilizzato era sieropositivo, e così sono stato infettato dall’HIV. Non ci sono nato, come è successo alla maggior parte dei sieropositivi della mia generazione, è stato un imprevisto. Qualcosa che, col senno di poi, siamo sicuri si sarebbe potuto evitare. Ma, come abbiamo detto prima, questa è solo un’illusione. È facile pensare che si sarebbe potuto prevedere qualcosa che ormai è accaduto, credo che sia proprio per questo che ci ripenso spesso.
Di sicuro questo fatto ha avuto un grosso impatto sulla mia vita e su quella dei miei familiari. Nel paese in cui sono nato non c’erano le cure necessarie per tenermi in vita, quindi fu necessario per la mia famiglia partire, verso uno stato estero dove avrei potuto essere salvato. Devo molto a chi, oltre ad avermi dato la vita, mi ha dato anche la possibilità di sopravvivere a un male ingiusto.
Ma è possibile parlare di ingiustizia? Ingiustizia per cosa? Ingiustizia causata da uno scarso controllo medico? Forse. Il fatto è che di certo non sono io il colpevole… Ma, ehi, è assurdo che chi sia affetto da HIV senta spesso questo bisogno di giustificarsi, in quanto colpevole di qualcosa! Spesso sento storie di ragazzi che quando scoprono di essere sieropositivi si arrabbiano con i loro genitori, che considerano “colpevoli” della trasmissione. Ma per fortuna la realtà di oggi è che se ci si cura si possono avere figli sani e in maniera del tutto naturale, nel momento in cui si segue la terapia l’HIV non è più un pericolo di vita né di contagio. Il vero problema resta la disinformazione a riguardo, che a mio parere è anche la causa di una distorta percezione della colpa.

Il punto è che avere l’HIV non può essere considerato giusto o sbagliato: è una condizione. La vera difficoltà sta nell’accettare questa condizione e, come se non bastasse, sperare che anche gli altri lo facciano.
Una volta scoperto di essere sieropositivo non sapevo bene cosa fare, dopo avermi raccontato la storia della trasfusione e tutto il resto il primo pensiero che mi venne in mente fu: che sfiga! Poi crescendo, soprattutto durante l’adolescenza, mi sono spesso chiesto come sarebbero andate le cose se io non avessi mai contratto l’HIV. Sembrerà una banalità, mi rendo conto, eppure sono contento di essere dove sono. Ci sono persone e luoghi che sicuramente non avrei mai avuto occasione di conoscere se non fosse stato per quell’incidente. Ciò non significa che sono contento di essere sieropositivo, ma di certo mi pesa meno… anzi in realtà non mi pesa quasi per niente! Sono consapevole della mia condizione, mi curo e sto bene, ora non resta altro da fare che far sapere anche agli altri che l’HIV non è poi così terribile.

Le situazioni cambiano in base a come decidiamo di osservarle.
Aristotele diceva: “le cose non appaiono le stesse a chi ama e a chi odia”.

M.

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