Teresa Mannino porta in scena “Sono Nata il 23”

di Giovanna Donini

Recensioni
Teresa Mannino porta in scena “Sono Nata il 23”

Premessa.

Forse non dovrei essere io quella della redazione a scrivere un pezzo su Sono Nata il 23, il nuovo spettacolo di Teresa Mannino in tour in questi giorni in tutti i teatri italiani e fino al 15 marzo al Teatro Nuovo di Milano (poi Genova, Roma, Napoli). Forse, non dovrei essere io perché, io sono di parte. Troppo coinvolta. Teresa è una mia carissima amica e, soprattutto, ho scritto con lei questo spettacolo. Invece, qui, mi dicono, che proprio per queste ragioni il pezzo devo scriverlo io.

E, a questo punto, non mi tiro indietro. Però, lo faccio a modo mio. Non rispetterò, quindi, le regole da seguire per scrivere una buona (o pessima) recensione o una buona (o pessima) presentazione di uno spettacolo teatrale. Mettiamola così: dirò tutto quello che mi viene in mente, anche a casaccio, rispetto a questo lavoro teatrale e, in particolare, rispetto all’attrice che lo porta in scena.

I giorni di scrittura.

Sono stati giorni bellissimi.

Non saprei quantificarli. Un anno, sei mesi, trenta giorni di fila, gli ultimi dieci giorni, tutte le ore del giorno e della notte di una vita, anzi due, quella di Teresa e la mia. Non saprei quantificare il tempo passato a scrivere, a scavare dentro di noi, a raccontarci aneddoti legati alla nostra infanzia, a sviscerare le sue paure, le sue sfortune, i suoi piaceri, i suoi pensieri, i suoi ricordi, i suoi e i miei tradimenti, le nostre vendette. Non saprei quantificare il tempo passato ad osservare, vicine o lontane, la realtà che ci circonda, il mondo com’era e come è cambiato. I figli che eravamo e i genitori che siamo (o non siamo mai) diventati. Non saprei dire quanto, esattamente, ne abbiamo parlato. Quanti libri abbiamo letto. Quanto dolore abbiamo provato. Prima di scrivere. Prima di ridere. Prima di vivere. Quante cose, poi, abbiamo scritto e cestinato. So dire, però, con esattezza, che non abbiamo mai scritto a casa mia, ma (quasi) sempre a casa sua. Tra le sue cose. Nel traffico della sua vita. Nel bel mezzo di un trasloco. Nel via vai emozionale che sposta di continuo la vita di Teresa e, di conseguenza, anche la mia. La settimana a Palermo, per me, è stata la migliore. Non solo perché rivivendo i luoghi che hanno caratterizzato l’infanzia di Teresa ho scoperto molte cose di lei e della sua vita che ci hanno travolto (a tratti, anche stravolto) nella scrittura, ma anche perché, per sette giorni, abbiamo solo mangiato e scritto, mangiato e scritto, mangiato e scritto. E dormito. Mangiare e scrivere è la vacanza migliore che possa permettersi di fare uno che fa questo mestiere. Mangiare e scrivere. Riempirsi e svuotarsi. Accogliere, raccogliere e raccontare. Mettere in ordine e in disordine. Scomodare ricordi e fantasmi. Sono tutte cose che si fanno quando si fa questo mestiere. Credo.

Non saprei quantificare quante arancine, cassate, paste coi broccoli, broccoli e basta, melanzane e patate, melanzane e qualcosa, ci sono dentro a questo spettacolo, ma so che ci sono, anche se non si vedono.      

Ho messo la testa dentro la testa di Teresa, dentro le sue cose, dentro il suo armadio, dentro Palermo, e, con lei, ho pianto risate, ho pianto lacrime, ho pianto molto di gioia, di vita e di nostalgia. Perché l’infanzia che racconta Teresa, in questo spettacolo, era anche un po’ la mia e, forse, se verrai a vedere lo spettacolo, sarà un po’ anche la tua.

I giorni delle prove, prima del debutto il 22 gennaio a Cattolica.  

Teresa ha scelto Cattolica.

Teresa ha scelto la regista di Sono Nata il 23.

Sarà una donna. Dicono che sia una piuttosto dura ed esigente.

Io confermo.

La regista di Sono Nata il 23 sarà Teresa Mannino.

Credo che Teresa Mannino farà un gran bel c….a Teresa Mannino. Così, senza troppi giri di parole.

La regista ha scelto la scenografia dello spettacolo.

A Teresa piace moltissimo. Pure a me.

Si vede (o si intravede) Palermo. Porta Felice, i palazzi, la magia.

Lo scenografo è Alessandro Bassani.

Bravissimo.

Emoziona.

Il suo lavoro.

A Cattolica fa freddo e piove, ma gli abitanti sono gentili e calorosi.

Il mare ha spazio, si stende e si ritira nervoso.

Le colazioni in albergo sono abbondanti e sane.

Il ritmo di lavoro è intenso.

L’ansia sale a stretto giro.

Il debutto.

Dopo lo spettacolo Teresa cammina a testa bassa coperta da un cappuccio che limita la sua vista. Infatti, dopo pochi passi, va a sbattere contro un palo della luce. Perde la memoria.

Per qualche minuto non si ricorda più niente dello spettacolo che ha appena portato in scena. Degli applausi e dei complimenti ricevuti.

“Io, invece, mi ricordo tutto…dobbiamo cambiare la scaletta!” grida la regista Mannino, mentre Teresa si riprende con il ghiaccio.

Due mesi in giro per l’Italia.

Cattolica, Carpi, Lumezzane, Faenza, Saronno, Lugano, Brugherio, Bergamo, Varese, Taranto, Lecce, Bari, Pescara, Maiolati Spontini (An), Porto Sant’Elpidio, Verona, Bassano Del Grappa (Vi), Mestre (Ve), Bologna, Torino.

Ogni sera tutto esaurito.

Ogni sera è successo qualcosa di diverso.

Ogni sera lo spettacolo è cresciuto.

Teresa ha aggiunto e tolto pezzi, parole, battute.

Ha limato, cambiato, spezzato, tagliato, inventato. Come solo lei sa fare. Con l’attenzione di chi là sopra ci sa stare. Con l’amore e la passione per un lavoro che non tutti possono fare. In questo lavoro, infatti, non puoi barare: o lo sai fare o, prima o poi, lo devi mollare.

A Milano.

Dal 3 al 15 marzo Teresa sarà a Milano, al Teatro Nuovo.

Stasera Teresa debutta al Nuovo.

Io sento il cuore salirmi in gola senza controllo.

Non ho nemmeno il coraggio di chiederle come sta.

Come tutte le volte che Teresa sta per salire sul palco.

Sono terrorizzata.

Questa sera un pochino di più. Sarà perché è la nostra città d’adozione?

Non riesco nemmeno a dirle merda merda merda. La guardo. Non mi faccio vedere che la guardo e corro via, in fondo alla sala, vicino ai tecnici.

Fabio Franchi il responsabile tecnico che, da anni, segue Teresa in tour, dice che è uno spasso vedere lo spettacolo con me vicino, perché rido fuori tempo, rido fuori controllo, rido felice.

Teresa in sintesi ha queste caratteristiche.

Presenza scenica immensa.

Capacità infinita di improvvisare, in qualunque momento, con il pubblico, anche con quello più bizzarro e più indisciplinato.

Scelta intelligente degli argomenti che toccano il cuore e la pancia dello spettatore.

Infine, ecco un’analisi abbastanza obiettiva di Sono Nata il 23, di Teresa Mannino e Giovanna Donini, regia di Teresa Mannino.

Questo spettacolo è bellissimo.